Traslochi al Grattacielo Piemonte, tre poltrone che "scottano"
07:00 Venerdì 10 Aprile 2026Vanno in pensione il numero uno dei mandarini della Regione Frascisco e il direttore del Welfare Tesio. Cambio in vista anche nella Sanità, dove l'assessore Riboldi sta pensando di non rinnovare a Sottile il contratto, in scadenza a fine giugno
Al grattacielo della Regione Piemonte si preparano tre discese di peso. Perché non si tratta di semplici avvicendamenti: a lasciare sono pezzi da novanta della macchina regionale, due mandarini di lungo corso e un tecnico di peso. Tre poltrone capaci di spostare equilibri, filiere di comando e rapporti di forza dentro la giunta di Alberto Cirio.
A lasciare, da qui a poche settimane, saranno infatti tre alti papaveri. Due per raggiunti limiti di età, uno perché in scadenza di contratto. Il primo è il vertice della piramide amministrativa, o almeno di quella che negli anni è stata raccontata, esercitata e in parte pure subita come tale: Paolo Frascisco, direttore della Giunta regionale. Il secondo è Livio Tesio, a capo del Welfare, manager di lungo corso approdato in dopo un’esperienza altrettanto lunga nella filiera dei servizi socio-assistenziali. Il terzo è Antonino Sottile, al vertice della Sanità, arrivato nel giugno del 2023 pescato dall’Istituto di Candiolo.
Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio partiranno i bandi, aperti sia a candidati interni sia a esterni all’ente. L’obiettivo dichiarato è quello di consentire alla giunta di procedere alle nomine in tempo utile, assicurando la continuità e impedendo anche solo un giorno di vacatio. Questo almeno è il piano. Poi, come sempre accade quando si liberano tre poltrone così, la partita vera comincia molto prima delle procedure formali.
Il capo dei capi
Il primo a preparare le valigie è Frascisco. Classe 1958, in Regione dal 2011, oggi è formalmente il direttore della Direzione della Giunta. Formalmente, appunto. Perché nella prassi è diventato qualcosa di molto più simile a un direttore generale, figura che però la legge regionale non prevede più. Un cortocircuito normativo nato nel 2016, quando fu istituito dall’allora presidente Sergio Chiamparino per accogliere il milanese Michele Petrelli. Un’esperienza breve, due anni e mezzo appena. Poi nel 2020 la legge regionale 15 cancellò tutto, abrogando l’articolo 8 bis e mandando in soffitta la figura del segretario generale.
Nel vuoto normativo, Frascisco si è infilato con abilità. Tentò anche – in tandem con l’assessore Marco Gabusi – di formalizzare il ruolo con una delibera che gli attribuisse funzioni di coordinamento generale. Tentativo fallito, ma l’operazione di fatto è riuscita lo stesso. E così nei corridoi del grattacielo è diventato una figura quasi mitologica, fino a quella formula ipertrofica che nei corridoi del grattacielo ha generato uno degli sfottò più riusciti: “Vado dal direttore della direzione della direzione della giunta regionale”.
L’immarcescibile Frascisco, insomma, fa i bagagli. Ha comunicato per tempo al presidente Cirio la decisione di lasciare l’incarico. La data di uscita è fissata al 1° luglio 2026, non senza una regia dei tempi che a Palazzo hanno notato in molti: così facendo, il direttore matura anche il 100% della retribuzione di risultato, che richiede sei mesi e un giorno di servizio nel corso dell’anno. E poco importa se solo a fine dicembre scorso, con la delibera del 27 dicembre 2024, gli fosse stato attribuito un nuovo incarico triennale con decorrenza dal 1° gennaio 2025. Quell’atto oggi pesa come un macigno, anche perché il suo ruolo era diventato indigesto a pezzi crescenti della maggioranza.
In particolare, gli screzi con Giovanni Bocchieri, mandarino approdato in quota Fratelli d’Italia, e soprattutto con la vicepresidente e assessora all’Istruzione e al Lavoro Elena Chiorino, hanno finito per rendere politicamente molto più complicata la permanenza di Frascisco. Troppo accentratore, troppo strabordante, troppo poco disposto a restare nei confini del mero ruolo tecnico: questo, in sintesi, il capo d’accusa. Ironia della sorte, potrà godere solo per poche settimane della defenestrazione della Chiorino, cui seguirà probabilmente quella del fedele direttore. E chissà che alle tre non si debba mettere in palio anche questa poltrona.
Il rosso e il nero
L’altro pensionamento eccellente è quello di Livio Tesio, classe 1963, nativo di Savigliano e residente a Racconigi, attuale direttore regionale del Welfare. Figura molto meno esposta di Frascisco, ma non per questo meno pesante nella macchina amministrativa piemontese.
Tesio arrivò a conquistare la direzione grazie allo scorporo del Welfare dalla Sanità deciso da questa giunta. Una separazione non irrilevante, perché per anni i due comparti erano stati tenuti insieme. Quando, nel giugno 2023, la giunta nominò Sottile alla guida della Sanità, assegnò contestualmente proprio a Tesio la neo-rinforzata direzione del Welfare, settore di cui fino a poco prima era già responsabile all’interno della più ampia struttura allora guidata da Mario Minola.
