Piemonte, fiducia in frenata: schizzano i costi, meno utili
12:00 Giovedì 09 Aprile 2026Produzione e occupazione restano positive (+3,0% e +5,0%), ma redditività in picchiata (-10,7%) e l’export resta negativo (-5,5%). A Torino investimenti scendono al 72%. Reggono Asti (+8,1%) e Biella (+7,5%), in difficoltà Vercelli (-4,2%) e Alessandria (-3,1%).
Crescono le incertezze, tengono produzione e occupazione, ma sempre meno capace di assorbire gli urti di uno scenario internazionale che torna a farsi preoccupante. È questa la fotografia dell’economia piemontese nel secondo trimestre 2026: gli ordinativi si affievoliscono mentre redditività ed export peggiorano sensibilmente. Inoltre, la guerra in Iran irrompe nelle aspettative delle imprese e riporta al centro una variabile destinata a condizionare pesantemente il sistema: l’instabilità geopolitica.
L’indagine del Centro Studi dell’Unione Industriali Torino, condotta a marzo su oltre 1.200 imprese del sistema confindustriale piemontese, restituisce così un sistema produttivo che non arretra, ma entra in una fase più complessa, in cui la crescita si fa più fragile e selettiva.
Crollo della redditività
Nel complesso regionale le imprese continuano a indicare aspettative positive per occupazione e produzione, rispettivamente al +5,0% e al +3,0%, valori sostanzialmente in linea con il trimestre precedente. Anche gli ordinativi restano in territorio positivo, seppur di poco (+0,9%).
Il vero punto di rottura è però la redditività, che scivola a -10,7%, segnando un’inversione netta dopo mesi di stabilità. È qui che si misura l’impatto reale delle tensioni internazionali: non tanto nei volumi, quanto nella capacità delle imprese di trasformare l’attività in margini.
A pesare è soprattutto il ritorno dei costi. Oltre il 70% delle aziende prevede aumenti legati a materie prime, logistica ed energia, con un picco dell’85% nel comparto energetico. Un dato che fotografa con precisione il cambio di clima: la produzione tiene, ma diventa più costosa e meno redditizia.
Anche l’export continua a rappresentare una zavorra, con un saldo negativo (-5,5%) che si prolunga ormai da dodici trimestri consecutivi.

Investimenti meno espansivi
Nonostante il contesto, le imprese non smettono di investire, ma cambiano atteggiamento. La quota di aziende che prevede investimenti scende al 74,6%, mentre cala anche la percentuale destinata a nuovi impianti (23,9%).
Il sistema produttivo resta comunque attivo: il tasso di utilizzo degli impianti si mantiene stabile al 77%, segnale che la capacità produttiva non è in contrazione. Anche il ricorso alla cassa integrazione si riduce all’8,8%, pur restando più elevato nel manifatturiero.
Nel frattempo, non emergono particolari tensioni sul fronte finanziario: tempi di pagamento e ritardi negli incassi restano sostanzialmente invariati, confermando una tenuta della liquidità aziendale. È un sistema che continua a muoversi, ma con una crescente attenzione al rischio.
Torino resiste, ma perde intensità
Nel capoluogo il quadro resta positivo, ma il rallentamento è evidente e diffuso. L’occupazione si attesta al +3,8%, la produzione al +3,3% e gli ordini al +2,0%, tutti in calo significativo rispetto al trimestre precedente. La redditività scende in territorio negativo (-7,4%) e anche l’export peggiora (-6,1%), confermando una dinamica ormai consolidata.
Sul fronte degli investimenti si registra una frenata più marcata rispetto alla media regionale: il 72% delle imprese prevede spese, in calo dal 77,3%, mentre si riduce anche la quota destinata ai nuovi impianti. Si attenua invece il ricorso alla cassa integrazione, che coinvolge il 10,8% delle aziende, mentre resta stabile l’utilizzo degli impianti al 76%. Torino, insomma, continua a tenere, ma non imprime più la stessa spinta del recente passato.

Province a due velocità
È nella lettura territoriale che emergono le differenze più nette. Il Piemonte non si muove in modo uniforme e la mappa delle attese sulla produzione restituisce un quadro a più velocità.
Le prospettive più solide si concentrano in alcune aree ben definite. Asti conferma un andamento positivo con un saldo dell’8,1%, mentre Biella cresce fino al +7,5% e Verbania si attesta al +7,7%. Anche Cuneo (+4,0%) e il Canavese (+3,3%) mostrano segnali di tenuta, così come Torino, pur in rallentamento. Più prudenti le attese a Novara, dove il saldo scende allo 0,9%, segnalando un quadro di sostanziale stabilità ma senza slancio.
Restano invece in difficoltà le province di Vercelli (-4,2%) e Alessandria (-3,1%), che continuano a registrare aspettative negative, anche se meno accentuate rispetto al trimestre precedente. Ne emerge una regione divisa, in cui la capacità di crescita dipende sempre più dalla struttura produttiva locale e dall’esposizione ai mercati internazionali.
La zavorra dell’automotive
Il manifatturiero, che rappresenta circa il 70% del campione, mostra un andamento complessivamente positivo ma fortemente disomogeneo. La produzione si attesta al +2,9%, con nuovi ordini praticamente stabili e occupazione in crescita (+5,2%). Tuttavia, anche qui la redditività resta negativa e l’export continua a soffrire. Il comparto più in difficoltà è la metalmeccanica, in particolare automotive e macchinari, che registra un saldo negativo (-3,5%) ormai da undici trimestri consecutivi.
A trainare sono invece altri settori: il cartario-grafico, il tessile-abbigliamento, l’edilizia e il chimico mostrano segnali di recupero, mentre alimentare e gomma-plastica mantengono un atteggiamento più prudente. Il dato che emerge è quello di una trasformazione in corso, con alcuni comparti tradizionali in affanno e altri in fase di consolidamento.
Il terziario rallenta
La vera novità riguarda però i servizi. Per la prima volta dalla pandemia si registra un rallentamento generalizzato di tutti gli indicatori. Le attese restano positive, ma calano sensibilmente: oltre 15 punti per produzione e redditività, più di 11 per gli ordini e 9 per l’occupazione. A pesare sono soprattutto i settori più esposti alle dinamiche internazionali, come il trasporto merci e persone e il commercio-turismo, entrambi in territorio negativo.
Al contrario, tengono i servizi ad alto valore aggiunto, come Ict e servizi alle imprese, che continuano a mostrare prospettive favorevoli. È un segnale chiaro: il terziario non è più un blocco omogeneo, ma riflette sempre più le tensioni del contesto globale.

Serve una politica industriale
In questo scenario sospeso, le imprese chiedono una risposta politica. Il presidente dell’associazione di via Fanti Marco Gay sottolinea la necessità di un’Europa più incisiva, capace di mettere al centro industria, energia e innovazione: “È questo l’unico modo per evitare un vero e proprio shock per aziende, lavoratori e famiglie, rilanciando sin da ora la nostra economia”. Il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto richiama l’urgenza di decisioni rapide e coordinate per evitare effetti di lungo periodo sull’economia: “È il momento di agire, non possiamo perdere nemmeno un minuto”.


