Sanità privata, guerra del budget
nel Piemonte terra di conquista
Stefano Rizzi 07:00 Giovedì 09 Aprile 2026
Il fondo per "comprare" prestazioni bloccato dal bilancio non in equilibrio della Regione. I gruppi in agitazione per il rinnovo dell'accordo che spartisce le risorse. Intanto grandi player si muovono per comprare o vendere cliniche e ambulatori
Chi sfora il budget e chi non riesce a impiegare tutte le risorse; chi si guarda attorno per comprare e chi è pronto a vendere; chi guarda alla casa madre Oltre Ticino e chi intravvede sulla riva del Po terreno di sviluppo. C’è tutto questo, e non poco altro ancora, nella sanità privata che lavora per il servizio pubblico in Piemonte.
Mille variabili vorticano attorno a un punto fermo che è poi l’ennesima conferma dello stato, assai grave, dei conti: non essendo in equilibrio di bilancio – anzi, essendone sempre più lontano – il Piemonte non può aumentare neppure di un euro il tetto di spesa fissato ormai da tempo in poco più di 698 milioni e mezzo.
Non un euro in più
Su quella cifra – con cui, al contrario delle Regioni economicamente in salute, cui è concesso un ritocco in aumento fino al 3%, il Piemonte dovrà fare i conti anche in futuro – si consuma una battaglia non dichiarata tra i vari gruppi privati, dove non manca chi mira ad aumentare la parte assegnatagli, provando ovviamente a ridurla agli altri.
La torta è quella: non resta che tentare, al momento opportuno, di aumentare le dimensioni della propria fetta a scapito altrui. Il momento è quello della trattativa che periodicamente – di solito ogni tre anni – viene intavolata dalla Regione con le principali associazioni di rappresentanza della sanità privata accreditata. Memorabili quelle che, in un passato non troppo lontano, vedevano l’allora direttore regionale della Sanità, Fulvio Moirano, ai tempi della giunta di Sergio Chiamparino, tenere il punto per settimane, in estenuanti bracci di ferro degni dell’autunno caldo.
L’accordo attuale, siglato a dicembre 2024, scadrà a fine anno e già, nell’ambito privato sia laico sia di matrice cattolica, con le rispettive sigle di rappresentanza Aiop e Aris, sembrano delinearsi fronti interni divisi sul da farsi: ridiscutere un nuovo accordo o prorogare di un anno l’attuale, viste le attese modifiche delle tariffe relative ai ricoveri da parte del ministero. Già su questo punto le prospettive cambierebbero, e non poco, visto che una proroga lascerebbe intatta l’attuale suddivisione del fondo.
Chi avanza e chi sfora
Non a caso c’è chi, dati del 2025 alla mano, fa notare come lo scorso anno vi siano state strutture che non hanno utilizzato completamente le risorse assegnate (che, se non utilizzate, ovviamente non vengono erogate) e chi, invece, abbia sforato non poco il tetto stabilito.
Nel primo caso, una delle spiegazioni adombrate da chi preme per una nuova ridistribuzione conduce allo scenario in cui alcune cliniche o gruppi avrebbero privilegiato le prestazioni a pagamento – magari con tempi più brevi – rispetto al lavoro svolto per conto del servizio pubblico. Vero o no? Tattiche e strategie si intrecciano in una partita che vale molti milioni.
Se c’è chi, come tra gli altri la Clinica Eporediese del Policlinico di Monza, non ha utilizzato circa un paio di milioni del budget, al contrario altri lo hanno sforato pesantemente. È il caso della Fondazione del Piemonte per l’Oncologia, ovvero l’Istituto di Candiolo, che sfiora gli 8 milioni oltre il tetto assegnato. Le regole, in questo caso, sono chiare e non prevedono la copertura da parte della Regione di questa spesa oltre il limite, anche se naturalmente giustificata da prestazioni erogate.
