POLITICA & SANITÀ

Liste d'attesa, arriva il controllore: Regioni pronte al braccio di ferro

Imminente la scelta del direttore dell'Organismo di verifica e controllo del ministero. Probabile si peschi nell'alta burocrazia di Lungotevere Ripa (dove sono in vista altri movimenti). Resistenze sul potere sostitutivo del Governo in caso di ritardi

Piccole e grandi manovre si incrociano in questi giorni in Lungotevere Ripa, sede del Ministero della Salute. Tra poco più di ventiquattr’ore scadranno i termini per presentare le candidature al posto di direttore generale dell’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria.

Un ruolo del tutto nuovo, così come è una novità – sia pure dalla gestazione travagliata e dai primi passi non privi di difficoltà – l’organismo voluto dal ministro Orazio Schillaci per verificare il rispetto e l’attuazione di tutte le norme in materia di liste d’attesa da parte delle Regioni.

Un medico al vertice

Tra i requisiti richiesti, oltre all’esperienza e alla conoscenza dei meccanismi tecnico-organizzativi di vertice del ministero della Salute, c’è anche la laurea in Medicina e chirurgia che, di fatto, taglia fuori tutti i manager di formazione giuridico-amministrativa e indirizza la scelta in maniera ben precisa. Il bando prevede inoltre che “saranno valutate le manifestazioni di interesse dei dirigenti di I e II fascia del ministero della Salute e dei dirigenti del ruolo sanitario del ministero (…)”.

Risiko al dicastero

Ed è proprio all’alta burocrazia ministeriale che sembra doversi guardare per intravedere la provenienza del futuro direttore generale. Anche perché altri movimenti sembrano profilarsi nelle posizioni di vertice, alcune molto vicine al ministro, e questa nuova casella potrebbe tornare utile per cambiarne e risistemarne altre. Uno stipendio che sfiora i 200mila euro e una scommessa tutta da giocare, con gli occhi puntati addosso, compresi quelli non sempre benevoli delle Regioni, che sull’organismo di verifica e controllo avevano avuto non poco da ridire al momento della sua presentazione.

Momenti di forte frizione tra i governatori e il ministro si erano vissuti mesi addietro sulla questione dei poteri sostitutivi, ovvero sulla possibilità data al Governo di sostituirsi alle Regioni nel caso in cui queste si rendano responsabili di ritardi o inadempienze rispetto agli obiettivi indicati nel decreto del ministro.

Regioni sul chi va là

Le Regioni avevano chiesto maggior rispetto per la loro autonomia e, dopo settimane di trattative, nel luglio dello scorso anno si era arrivati a un’intesa, con una riformulazione del testo che chiarisce il perimetro dell’esercizio del potere sostitutivo, attuabile in riferimento a singoli atti o provvedimenti considerati necessari all’obiettivo di abbattimento delle liste d’attesa.

Era stata inoltre definita una tempistica chiara sia per la fase di contraddittorio tra ministero della Salute e Regioni, sia per quella di esecuzione che, essendo attorno ai quattro mesi, a detta di non pochi risulterebbe troppo lunga rispetto alla necessità di dare risposte rapide ai cittadini sui tempi di attesa.

Attesa per i numeri

L’imminente nomina del nuovo direttore e l’auspicabile entrata in funzione a pieno regime dell’organismo si incrociano con i primi dati sui tempi di attesa rilevati dalla piattaforma dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la cui presentazione è prevista per maggio. Numeri, quelli attesi da Agenas – il cui nuovo direttore, Angelo Tanese, ha di recente incontrato tutti i direttori regionali della sanità – che potrebbero confermare o smentire cifre e versioni dei fatti troppo spesso contrastanti rispetto ai disagi lamentati dai pazienti.

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