I Krumiri rossi vanno a Fondo, passa di mano lo storico marchio
13:33 Lunedì 13 Aprile 2026La Compagnia del gusto holding ha acquisito il 100% dell'azienda di Casale Monferrato, aprendo una nuova fase di sviluppo che punta a rafforzarne la presenza sul mercato e a valorizzare i biscotti artigianali di alta gamma. Miglietta nuovo presidente
Il biscotto che profuma di storia, piegato a mano e custodito come un rito laico del Monferrato, cambia padrone ma non anima. I Krumiri Rossi, simbolo dolciario di Casale Monferrato, entrano al 100% nell’orbita di Compagnia del Gusto Holding. E qui non si tratta di una semplice operazione industriale: è il passaggio di consegne tra un capitalismo familiare di lungo corso e una finanza “di progetto” che punta a costruire un polo dell’eccellenza agroalimentare italiana.
Dopo oltre un secolo sotto la regia della famiglia Portinaro, il marchio ultrapremium dei biscotti artigianali passa di mano. A guidare la transizione sarà ancora Anna Portinaro, custode della tradizione e volto del successo recente, che resterà operativa nel punto vendita storico per garantire continuità e trasferimento di competenze. Un dettaglio non secondario, perché qui il valore non è solo nel marchio, ma nelle mani che impastano.
Il nuovo corso vedrà alla presidenza Angelo Miglietta, casalese, un passato da segretario generale della Fondazione Crt, chiamato a tenere insieme memoria e sviluppo. “Sono orgogliosa di quanto costruito…”, dice Portinaro, rivendicando una storia familiare che ora diventa asset industriale.
Il disegno della holding
Dietro l’operazione c’è una regia precisa. Il team composto da Ettore Nicoletto, Paolo Intermite e Paolo Vanoni ha costruito il deal con il supporto di PwC, BonelliErede e Cube Advisory. Non solo acquisizione, ma architettura finanziaria e industriale: analisi, strutturazione e negoziazione per incasellare un marchio storico dentro una strategia più ampia.
Il presidente Sergio Albarelli parla chiaro: investimento coerente, fondamentali solidi, marginalità elevata. Tradotto: i Krumiri non sono solo nostalgia, ma cassa e prospettiva.
Managerializzazione e mercati
La parola chiave è una: “managerializzazione”. Cdgh promette processi, controllo, pianificazione, marketing e soprattutto nuovi mercati. Il tutto senza toccare identità, ricetta e produzione locale. Un equilibrio delicato, spesso evocato e raramente mantenuto.
L’obiettivo è chiaro: prendere un prodotto iconico e portarlo fuori scala, senza snaturarlo. Più export, più distribuzione, più presenza nel canale horeca e nella grande distribuzione selezionata. In altre parole, trasformare un gioiello artigianale in piattaforma globale.
Un mosaico più grande
L’acquisizione dei Krumiri Rossi è solo la prima tessera. Francesco Cosulich, regista dell’operazione e anima del progetto, ha messo insieme una squadra di peso: oltre ad Albarelli e Nicoletto, nomi come Carlo Trabattoni, Carlo Tamburi, Gabriele Milani. Un club deal evoluto, non il solito fondo.
L’ambizione è raggiungere 200 milioni di fatturato in cinque anni. Tre le direttrici: ittico (con l’acquisizione del ramo Fjord da Agroittica Lombarda), vino (anche innovativo, come Lea Winery), prodotti alimentari d’eccellenza, dai dolci alla pasta. Tre business unit: Compagnia del Mare, delle Vigne e dei Sapori. Più un’attenzione crescente al turismo gastronomico esperienziale.
La logica (spietata) dei numeri
Dietro il racconto romantico c’è la matematica del margine. Cosulich lo dice senza giri di parole: molte eccellenze italiane non sanno monetizzare. L’obiettivo è portare l’Ebitda medio al 20%. Un salto non banale in un settore dove la qualità spesso mangia la redditività. Equity iniziale tra 50 e 60 milioni, capacità di investimento fino a 100. Target: piccole e medie aziende fino a 20 milioni di fatturato. Il classico tessuto produttivo italiano, frammentato e ricco di marchi forti ma strutture fragili.
I Krumiri Rossi rappresentano l’archetipo dell’artigianalità italiana: produzione manuale, heritage, identità territoriale. Cdgh rappresenta l’opposto complementare: scala, finanza, organizzazione. Il matrimonio può funzionare, ma la storia insegna che non è mai automatico. Tenere insieme “ultrapremium” e crescita aggressiva è un esercizio di equilibrio continuo.
Per ora, il copione è quello giusto: continuità garantita, governance rafforzata, visione industriale chiara. Il closing è atteso nei prossimi giorni. Poi inizierà la partita vera. E lì, tra una teglia e un piano industriale, si capirà se il biscotto più iconico del Piemonte sarà rimasto fedele a sé stesso o sarà diventato – semplicemente – un altro brand ben confezionato.


