CRONACA VERA

Sicurezza fa rima con normalità. Crack, cresce l'allarme a Torino

In occasione dei 174 anni della Polizia, il questore Gambino invita a non cedere alle tentazioni securitarie, in nome della salvaguardia della normalità. "Merce rara", la definisce, e cita Gandhi: "Bisogna imparare a ballare sotto la pioggia"

La sicurezza non dev’essere utilizzata come grimaldello per comprimere le libertà della vita quotidiana, cedendo alla tentazione di risposte emergenziali e restrittive. Questa la visione delineata dal questore di Torino Massimo Gambino, intervenuto oggi alle celebrazioni per il 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, ospitate alle Ogr di corso Castelfidardo.

Davanti alle autorità civili e militari, Gambino – in carica da circa tre mesi, dove ha preso il posto di Paolo Sirna – ha scelto una citazione evocativa attribuita a Mahatma Gandhi: “La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”. Un’immagine che sintetizza l’approccio da lui indicato per affrontare le complessità che ci attanagliano: non fermarsi di fronte alle crisi ma governarle, senza però sacrificare la normalità.

Un equilibrio necessario

“La sicurezza va declinata assieme al vivere normale”, ha sottolineato il questore, evidenziando come, in un contesto segnato da instabilità internazionali, la normalità stessa stia diventando “merce rara”. Da qui l’invito a evitare “facili speculazioni” e strumentalizzazioni dell’azione delle forze dell’ordine, ribadendo una missione precisa: vivere e accompagnare l’ambito metropolitano verso condizioni migliori.

Non una sicurezza calata dall’alto, dunque, ma costruita nel tessuto urbano, a stretto contatto con i cittadini. Un modello che punta sulla fiducia reciproca e sulla partecipazione, più che su misure esclusivamente repressive.

I numeri

Il quadro operativo restituisce la dimensione dell’impatto delle operazioni della Polizia sul territorio torinese. Nel 2025 la Questura ha effettuato oltre 1.600 arresti e denunciato più di 6.600 persone, identificando oltre 181mila individui e controllando più di 57mila veicoli. Significativa anche l’attività di contrasto agli stupefacenti, con sequestri ingenti di cocaina, hashish, marijuana ed eroina, oltre ad armi e materiali pericolosi. Un fronte che resta tra i più delicati.

Le criticità

Tra le emergenze evidenziate da Gambino spicca infatti la diffusione del crack, definita dal Questore “molto preoccupante”, insieme ai reati predatori e alla crescita delle problematiche legate ai minori. “Bisogna intervenire nelle scuole, ma ancora prima nelle famiglie”, ha spiegato, indicando un approccio preventivo e multidimensionale.

Particolare attenzione è stata dedicata anche ai fenomeni sociali più allarmanti, come la violenza di genere, i conflitti familiari e le truffe agli anziani. Su questi fronti il questore ha rilanciato l’appello a denunciare sempre, anche di fronte al minimo dubbio. Un invito che chiama in causa la responsabilità collettiva e il ruolo attivo dei cittadini nel contrasto ai crimini.

Informazione e fiducia

Nel suo intervento, Gambino ha voluto riconoscere anche il ruolo del mondo dell’informazione, definito “fondamentale” per una rappresentazione corretta della realtà e per il contrasto a disinformazione e fake news. Un passaggio non secondario, in un’epoca in cui la percezione della sicurezza spesso si gioca anche sul terreno mediatico.

A suggellare la cerimonia, il ringraziamento pubblico a un cittadino che, con una segnalazione, ha contribuito a sventare una truffa ai danni di anziani. Un gesto simbolico che riassume la linea espressa dal questore: la sicurezza come costruzione condivisa, dove istituzioni e comunità agiscono insieme.

Oltre l’emergenza

Il messaggio che arriva da Torino è netto: la sicurezza non può essere ridotta a una risposta emergenziale o a una stretta securitaria. Deve invece integrarsi con la vita quotidiana, alimentando fiducia, prevenzione e partecipazione. In un contesto complesso e in continua evoluzione, la sfida – suggerisce Gambino – non è solo contenere i rischi, ma preservare la qualità della vita urbana con tutte le sue libertà.

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