Sanità in Piemonte a rischio crollo. Grande fuga di medici e infermieri
Stefano Rizzi 14:51 Giovedì 09 Aprile 2026Tra il 2019 e il 2025, nei 6 anni del centrodestra, il personale sanitario è calato di 1.843 unità, mentre a crescere sono i passivi previsti delle Asl. Duro attacco del Pd alla giunta Cirio: "Ignorati tutti i campanelli d'allarme". Ecco il DOSSIER
“Un edificio pericolante da cui in tanti cercano una via d’uscita”. È questa l’immagine del sistema sanitario piemontese agli occhi del Partito Democratico. I numeri, impietosi quanto reali, non raccontano soltanto – e già sarebbe troppo – di bilanci di previsione delle aziende sanitarie sempre più in rosso, vicini al miliardo di euro (879 milioni, per la precisione).
Non solo – e anche in questo caso ci sarebbe già da mettersi le mani nei capelli – tempi di attesa ancora troppo lunghi. I dati attestano e descrivono anche quella fuga di personale – “un’emorragia costante di competenze e professionalità” – che l’opposizione denuncia e documenta nel dossier presentato nelle scorse ore dai vertici regionali del Pd a Palazzo Lascaris.
Dimissioni in crescita
“Anche quest'anno emerge, dai dati raccolti tramite una mia richiesta di accesso agli atti, che la sanità pubblica è in affanno e si regge unicamente sul sacrificio quotidiano del personale”, spiega Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità, che ha presentato lo scenario insieme alla capogruppo Gianna Pentenero e al segretario regionale del partito Domenico Rossi.
“Da un lato vediamo il personale diminuire e le dimissioni aumentare. Dall'altro, si continua ad assumere a tempo determinato o con strumenti precari, senza un disegno complessivo. Non possiamo continuare a ignorare questo grido d’allarme – sostiene il consigliere regionale, ormai da tempo assessore-ombra, sempre più ai ferri corti con quello ufficiale, Federico Riboldi, pronto a tacciare ogni rilievo (da qualunque parte provenga) come persecuzione politica –: serve sbloccare subito le assunzioni, rafforzare gli organici, che dal Covid in poi si sono progressivamente ridotti, e smettere di chiedere l’impossibile a chi lavora in corsia”.
Da angeli a dimenticati
Dai banchi del Pd viene ricordato come “solo qualche anno fa i medici erano i nostri angeli durante la pandemia, ma ora sono costretti a lavorare in condizioni di forte stress che spingono molti a lasciare il sistema pubblico e che mettono a rischio anche la qualità e la sicurezza dell’assistenza sanitaria, con liste d'attesa fuori controllo e crescenti percentuali di persone costrette a rinunciare alle cure o ad attivare percorsi di tutela”.
E proprio sulle liste d’attesa e sulle aspettative per i dati che a maggio dovrebbero essere resi noti dal ministero e dall’Agenas si incrociano, a distanza, le parole del Pd piemontese con quelle della premier Giorgia Meloni, che alla Camera ha ricordato proprio l’attesa per quei numeri. Numeri che, con ogni probabilità, riserveranno sorprese anche a chi, fino a oggi, pur ammettendo il problema, ne ha forse dato una rappresentazione meno cruda rispetto alla realtà.

Allarmi ignorati
I numeri, si diceva: “Nel 2025 il 55% dei medici e il 43% degli infermieri che hanno lasciato il servizio sanitario pubblico lo hanno fatto dimettendosi. È il segnale evidente di un disagio profondo”. Per il Pd, “si può discutere sui numeri totali, ma è innegabile – sostiene il segretario regionale Rossi – che sotto il governo del presidente Alberto Cirio stiamo assistendo a un vero e proprio esodo: dal 2019 al 2025 il saldo del personale è negativo per 1.843 unità, con 1.036 medici e oltre 1.100 infermieri in meno. Lo denunciamo da anni, così come fanno i sindacati, ma la verità è che questo fenomeno è semplicemente ignorato. La giunta si comporta come se fosse normale, ma non lo è”.
Il richiamo a rapidi interventi sui contratti, a iniziative per non disperdere competenze e professionalità e a migliori condizioni di lavoro: c’è questo e altro nel messaggio che dall’opposizione viene rivolto a chi ha nelle mani il governo della sanità piemontese.

Liste d’attesa
Tornando a porre l’attenzione sui tempi di attesa, Rossi sostiene che “si delinea un contesto in cui parlare di riduzione delle liste d’attesa è semplicemente irrealistico. Senza personale, i servizi non possono funzionare e sempre più cittadini sono costretti a rivolgersi al privato per ottenere cure in tempi accettabili: una possibilità che non tutti possono permettersi”.
Da qui la necessità di “un cambio di passo immediato, prima che il sistema pubblico perda definitivamente la capacità di garantire il diritto alla salute. La crisi è nazionale, è vero, ma in Piemonte i dati sono preoccupanti e chi governa si occupa di alimentare la propaganda – con evidente riferimento all’assessore di Fratelli d’Italia – invece di gestire e provare a risolvere i problemi”.

I “desiderata” di Riboldi
Anche oggi l’effetto boomerang di alcune esternazioni del “federale della sanità” non si è fatto attendere: troppo ghiotta l’occasione offerta su un piatto d’argento alla minoranza. Tant’è che anche la capogruppo affonda il colpo, ricordando l’improvvida spiegazione data da Riboldi su quei preventivi in profondo rosso: “Nei conti che ci hanno presentato, quelli che l’assessore chiama i desiderata, ci sono esigenze reali per pagare il personale e rispondere ai bisogni. Ma così – denuncia Pentenero – i conti non tornano”.
Poi l’immancabile chiosa su una politica che “non valorizza il pubblico, con la concorrenza della sanità privata che diventa aggressiva e si avvantaggia”. I numeri sono lì, nelle tabelle che scrivono nuove pagine del cahier de doléances della sanità piemontese. O, per restare in tema, una diagnosi con prognosi riservata.
La Regione: "Ricostruzioni fantasiose"
Diametralmente opposta la versione della Regione che, con l’assessore Riboldi nel giro di alcune ore replica duramente: “Suggeriamo al Pd e al consigliere Valle, la prossima volta che desiderano avere il dato aggiornato sulla consistenza del personale sanitario in Piemonte, di chiedere i dati all’Osservatorio che è il luogo dove, insieme ai sindacati, viene monitorato l’andamento delle assunzioni, sulla base di un target condiviso che fissava a 2000 il numero di lavoratori in più nella sanità pubblica rispetto al 2023. Un risultato – aggiunge Riboldi - praticamente raggiunto: al 31 gennaio 2026, nella sanità piemontese lavorano 1992 persone in più rispetto al 2023. Questi sono i numeri certificati, i dati comunicati dal Pd sono invece il frutto di sommatorie quantomeno fantasione e, forse volutamente, parziali”. Il titolare della Sanità nella giunta Cirio ricorda inoltre che “se da un lato infatti nelle cessazioni vengono conteggiati sia i tempi determinati, sia gli indeterminati, nel conteggio delle assunzioni si considerano solo le assunzioni a tempo indeterminato e non quelle a tempo determinato che abbiamo attivato anche su richiesta delle organizzazioni sindacali per consentire il reclutamento dei professionisti più giovani”.


