ECONOMIA DOMESTICA

Stellantis inverte la rotta: +9,5%.
Ma non è ancora fuori dal tunnel

Nel primo trimestre 2026 la produzione italiana cresce del 9,5% a 120mila veicoli, spinta dal +22% delle auto grazie a 500 ibrida e Jeep Compass; calano però i commerciali (-5,8%). Il traguardo delle 500mila unità annue dipende dal nuovo piano industriale

Inverte la rotta la produzione italiana di Stellantis e lo fa con numeri che, almeno sulla carta, segnano una discontinuità rispetto al recente passato. Nel primo trimestre 2026 le fabbriche italiane del gruppo hanno sfornato 120.366 veicoli, con un aumento del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le unità si fermavano a 109.900. A certificare il dato è il report della Fim-Cisl, illustrato a Roma dal segretario generale Ferdinando Uliano.

Il segno più torna dunque dopo due anni di contrazione pesante, che avevano visto la produzione quasi dimezzarsi rispetto al picco delle 751.384 unità del 2023. Ma parlare di ripresa strutturale sarebbe prematuro: i livelli restano lontani sia dal 2024 sia, soprattutto, dall’ultimo anno “normale” prima della crisi.

Il 2025, definito “un anno nero” dal sindacato, aveva segnato il punto più basso: meno di 380mila veicoli prodotti, con le sole autovetture scese a 213.706 unità, il dato peggiore da oltre settant’anni. In questo contesto, il rimbalzo del 2026 appare più come un recupero parziale che come un vero cambio di passo.

Auto su, furgoni giù

Dentro il dato complessivo si nasconde una dinamica a due velocità. A trainare sono le autovetture, che balzano del 22% arrivando a 73.841 unità tra gennaio e marzo. A frenare, invece, sono i veicoli commerciali leggeri, che calano del 5,8% a 46.525 unità.

Il motore della crescita ha nomi e cognomi: la nuova Fiat 500 ibrida prodotta a Mirafiori e la Jeep Compass assemblata a Melfi. Due modelli che hanno contribuito a saturare le linee produttive e a recuperare parte delle perdite accumulate negli ultimi anni, senza però riportare i volumi ai livelli precedenti. Sul fronte opposto, la flessione dei veicoli commerciali è legata soprattutto allo stabilimento di Atessa (Sevel), ancora il principale polo produttivo italiano con circa il 39-40% dei volumi complessivi, ma penalizzato dagli interventi sulla verniciatura che hanno imposto una riduzione temporanea della capacità produttiva.

Secondo la Fim-Cisl, il 2026 potrebbe chiudersi attorno alle 500mila unità complessive tra auto e commerciali, superando il dato del 2024 (475mila) ma restando comunque lontano dai numeri del 2023. Un obiettivo tutt’altro che scontato, perché legato alla tenuta commerciale dei modelli e a un mercato europeo ancora fragile e in piena transizione tecnologica.

La mappa degli stabilimenti

La geografia degli impianti racconta una ripresa diffusa ma profondamente disomogenea. Melfi è il caso più eclatante: +92,5%, quasi un raddoppio rispetto al 2025, grazie all’avvio della nuova Compass e alle future produzioni legate ai marchi DS e Lancia. Anche Mirafiori accelera (+42,4%), sostenuta dalla 500 ibrida, con 14.040 unità tra versioni elettriche e ibride. Pomigliano cresce del 6,7%, trainata dalla Panda, che da sola vale quasi la metà della produzione nazionale. Modena registra un rimbalzo tecnico impressionante (+583%), dovuto al trasferimento delle Maserati GranTurismo e GranCabrio.

Ma il vero punto dolente resta Cassino. Qui la produzione crolla del 37,4%, fermandosi a 2.916 unità nel trimestre. Una situazione definita dal sindacato “oltre ogni limite di sostenibilità”: pochi giorni lavorati, massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali e totale incertezza sui nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati. Cassino è anche l’unico stabilimento dove non si sono concretizzati gli adeguamenti legati al cambio di strategia sull’elettrico per la piattaforma Large. Da qui la richiesta di rendere operativi al più presto i progetti su Giulia e Stelvio, anticipare nuovi modelli di alta gamma e valutare ulteriori assegnazioni produttive.

Segnali tra ripresa e fragilità

Sul piano occupazionale il quadro resta fragile. La crescita dei volumi potrebbe ridurre nel corso del 2026 il ricorso alla cassa integrazione e, in alcuni casi, aprire a nuove assunzioni, soprattutto a Mirafiori. Ma le criticità restano diffuse. Migliaia di lavoratori sono ancora coinvolti in contratti di solidarietà e situazioni di sottoutilizzo degli impianti. Il caso più delicato è ancora una volta Cassino, dove l’organico è sceso a circa 2.130 addetti e l’attività produttiva si concentra in pochi giorni al mese.

Negli ultimi due anni, quasi metà della forza lavoro italiana del gruppo è stata coinvolta in ammortizzatori sociali. Un dato che pesa come un macigno e che ridimensiona l’ottimismo legato ai numeri del primo trimestre.

Il nodo del piano industriale

Il vero banco di prova non sono i numeri del trimestre, ma le scelte strategiche. L’attenzione è tutta rivolta al 21 maggio 2026, quando il nuovo ceo Antonio Filosa presenterà l’aggiornamento del piano industriale per l’Italia. Per la Fim-Cisl il giudizio sul piano 2024 è netto: “insufficiente”. Serve un rafforzamento complessivo, con missioni produttive chiare per ogni stabilimento, nuovi modelli e maggiori investimenti su ricerca, sviluppo e indotto.

Tra le priorità indicate: il rilancio di Cassino con tempi certi, l’accelerazione dei progetti su piattaforma Small a Pomigliano, nuove assegnazioni per Mirafiori e una strategia più solida per garantire occupazione e continuità produttiva. In gioco non c’è solo la risalita dai minimi, ma la tenuta dell’intero sistema industriale italiano dell’auto.

In Europa corre più del mercato

Mentre la Fim diffondeva i dati sulla produzione, Stellantis ha pubblicato anche i numeri commerciali del primo trimestre. E qui il quadro cambia prospettiva. Nell’area Ue30 il gruppo ha immatricolato 696.676 vetture, in crescita del 5%, portando la quota di mercato al 17,5% (18,1% includendo Leapmotor International), il livello più alto degli ultimi due anni. Un risultato superiore alla crescita stimata del mercato europeo, ferma al +3,7%.

La distribuzione geografica dei risultati è significativa: +6,7% in Italia, +15,2% in Germania con quota al 12,7%, leadership confermata in Francia con circa il 31%. In Italia, la classifica delle auto più vendute racconta una strategia basata sulla copertura dei segmenti chiave: Fiat Panda/Pandina, Jeep Avenger, Fiat Grande Panda, Citroën C3 e Leapmotor T03 occupano i primi posti. Non un singolo modello trainante, ma una presenza diffusa tra citycar, B-SUV e compatte.

Anche i brand segnano performance rilevanti: Fiat +25,4%, Lancia +15,7%, Citroën +12,3%, Opel/Vauxhall +10,5%. Più che un rimbalzo occasionale, sembra il segnale di un portafoglio prodotti tornato competitivo. Resta però una cautela di fondo: i dati europei sono ancora preliminari e il consuntivo ufficiale dell’Acea è atteso il 23 aprile.

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