Sanità privata dal braccino corto: profitti d'oro, stipendi al palo
Stefano Rizzi 07:00 Sabato 11 Aprile 2026Fatturato da 12 miliardi e utili in forte crescita. Ma un infermiere guadagna circa 500 euro in meno rispetto a chi lavora nel servizio pubblico. Il rinnovo del contratto atteso da 8 anni. Proclamato lo sciopero per venerdì. Sit-In davanti a Palazzo Lascaris
Un fatturato che già nel 2023 superava i 12 miliardi, con un incremento del 15% rispetto al 2019, e una liquidità stimata, ad oggi, di 1,8 miliardi, con un utile netto raddoppiato in soli dodici mesi. A dispetto di numeri che i sindacati non esitano a definire da “età dell’oro”, la sanità privata italiana avrebbe il braccino corto con i propri dipendenti. Almeno questa è l’accusa che viene mossa dalle stesse sigle sindacali, da tempo sulle barricate e che ora, pur apprezzando la mediazione del ministro della Salute Orazio Schillaci, confermano lo sciopero per venerdì prossimo.
In una nota, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl spiegano di non poter fare alcun passo indietro: “La distanza tra la realtà dei bilanci aziendali e la sofferenza dei lavoratori è ormai incolmabile. Chi cura i cittadini merita rispetto, non infiniti rinvii”. I ritardi, che si contano ormai in anni – otto dall’ultimo rinnovo contrattuale – vengono imputati alla controparte: l’Aiop, che rappresenta gran parte delle strutture private “laiche”, e l’Aris, cui fanno riferimento quelle di matrice cattolica, spesso direttamente riconducibili a ordini religiosi.
Oltre 300mila lavoratori
“Parliamo, nel complesso, di 300mila persone che tengono in piedi un servizio pubblico essenziale senza vedere riconosciuto il proprio valore da troppi anni”, sostengono i sindacati, riferendosi all’ampio settore delle strutture private accreditate, che quindi svolgono attività per il Servizio sanitario nazionale.
“Allo stato dei fatti, Aiop e Aris non hanno ancora aperto il tavolo di trattativa ed è necessario che il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, attraverso una norma, vincolino gli accreditamenti istituzionali ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”. Una richiesta che potrebbe pesare non poco e produrre effetti su quelle Regioni – tra cui il Piemonte – chiamate a rivedere o aggiornare gli accordi con cliniche, ambulatori e altre strutture private.
L’audizione in Piemonte
E proprio in Piemonte, per lunedì prossimo, è in calendario un incontro dei rappresentanti dei lavoratori della sanità privata con la Commissione Sanità di Palazzo Lascaris, presieduta da Luigi Icardi. In contemporanea, i sindacati hanno organizzato un sit-in in via Alfieri, sede del Consiglio regionale. In quella sede saranno ribadite le richieste avanzate a livello nazionale e, probabilmente, affrontate anche altre questioni più strettamente legate alla situazione piemontese.
Le risorse non mancano
“Il mancato rinnovo – spiegano i segretari regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Piemonte, Francesca Delaude, Sergio Melis e Michele Nessenzia – sta già producendo effetti concreti, come la fuga di personale verso altri datori di lavoro, difficoltà crescenti nella tenuta delle strutture e il rischio di desertificazione professionale in un settore che è pilastro essenziale del sistema sanitario regionale. Inoltre, alcuni grandi gruppi della sanità privata in Piemonte hanno già introdotto autonomamente bonus e misure economiche per trattenere il personale. Questo dimostra – aggiungono i sindacalisti – che le risorse ci sono. Manca la volontà politica di Aris e Aiop di tradurle in un rinnovo contrattuale collettivo e strutturale. Il budget c’è, la volontà del rinnovo no”.
Dumping contrattuale
In vista dell’astensione dal lavoro fissata per venerdì – assicurando, naturalmente, tutti i servizi essenziali – dai rappresentanti dei lavoratori viene ribadito come “non sia più tollerabile che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori. Un infermiere della sanità privata guadagna oggi mediamente 500 euro mensili in meno rispetto a un collega del pubblico, mentre l’inflazione ha già divorato il 22% del potere d’acquisto per chi attende da otto anni il rinnovo del contratto”.