C’è un precedente simile, emerso proprio nella primavera del 2024, quando per le prestazioni relative al 2022 e 2023 il gruppo Habilita – con la clinica Villa Igea di Acqui Terme e I Cedri di Fara Novarese – chiese alla Regione circa 10 milioni per prestazioni effettuate oltre il limite fissato.
I paletti della Regione
Altri circa 5 milioni erano stati reclamati dal gruppo Humanitas. Nel primo caso il contenzioso con il grattacielo è ancora aperto, mentre per il secondo sarebbe arrivato il no della Regione senza ricorrere alle vie legali. In entrambi i casi, comunque, quelle prestazioni non sono state pagate.
Cosa accadrà per Candiolo resta tutto da vedere, anche se una buona parte dei servizi extra-tetto sembrerebbe riconducibile a prestazioni erogate nell’ambito di piani predisposti dalle Asl per pazienti oncologici e, quindi, la questione potrebbe essere affrontata diversamente. Ad oggi, la direzione regionale della sanità, in capo ad Antonino Sottile (che di Candiolo è stato direttore generale), mantiene la linea del diniego al pagamento per quanto eccede il budget e non si intravedono segnali di un cambio di rotta, almeno dal vertice tecnico.
In questo scenario, dove richieste e tensioni sono destinate ad aumentare con l’avvicinarsi della scadenza dell’accordo triennale, entrano anche cambiamenti in corsa, come quello che riguarda la Nuova Casa di Cura Sant’Anna di Casale Monferrato, del gruppo guidato da Giacomo Brizio, che annovera anche la Casa di Cura Città di Bra. Al momento del riparto dei budget la clinica non era accreditata per le specialità e le prestazioni che sono invece state assegnate di recente, con ripetuti annunci da parte dell’ex sindaco di Casale, Federico Riboldi, nel frattempo diventato assessore regionale alla Sanità. Anche in questo caso, una ragione a sostegno di chi chiede di rivedere la spartizione della torta, con fette di dimensioni diverse rispetto a quanto deciso tre anni fa?
Dimensioni che pesano anche su ciò che, nel frattempo, si sta muovendo nella sanità privata piemontese. La mobilità passiva, seppur leggermente ridimensionata negli ultimi tempi, continua a raccontare di una migrazione significativa, soprattutto verso la Lombardia. Ed è proprio lì che i gruppi più grandi e potenti della sanità privata, non di rado, guardano al Piemonte come bacino da cui attrarre pazienti da condurre oltre il confine regionale.
Molla Exor, Alfano osserva
Nulla di certo, tantomeno confermato – come spesso accade in questi casi – ma nell’ambiente, non molto tempo fa, era stata notata una certa attività da parte del gruppo San Donato della famiglia Rotelli per sondare il terreno in vista di possibili acquisizioni di strutture ambulatoriali. Se il più grande gruppo nazionale – che annovera tra le sue strutture anche il San Raffaele, presieduto dall’ex ministro Angelino Alfano – abbia rinunciato o sia ancora all’opera, non è dato sapere.
E se Exor, dopo iniziali prospettive di grande respiro, pare aver deciso di rinunciare a un suo ingresso nel mondo della sanità, sul fronte dei potenziali acquirenti ci sarebbe Narval Investimenti (ex Ersel) della famiglia Giubergia, già proprietaria dell’ospedale Koelliker e di alcuni poliambulatori.
Si parla di passati contatti con la famiglia De Salvo per l’acquisto di strutture del Policlinico di Monza, in particolare della storica clinica torinese Pinna Pintor. Nei piani dei De Salvo, la Pinna Pintor sembrerebbe destinata a restare nel patrimonio del gruppo che, a quanto risulta, sarebbe comunque in trattativa con più di un potenziale acquirente per la cessione – con percentuali variabili – di altre cliniche. Tutte, eccetto il Policlinico di Monza, sul territorio piemontese.


