ECONOMIA DOMESTICA

"Nessun lockdown energetico":
la Regione rassicura i piemontesi

L'assessore all'Ambiente Marnati risponde alle preoccupazioni degli industriali e delle associazioni di categoria, per il blocco dello stretto di Hormuz. "Tema dei prezzi resta, ma il carburante da noi arriva per altri canali". Avanti con le gare per l'idroelettrico

Le tensioni internazionali causate dalla guerra tra Usa e Iran, con la chiusura dello stretto di Hormuz non ancora scongiurata dalla tregua, agitano i mercati di tutto il mondo e fanno tremare le associazioni di categoria piemontesi, che evocano scenari da «peggio del Covid». Ma dalla Regione arriva una risposta netta che prova a calmare gli animi: il Piemonte non è esposto al rischio di un lockdown energetico, perché la stragrande maggioranza dei suoi approvvigionamenti segue rotte che nulla hanno a che vedere con la crisi nel golfo persico.

La versione dell’assessore

A dirlo è Matteo Marnati, assessore leghista all’Ambiente nella giunta guidata da Alberto Cirio, a seguito delle verifiche dirette con i soggetti che gestiscono la filiera dei carburanti sul territorio regionale. «La stragrande maggioranza dell’approvvigionamento non passa dallo stretto di Hormuz, ma ha altri canali», ha dichiarato Marnati, citando paesi fornitori come Azerbaigian, Egitto e Algeria. Un caso emblematico è quello dell’aeroporto di Caselle, che si rifornisce di carburante dall’Egitto e che, stando alle verifiche dell’assessore, non registra cancellazioni né ridimensionamenti di voli. Altrettanto tranquillizzante il quadro della raffineria Ip di Trecate, che continua a lavorare a pieno regime raffinando anche una quota di biocarburante pari al dieci per cento del totale.

Peggio del Covid

Il fronte delle preoccupazioni è reale: Confindustria e le altre associazioni datoriali avevano sollevato l’allarme nei giorni scorsi, temendo che una perturbazione nelle forniture di energia potesse avere effetti devastanti sull’apparato produttivo piemontese, con paragoni espliciti alla stagione dei lockdown da pandemia. Marnati non sottovaluta il tema, ma separa con nettezza il problema della disponibilità delle forniture da quello dei prezzi. «Non c’è nessun rischio di lockdown energetico in Piemonte», ha ribadito, «è un problema che riguarda altri paesi europei. Resta il tema del prezzo, ma quello purtroppo è dettato dalla speculazione finanziaria, e stiamo cercando di ovviarlo spingendo sulla rete idroelettrica».

Puntare sull’idroelettrico

Sulla stessa linea l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, che ha ricordato come le gare sull’idroelettrico rappresentino «il fulcro della capacità della Regione di intervenire a sostegno delle imprese sul fronte energetico». Tronzano non ha escluso nemmeno il nucleare, indicandolo come una strada da percorrere in sinergia con il governo nazionale, pur riconoscendo che il dossier energia dipende in larga misura dalle scelte nazionali ed europee, più che da quelle regionali.

Il ministro riferisca

Sul piano istituzionale, Marnati ha già avanzato una richiesta formale al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – anch’egli piemontese – Gilberto Pichetto Fratin, attraverso la Conferenza delle Regioni, affinché il governo informi le regioni sull’evoluzione della situazione. Pichetto Fratin, dal canto suo, ha confermato che al momento non esistono rischi per le forniture nazionali e che non vi è la necessità di riaprire le centrali a carbone.

Cabina di regia

In parallelo, Marnati ha annunciato la costituzione in tempi brevi di un’unità di monitoraggio regionale dedicata alla crisi energetica, con il coinvolgimento delle società petrolifere e degli snodi strategici di trasporto del Piemonte. Lo strumento servirà a tenere sotto controllo l’andamento degli approvvigionamenti e a consentire interventi tempestivi nel caso in cui la situazione internazionale dovesse deteriorarsi. Per ora, però, il messaggio dal Grattacielo è chiaro: il Piemonte può stare tranquillo e non necessita di misure straordinarie.

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