Tempi da Lupi
16:40 Domenica 19 Aprile 2026
Dicono che… Noi Moderati abbia gli occhi puntati su Milano, dove com’è noto sogna di lanciare il suo leader Maurizio Lupi nella corsa a sindaco. Ma non per questo il piccolo partitino nato nel 2022 come lista per raggruppare i cespugli del centrodestra – Unione di Centro, Noi con l’Italia, Italia al Centro, la totiana Coraggio Italia – e poi diventato forza autonoma, sembra voler rinunciare a guardare oltre Palazzo Marino. Al congresso regionale lombardo celebrato sabato scorso in pompa magna alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa, ha è stato solo l’endorsement per Lupi a tenere banco: nei corridoi si è parlato anche di Torino, altra città che andrà alle urne nel 2027: lista autonoma o candidati ospitati nelle liste degli alleati?
In Piemonte ad avere parola in capitolo saranno l’ex senatore Massimo Berutti e il segretario provinciale torinese Nini Punzurudu, ex dipietrista dell’Italia dei Valori. Ma i numeri dell’ultima prova elettorale pesano come un macigno: alle regionali del 2024, nella coalizione dell’uscente (e poi rientrante) Alberto Cirio, la lista si è fermata allo 0,69%. Con simili chiari di luna riprovarci in solitaria equivarrebbe a un mezzo suicidio. Da qui le riflessioni sul da farsi.
L’approdo più naturale porterebbe a Forza Italia, ma proprio lì si registrano le frizioni più marcate con gli ex compagni di viaggio. A Roma, invece, si intensificano le interlocuzioni con Fratelli d'Italia e con la sua leader Giorgia Meloni, che – sussurrano – sembrerebbe interessata a utilizzare anche Noi Moderati per abbassare la cresta azzurra. E sotto la Mole? Le voci parlano di un possibile ruolo da architrave per la lista del candidato sindaco, soprattutto se a sfidare il dem Stefano Lo Russo dovesse essere il meloniano Maurizio Marrone.
Disxcorso a parte per gli ex alleati dell’Udc: rapporti logori e strade ormai divise. A Torino punterebbero su Paolo Greco Lucchina, fedelissimo dell’ex ras andreottiano Vito Bonsignore, e sull’ex sottosegretario berlusconiano Mino Giachino. Segno che, dalle ambizioni milanesi alle prove tecniche torinesi, le vecchie ruggini tra i reduci dello scudocrociato sono tutt’altro che sopite.


