Affari d'oro del Made in Italy tarocco: 5,5 milioni di falsi a Torino, 81 milioni in Italia
14:29 Mercoledì 15 Aprile 2026Sul podio c’è il Nord che produce: Lombardia, Veneto, Piemonte. Una industria da 93,6 miliardi di fatturato e oltre 363 mila addetti. Due economie che viaggiano in parallelo, una crea valore, l’altra lo copia. Abbigliamento per l'infanzia patacca ad Alessandria
Non è solo una questione di merce sequestrata, ma di mercato conteso: quello dove il marchio Italia vale miliardi e, proprio per questo, diventa terreno di conquista per filiere parallele che nulla hanno a che fare con qualità e sicurezza. È da qui, da Torino, che passa uno dei fronti più caldi del 2025 nella guerra alla contraffazione, con numeri che raccontano non un episodio isolato ma un sistema strutturato – e radicato – che prova a imitare il Made in Italy pezzo per pezzo.
Nel capoluogo piemontese, la Guardia di Finanza ha messo a segno uno dei colpi più rilevanti dell’anno: oltre 5,5 milioni di prodotti sequestrati perché recavano una falsa indicazione di provenienza italiana. Non si tratta di una semplice operazione di routine, ma – spiegano le Fiamme gialle – di uno dei risultati più significativi nel contrasto alla criminalità organizzata legata alla contraffazione.
Le indagini torinesi hanno acceso i riflettori su un settore meno appariscente rispetto alla moda, ma altrettanto insidioso: accessori per auto e dispositivi di protezione individuale per moto e biciclette. Dietro quei prodotti, spesso venduti come “italiani”, gli investigatori hanno ricostruito l’intera filiera illecita, dall’importazione allo stoccaggio fino alla distribuzione. Non solo falso, ma anche pericoloso: tra la merce sequestrata figuravano articoli privi dei requisiti minimi di sicurezza.
Alessandria, il business dei falsi online
Il Piemonte, però, non è stato solo Torino. Ad Alessandria è stato smantellato un vero e proprio sodalizio criminale specializzato nella vendita di capi d’abbigliamento e prodotti per l’infanzia contraffatti, piazzati anche attraverso marketplace e social network. Qui i numeri raccontano un’altra fetta del fenomeno: oltre 2 milioni di articoli sequestrati, tra vestiti, giocattoli e accessori, per un valore stimato superiore ai 2 milioni di euro e 50 persone denunciate.
Numeri da industria parallela
Se si allarga lo sguardo, il quadro diventa ancora più imponente. Nel 2025, a livello nazionale, la Guardia di Finanza ha condotto 9.044 interventi contro la contraffazione, denunciando 4.066 soggetti e sequestrando oltre 81,3 milioni di prodotti falsi. A questi si aggiungono più di 30 milioni di articoli bloccati nell’ambito specifico della tutela del Made in Italy. Le categorie più colpite? Giocattoli (31%), packaging (27%), oggettistica religiosa (15%) e stampe e litografie (9,5%).
E proprio l’oggettistica religiosa è stata protagonista di un altro capitolo: in vista del Giubileo 2025 sono stati sequestrati oltre 2,3 milioni di souvenir contraffatti – rosari, medagliette, bracciali – con effigi del Pontefice e simboli vaticani. Un mercato che non colpisce solo chi vende: per chi acquista, la sanzione amministrativa può oscillare tra 300 e 7.000 euro.
Il valore del Made in Italy (quello vero)
Numeri che raccontano la dimensione del fenomeno, ma anche – per contrasto – il valore di ciò che viene imitato. Perché il Made in Italy non è solo un’etichetta da falsificare: è un pezzo fondamentale dell’economia e dell’identità nazionale. Secondo il Ministero del Turismo, la filiera che va dalla moda all’enogastronomia, dal design all’artigianato genera una spesa turistica complessiva di 13,9 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi nel segmento del lusso. La spesa media? Circa 107 euro a viaggio per i turisti stranieri e 90 euro per quelli italiani.
Ma il dato più significativo è forse un altro: oltre il 42% dei turisti internazionali sceglie l’Italia proprio per esperienze legate a cucina, moda, design e artigianato. Percentuale che sale al 63% nel segmento alto-spendente, dove l’autenticità diventa decisiva. A sostenere questo ecosistema ci sono più di 185 mila imprese artigiane, circa il 15% del totale.
Non a caso, il governo ha istituito la Giornata nazionale del Made in Italy del 15 aprile, mentre la campagna “Welcome to Meraviglia” prova a raccontare – anche con il viaggio simbolico della Venere quella sì un po’ pataccara – una filiera che va dalle botteghe alle grandi maison.
I marchi storici
Dentro questo sistema si colloca anche il patrimonio dei marchi storici: il registro speciale ha raggiunto quota 1.000 iscritti, con 780 imprese che generano 93,6 miliardi di euro di fatturato e occupano 363.201 addetti. Il cuore economico resta quello delle “4 A” – agroalimentare, automazione, abbigliamento, arredo – che da sole valgono 76,1 miliardi di euro, pari all’81,3% del totale, con una netta prevalenza dell’agroalimentare (53,7 miliardi).
Geograficamente, il baricentro è ancora al Nord: la Lombardia guida con il 49,1% del fatturato e il 28,3% dei marchi, seguita dal Veneto (14,2%) e dal Piemonte, che si conferma terzo con il 12,9%.
Difendere identità e mercato
È dentro questa fotografia – tra eccellenza e contraffazione – che si gioca una partita decisiva. Perché, come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si tratta di una fase complessa, “probabilmente la più difficile congiuntura degli ultimi decenni”, ma anche di un banco di prova: la capacità dell’Italia di dimostrare ancora una volta “di che pasta è fatta”.
E forse è proprio qui il punto: più cresce il valore del Made in Italy, più diventa appetibile per chi prova a copiarlo. E più – da Torino ad Alessandria, fino al resto del Paese – diventa necessario difenderlo, pezzo per pezzo, numero dopo numero.


