SANITÀ

Liste d'attesa, piano del Piemonte ai raggi X della Corte dei Conti 

La magistratura contabile scrive al grattacielo. Richiesta di indicare come siano stati impiegati i soldi per ridurre i tempi e i risultati ottenuti. Faro sulle visite ed esami in orario serale e nei giorni festivi. La mancanza di una delibera con le indicazioni alle Asl

Come sono stati spesi i soldi per abbattere le liste d’attesa, quali indicazioni la Regione Piemonte ha dato alle aziende sanitarie e ospedaliere e quali obiettivi sono stati raggiunti? A chiederlo non è l’ennesima interrogazione dell’opposizione, bensì la Corte dei Conti. In una lettera recapitata pochi giorni fa al Grattacielo, la magistratura contabile chiede di “trasmettere i monitoraggi effettuati dal Ruas, il responsabile unico regionale per l’assistenza sanitaria, evidenziando le eventuali criticità emerse e le relative azioni correttive”.

Sotto esame il 2025

Una procedura, sostanzialmente di prassi anche in vista della parifica del bilancio prevista per luglio, ma che potrebbe rivelarsi un’altra gatta da pelare per la sanità piemontese.

Nel ricordare che la legge di Bilancio per il 2025 “vincola una quota pari a 50 milioni di euro in favore delle Regioni che risultino adempienti relativamente alla voce ‘Liste d’attesa’ del documento per la verifica degli adempimenti da parte del Comitato Lea”, la sezione di controllo della Corte dei Conti formula una serie di richieste, tra cui quella di “precisare gli obiettivi attribuiti a ciascuna azienda in termini di recupero delle liste d’attesa”.

Riboldi e Valle

Si presume che la Regione debba rispondere producendo gli atti in cui quegli obiettivi sono stati definiti e assegnati. Ma proprio su questo aspetto, non più tardi di un paio di settimane fa, si era aperto l’ennesimo duro confronto tra il Partito Democratico e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi.

“Le aziende hanno effettuato scelte molto diverse sulle visite e sugli esami da erogare, segno che non c’erano linee guida omogenee”, aveva osservato il vicepresidente della Commissione Sanità Daniele Valle, in seguito alla ricostruzione – “attraverso numerosi accessi agli atti” – delle prestazioni straordinarie effettuate dalle Asl, così come dalle aziende ospedaliere.

I numeri di Alessandria

A rendere ancora più pesante la situazione erano stati, già in precedenza, i dati delle prestazioni straordinarie erogate dall’Asl di Alessandria. Il record di visite ed esami effettuati la sera e nei giorni festivi e prefestivi era stato rivendicato per primo dallo stesso assessore (che da quella provincia proviene), salvo poi dover ammettere che ben oltre la metà di quelle prestazioni erano al di fuori del Pngla, il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, arrivando a includere nell’elenco perfino le riunioni dei Gic, i gruppi interdisciplinari di cura.

Come scritto dallo Spiffero lo scorso 7 aprile, i dubbi sollevati dal consigliere regionale del Pd circa l’assenza di indicazioni alle Asl e agli ospedali sembrano trovare conferma nella mancanza di atti che la Regione, al contrario, aveva predisposto per il 2024. In quell’anno, infatti, con la delibera del 4 marzo, era stato aggiornato il Piano aziendale per le liste d’attesa, elencando le prestazioni Pngla e inserendo in modo dettagliato anche quelle che, a fronte di pesantissime criticità, si era ritenuto di includere tra le priorità su cui intervenire.

Probabilmente — ma è un’ipotesi, in attesa di eventuali documenti di cui, fino ad oggi, non vi è evidenza — si è ritenuto che bastassero le indicazioni fornite dallo stesso assessore ai direttori generali nel corso dei numerosi incontri dedicati proprio alle liste d’attesa.

La tesi dell’assessore

Riboldi, dal canto suo, in una nota aveva replicato a Valle ricordando, tra l’altro, come “l’indicazione fornita alle Aziende sanitarie è stata chiara: aumentare l’offerta di prestazioni, anche attraverso aperture straordinarie serali e nei fine settimana, per dare risposte concrete ai cittadini. Le Aziende hanno operato in questa direzione, tenendo conto delle specificità territoriali e dei bisogni assistenziali locali, non certo in assenza di indirizzi come qualcuno vorrebbe far credere”.

“È inoltre necessario – aveva aggiunto l’assessore – fare chiarezza su un punto fondamentale, spesso confuso: la differenza tra prestazione sanitaria e percorso di cura. La prestazione è il singolo atto — una visita, un esame — regolato dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa. Il percorso di cura è invece l’insieme coordinato di più prestazioni che accompagnano il paziente dalla diagnosi alla terapia e al follow-up”.

In attesa della Corte

Basterà questo alla Corte dei Conti, che sugli obiettivi assegnati chiede anche “il grado di raggiungimento”, da indicare compilando un’apposita tabella? Nei prossimi giorni gli uffici della Direzione regionale della Sanità dovranno mettere insieme le tessere di un mosaico in cui dichiarazioni e annunci si mescolano ad atti e passaggi formali, sperando che non ne manchi qualcuna.

Poi toccherà alla Corte dei Conti stabilire se il piano per abbattere le liste d’attesa, costato circa 25 milioni a fronte di oltre 250 mila prestazioni erogate (comprese quelle fuori dall’elenco Pngla), sia stato gestito e attuato al meglio o se qualcosa non sia andato come previsto. Magari iniziando proprio da quegli “obiettivi attribuiti a ciascuna azienda”, come scrivono i magistrati contabili.