TRAVAGLI DEMOCRATICI

Il Pd sale sull'auto di Orlando

I dem piemontesi appaltano il dossier Stellantis all'ex ministro ligure, atteso a Torino a giugno dopo la tappa a Firenze e quella odierna di Napoli. Il correntone si prepara per le politiche del 2027 e prova a sbarrare la strada a Conte

Dodici tappe in giro per l’Italia, un’agenda industriale da costruire pezzo per pezzo anche per respingere la pressione crescente di Giuseppe Conte che sul lavoro ha scelto di sfidare il Partito democratico su quello che una volta era il suo terreno. Il Forum Industria del Pd, coordinato dall’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando — oggi responsabile Politiche industriali del Nazareno — prende forma come laboratorio politico-programmatico in vista delle Politiche del 2027. Un’operazione che ha la doppia funzione di riposizionare la segreteria di Elly Schlein davanti al mondo produttivo e di rispondere alla pressione interna al campo largo prima che si trasformi in egemonia contiana. Una missione che inevitabilmente passa anche da Torino, decaduta capitale industriale del Paese.

Il calendario

La sequenza degli appuntamenti è già cominciata: il 28 marzo a Firenze, nella sala della Scherma alla Fortezza da Basso, il Forum ha aperto i lavori con un convegno dedicato alla crisi del tessile-moda-abbigliamento, una delle più profonde e sottovalutate degli ultimi anni. Oggi tocca a Napoli con “Industria 26. Reindustrializzare l’Italia. La filiera che edifica il paese”, centrato sul settore delle costruzioni: tra gli ospiti la presidente dell’Ance Federica Brancaccio, i vertici di Anaepa-Confartigianato e Cna Costruzioni, insieme al sindaco Gaetano Manfredi e alla capogruppo alla Camera Chiara Braga.

La tappa più attesa, però, è quella di Torino, prevista per giugno. Data e sede sono ancora da definire, ma il tema è già scritto e non può che essere l’automotive. Il Pd torinese, che non ha brillato negli ultimi anni per capacità di interlocuzione con Stellantis e con la filiera che ruota attorno a Mirafiori, tenta la carta del ritorno alle origini per riconquistare i tanti operai delusi che ne costiuiscono il bacino storico. Nella memoria collettiva recente infatti resta soprattutto il selfie del sindaco Stefano Lo Russo con l’allora amministratore delegato Carlos Tavares, immagine che ha finito per raccontare una totale acquiescenza nei confronti della multinazionale dell’auto, al posto di una vera dialettica. Ora il partito vuole cambiare pagina, o forse riprendere in mano il vecchio libro.

Ritorno alle origini

Fu infatti il vecchio Partito comunista italiano a fare di Torino e di Mirafiori un santuario laico del proprio radicamento nel mondo operaio: le conferenze nazionali sull’automobile tenute in città erano momenti di elaborazione politica e di legittimazione identitaria. Tornare a occuparsi d’auto a Torino, oggi, ha il sapore di una rivendicazione di un’eredità per lungo tempo smarrita.

Ma c’è soprattutto una risposta da dare a Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha infatti già scelto Mirafiori come palcoscenico ricorrente della propria narrazione: il 21 marzo dello scorso anno si presentò ai cancelli della fabbrica insieme a Nicola Fratoianni, e proprio con il leader di Alleanza Verdi-Sinistra lanciava la manifestazione “Salviamo Mirafiori, salviamo il lavoro”, organizzata dai pentastellati insieme a Sinistra Italiana e alle sigle del gruppo europeo The Left.

Un’operazione di accerchiamento simbolico del Pd sul suo stesso elettorato tradizionale. Poi, il 13 marzo scorso, durante la campagna referendaria, Conte ha scelto il Museo Nazionale dell’Automobile per il suo appuntamento torinese: un luogo, un messaggio, una dichiarazione di intenti. L’ex premier ha capito che la questione industriale è il terreno su cui il centrosinistra oggi è più vulnerabile, e vi ha piantato la bandiera con la mira di chi prepara una leadership di coalizione.

Primarie sullo sfondo

Il nodo delle primarie di coalizione, che Conte ha rilanciato con insistenza nelle ultime settimane come formula per sfidare il centrodestra nel 2027, rende ancora più urgente per il Pd costruire un profilo autonomo e credibile sui temi economici. Senza una proposta industriale riconoscibile, Schlein rischia di arrivare a quel confronto con le armi spuntate. Il Forum patrocinato da Orlando, uno degli azionisti di maggioranza di quel Correntone di Montepulciano che sostiene – e al tempo stesso indirizza – le scelte della segretaria, è il tentativo di colmare il vuoto, evitando che ad approfittarne sia qualcun altro.

L’agenda del Forum orlandiano prevede anche l’aggiornamento del “libro verde” presentato la scorsa estate, da cui dovrebbero emergere le proposte da inserire nel programma del partito. Un cantiere che ha bisogno di tempo, ma il calendario politico non è generoso: con il 2027 che si avvicina e Conte che non smette di occupare spazio, il Pd ha scelto di muoversi. Torino, con la sua storia industriale e il peso simbolico per il settore dell’automotive, sarà il banco di prova più severo, snodo cruciale del derby interno al campo largo che dovrà decidere lo sfidante di Giorgia Meloni nella corsa a Palazzo Chigi.

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