LA SACRA FAMIGLIA

Elkann replica allo Spiffero: "Dicembre non in discussione". Ingegnere, ne è proprio sicuro?

Il legal team del nipote dell’Avvocato ribadisce la solidità degli accordi del 2004 e l’intangibilità del controllo. Ma gli accordi sono due (transattivo e successorio) e tra donazioni e regole successorie restano nodi che potrebbero ridisegnare l’assetto del capitale

Egregio Direttore, l’ultimo articolo pubblicato dalla sua testata sul tema dell’Eredità Agnelli muove da premesse errate e giunge a conclusioni che rischiano di generare confusione nei lettori e non solo. Per diritto di replica precisiamo quanto segue.

L’articolo omette di considerare l’esistenza degli accordi stipulati a Ginevra nel 2004 tra Marella Agnelli e la figlia Margherita che sono fondamentali per l’intera vicenda trattata nell’articolo in quanto regolarono definitivamente sia l’eredità dell’Avvocato Gianni Agnelli sia quella della moglie Marella. A seguito del patto successorio del 2004, Margherita è uscita dall’asse ereditario di Marella e non ne è erede. I patti del 2004 sono validi tutt’oggi: il patrimonio ingente acquisito da Margherita De Pahlen ne dimostra l'efficacia. Peraltro, essi non sono stati oggetto dell’indagine penale, che ha riguardato la residenza di Marella Agnelli negli ultimi anni della sua vita e che non ha, dunque, alcun impatto sulla validità dei suddetti accordi del 2004.

In ogni caso, quale che sia l’esito delle diverse cause in corso, la posizione di John quale azionista di maggioranza della holding Dicembre non potrebbe in alcun modo essere messa in discussione.

Infatti:

1) La posizione di John Elkann quale azionista di maggioranza deriva da una donazione effettuata dall’avvocato Agnelli alla fine degli anni ’90 e da una successiva donazione effettuata nel 2003 da sua nonna Marella. Nessuna di tali donazioni può essere invalidata.

2) In particolare, per quanto riguarda la donazione effettuata da Marella Agnelli, essa non può essere invalidata perché i beni che compongono l’asse ereditario di Donna Marella sarebbero in ogni caso più che sufficienti a soddisfare eventuali diritti successori di Margherita de Pahlen nei confronti della madre.

3) Inoltre, lo statuto della società Dicembre, che era stato sottoscritto da Margherita de Pahlen nel 1999 quando ne era ancora azionista, stabilisce chiaramente che tutti i poteri societari sono attribuiti esclusivamente a John Elkann, senza il consenso del quale tale statuto non può essere modificato.

4) Infine, è bene ricordare che Margherita Agnelli nel 2004 cedette liberamente le sue quote della Dicembre. Era un momento molto grave per il Gruppo Fiat e i figli Elkann fecero la scelta opposta sostenendo insieme a tutto il resto della famiglia Agnelli il rilancio della Fiat. Ma Margherita Agnelli decise di vendere: questa compravendita non può essere annullata perché liberamente stipulata dalle parti e indipendente dalle pattuizioni di Ginevra.

Per queste ragioni, speculare su possibili cambiamenti nel controllo dell'attuale Gruppo – che include cinque società quotate in borsa – significa alimentare sensazionalismo in modo irresponsabile. Anche a tutela dell’interesse degli azionisti delle società coinvolte, perseguiremo chiunque arrechi danno attraverso la diffusione di informazioni false o tendenziose.

Cordialmente,

Il team legale dei Fratelli Elkann

***

Prendiamo atto della replica, che contribuisce – come è giusto che sia – ad arricchire un confronto su una vicenda complessa e tutt’altro che esaurita nei suoi sviluppi. Lo Spiffero non fa il giudice e non si schiera con una delle parti coinvolte in una querelle familiare, giuridica e patrimoniale che, tra cause incrociate, snodi internazionali e interessi rilevanti, resta tutt’altro che definita nei suoi esiti, con conseguenze che, allo stato, non sono ancora pienamente prevedibili. Ci limitiamo a fare il nostro mestiere: raccontare una vicenda che si dipana su più piani e che, anche alla luce dei procedimenti in corso, resta tutt’altro che lineare. È esattamente questa complessità che rende necessario evitare letture univoche.

Nella replica ricevuta si richiama con forza il ruolo degli accordi sottoscritti a Ginevra nel 2004. Tuttavia, proprio su questo punto, si impongono alcune precisazioni che emergono non da valutazioni arbitrarie, ma dall’analisi di chi segue da tempo e con competenze decisamente superiori alle nostre la materia.

Gli accordi in questione, infatti, sono due e distinti: un accordo transattivo del 18 febbraio 2004; un patto successorio del 6 marzo 2004.

Per quanto riguarda l’accordo transattivo, la sua validità potrebbe non essere automaticamente estesa a tutte le sue componenti, in particolare laddove si ponga il tema – tutt’altro che teorico – della eventuale incidenza di documenti non conosciuti o non condivisi da tutte le parti al momento della sottoscrizione. Si tratta di un profilo che, a seconda dell’ordinamento applicabile, potrebbe avere riflessi sulla tenuta complessiva dell’intesa.

Ancora più rilevante appare la questione del patto successorio. Qualora fosse accertato, anche in sede civile, che la residenza di Marella Agnelli fosse in Italia, la disciplina applicabile alla successione sarebbe quella italiana. Ed è noto come il nostro ordinamento non riconosca la validità dei patti successori. In tale scenario, le conseguenze sull’assetto delineato nel 2004 non sarebbero affatto marginali.

Analogo discorso vale per il tema delle donazioni. Se è verosimile che la donazione effettuata da Gianni Agnelli difficilmente possa essere messa in discussione, diverso è il discorso per quella proveniente da Marella Agnelli. Quest’ultima, infatti, rileva ai fini della determinazione della massa ereditaria e della quota di legittima. E, come noto, il legittimario ha diritto a una quota dell’eredità nel suo complesso, non a singoli beni: un principio che potrebbe incidere, almeno in parte, anche sull’assetto delle partecipazioni.

Sul piano societario, è indubbio che lo statuto della Dicembre attribuisca poteri rilevanti e preveda vincoli stringenti. Ma è altrettanto vero che un eventuale mutamento nella composizione del capitale potrebbe determinare dinamiche nuove, anche di natura antagonista, tra soci.

Infine, appare riduttivo considerare dirimente la cessione del 2004 delle quote da parte di Margherita Agnelli. Il nodo oggi al centro del confronto non è tanto quella operazione, quanto le successive attribuzioni effettuate da Marella Agnelli ai nipoti.

Tutti questi elementi, lungi dal rappresentare “sensazionalismo”, delineano il perimetro di una vicenda ancora aperta sotto molteplici profili. Raccontarli non significa prendere posizione, ma adempiere al compito – talvolta scomodo – di fornire ai lettori un quadro il più possibile completo, dando conto delle diverse interpretazioni e delle questioni ancora controverse. È questo, e solo questo, lo spirito con cui lo Spiffero continuerà a seguire una storia che, per il suo rilievo economico, familiare e pubblico, merita di essere osservata senza semplificazioni. (bb)

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