Approdato in Regione nel 2017 dopo aver diretto a lungo il consorzio socioassistenziale Monviso Solidale, Tesio è diventato uno degli uomini chiave del settore, anche durante l’Unità di crisi Covid. E soprattutto, pur essendo considerato da chi lo conosce bene “un comunista alla cuneese”, ovvero per nulla barricadero e ideologico, è riuscito a costruire un rapporto solido con l’assessore al Welfare Maurizio Marrone, esponente di quella fiamma tricolore che più identitaria non c’è. Non sarà stato un sodalizio d’amore, ma di certo è stata una convivenza riuscita. E questo, in un assessorato dove la cifra politica è spesso marcatissima, non era scontato.
Ora che a fine giugno si avvia a chiudere l’onorata carriera, il successore più accreditato, se la giunta sceglierà una soluzione interna, sembra essere Marco Musso, attuale responsabile dell’area programmazione socio-assistenziale. Nome che garantirebbe continuità e una certa tenuta tecnica. Ma il Welfare, si sa, fa gola a molti: meno visibile della Sanità, ma decisivo per reti territoriali, rapporti con i consorzi, partita sociale e relativi equilibri politici.
Il dottor Sottile e il federale
Se su Frascisco e Tesio il copione è quello della pensione, nel caso di Antonino Sottile la storia è diversa. Qui non c’entra l’anagrafe, ma il rinnovo di un contratto da esterno che scade a fine giugno e che, sempre più insistentemente, si dice possa non essere rinnovato.
Sottile, 63 anni, messinese, medico di formazione, è in Regione dal giugno 2023. Prima di approdare al ventiquattresimo piano del grattacielo era stato direttore generale dell’Istituto di Candiolo-Irccs, dove vi era entrato nel 2000 fino a scalarne i vertici, oltre ad aver maturato esperienze come dirigente medico dell’Asl di Biella e come dipendente medico dell’Università di Messina, dove aveva lavorato anche nell’ambito della gestione sanitaria. Nel curriculum figurano inoltre un master in Sanità all’Università Bocconi di Milano e un master in amministrazione aziendale alla SAA di Torino.
La sua nomina non fu una passeggiata. A spingere da subito per lui erano stati il governatore Cirio e l’allora assessore alla Sanità, il leghista Luigi Icardi. Ma dentro la maggioranza non mancarono turbolenze. Una parte di Fratelli d’Italia, in particolare il gruppo a Palazzo Lascaris guidato da Paolo Bongioanni, avrebbe preferito Giovanni La Valle, all’epoca direttore generale della Città della Salute. A favore di Sottile si mossero invece altri livelli del partito meloniano: il segretario regionale di FdI e deputato Fabrizio Comba e, secondo quanto riferito allora, anche Guido Crosetto.
Insomma, già all’origine la sua investitura portava il marchio di un equilibrio politico. Ma oggi quel quadro è cambiato. Ottimi i rapporti con Cirio, ottimi quelli con Icardi. Molto più altalenanti, fino a una sostanziale freddezza, quelli con l’attuale assessore alla Sanità Federico Riboldi, esponente di Fratelli d’Italia. Qui il punto non è solo politico, ma anche caratteriale. Tanto Sottile è preciso, puntuale, pignolo, attentissimo a evitare fughe in avanti, tanto Riboldi è approssimativo, incline alla propaganda, più interessato alla narrazione che alla limatura dei dossier. Due stili, due teste, due grammatiche del potere che non potrebbero essere più diverse. E invece di trasformare quella diversità in un tandem complementare, il rapporto si è avvitato in una miscela di diffidenza e fastidio reciproco. Soprattutto, dicono in molti, per responsabilità dell’assessore. Tant’è che il “federale della Sanità” starebbe seriamente pensando di non rinnovargli l’incarico.
I nomi e il domino
È qui che il retroscena si fa più succoso. Perché attorno alla possibile uscita di Sottile i rumors, negli ultimi mesi, si sono sprecati. E molti, si mormora ai piani alti del grattacielo, sarebbero stati insufflati direttamente dall’entourage dell’assessore.
Tra i papabili è circolato a lungo il nome di Massimo D’Angelo, medico, già direttore sanitario di Alessandria, dov’è stato responsabile del distretto sanitario di Casale Monferrato, città di cui Riboldi è stato sindaco, ex direttore regionale della sanità dell’Umbria. Un profilo che sembrava incastrarsi alla perfezione dentro la filiera politica dell’assessore. Ma in queste ore quella pista appare in calo, anche perché D’Angelo è stato appena insediato al vertice di Azienda Zero.
Torna invece in auge il nome di Livio Tranchida, attuale direttore generale della Città della Salute. Un nome che periodicamente riaffiora e che, secondo i soliti bene informati, sarebbe stato in qualche modo frutto di impegni presi nel tempo. Il suo eventuale arrivo alla direzione regionale della Sanità aprirebbe però un effetto domino mica da ridere. Perché a quel punto alla guida delle Molinette andrebbe all’ottima Franca Dall’Occo, che a sua volta libererebbe la poltrona in corso Turati per Sottile. Questo sempre secondo i piani che l’inner circle dell’assessore fa trapelare. Certo, l’ennesimo cambio in corso Bramante non sarebbe un bel biglietto da visita...


