Crisi energia, persi 9,7 miliardi. 400mila piemontesi in bolletta
13:07 Sabato 11 Aprile 2026Lo shock frena la crescita: Pil -0,3% nel 2026, consumi e investimenti in calo. In Piemonte 205mila famiglie, il 10,1% della popolazione, sono in povertà energetica. Una ripresa che si allontana, mentre l'emergenza rischia di diventare strutturale
C’è un doppio filo – energetico ed economico – che lega lo shock internazionale al disagio quotidiano delle famiglie. Da un lato, la crisi legata al conflitto con l’Iran che rischia di rinviare la ripresa italiana al 2027; dall’altro, un dato che fotografa già oggi le conseguenze sociali: in Piemonte oltre 400mila persone vivono in povertà energetica, il 10,1% della popolazione. Numeri che arrivano dalla Cgia di Mestre su dati Istat relativi al 2024. È qui che la grande crisi globale si traduce in bollette non pagate, case fredde e consumi tagliati.
Le stime sull’economia nazionale – elaborate dalle principali analisi di settore e rilanciate dalle associazioni di categoria – sono poco confortanti. Anche nello scenario più favorevole, servirebbero almeno sette-otto mesi di tregua stabile per riportare i prezzi dell’energia alla normalità. Nel frattempo, l’impatto è già evidente: in appena due mesi, le prospettive di crescita per il 2026 si sono dimezzate. Il Pil perderebbe 0,3 punti, pari a circa 9,7 miliardi di euro rispetto alle previsioni. Un rallentamento diffuso, che attraversa tutto il sistema economico.
Famiglie e imprese in trincea
Il primo segnale arriva dai consumi. Le famiglie iniziano a stringere la cinghia: la spesa cala di 3,9 miliardi, mentre una parte dell’impatto viene assorbita riducendo il risparmio. Una strategia difensiva, ma fragile, soprattutto se i prezzi dell’energia resteranno elevati.
Sul fronte delle imprese, la situazione è ancora più critica. Gli investimenti crollano di 7,7 miliardi rispetto alle attese. L’incertezza blocca le decisioni, mentre l’aumento dei costi riduce i margini e frena le strategie di sviluppo.
Turismo in frenata
Anche il turismo rallenta. La spesa prevista diminuisce di 2,9 miliardi, di cui 2,6 legati ai visitatori stranieri. Si stimano oltre 11 milioni di presenze in meno. Ancora una volta, a pesare è l’incertezza sui carburanti, che condiziona le scelte di viaggio e penalizza uno dei settori chiave dell’economia italiana.
Il grido delle imprese
A evidenziare la gravità del momento è il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi: «Negli ultimi cinque anni le imprese hanno attraversato di tutto e si sono costruite anche degli anticorpi: attente, resilienti, in attesa di una nuova fase di sviluppo. Oggi stiamo vivendo uno shock simile a quello del 2022. Si reagisce, ma non si può continuare a gestire solo l’emergenza».
Da qui la richiesta: una politica energetica europea capace di abbassare i costi e interventi rapidi del Governo. Il taglio delle accise e il decreto bollette hanno aiutato a contenere l’urto, ma potrebbero non essere sufficienti.
Piemonte in bolletta
È però guardando ai territori che il quadro diventa ancora più concreto. In Piemonte, oltre 400mila persone – pari a 205mila famiglie – vivono in condizioni di povertà energetica, secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre su dati Istat. Un dato che colloca la regione all’ottavo posto in Italia e che racconta una difficoltà ormai strutturale.
A livello nazionale, sempre sulla base degli stessi dati, il fenomeno riguarda circa 5,3 milioni di italiani, ovvero 2,4 milioni di famiglie. Si tratta di nuclei che faticano a sostenere le spese per l’energia elettrica e il riscaldamento, spesso costretti a scelte drastiche. La classifica regionale vede in testa la Puglia (699mila persone e quasi il 20% delle famiglie), seguita da Calabria e Molise, a conferma di una fragilità più marcata nel Mezzogiorno ma ormai diffusa anche in altre aree del Paese.
La povertà che non si vede
Non sempre il disagio emerge chiaramente. Esiste una “deprivazione nascosta”: famiglie che, pur di contenere i costi, rinunciano al riscaldamento in inverno o al raffrescamento in estate. Un risparmio forzato che peggiora la qualità della vita.
Altri segnali sono i ritardi nei pagamenti, l’accumulo di arretrati e il rischio di distacco delle forniture. E ancora, abitazioni non adeguate, con problemi di umidità o temperature non confortevoli. Le categorie più vulnerabili restano anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili. Ma la platea si allarga, segno che la crisi energetica non è più un fenomeno marginale.


