SPY GAME

I misteri del Lago Maggiore: il naufragio, gli 007 e quell'atto stipulato ad Alessandria

Il capo del Mossad, tre anni dopo la tragedia, conferma che era un'operazione contro l'Iran. Il proprietario dell'imbarcazione per costituire la società si era rivolto allo studio del notaio Mariano, presidente della Fondazione, morto in circostanze ancora da chiarire

Coincidenze e qualche stranezza, nulla di più. Ma le date sembrano giocare una bizzarra partita su una scacchiera dove eventi tragici si mescolano a domande ancora senza risposta e spy story terribilmente reali si incrociano con situazioni almeno all’apparenza banali, tra scenari di guerra lontani e fatti di cronaca assai più vicini.

Quel tardo pomeriggio del 28 maggio 2023 il naufragio della Gooduria, nelle acque del Lago Maggiore, sembrava essere proprio nulla più che un, pur tragico, fatto di cronaca. Un’imbarcazione vecchiotta che rapidamente cala a picco su un fondale di 16 metri: quattro delle 23 persone a bordo perdono la vita, le altre vengono salvate. Ma i loro nomi non si sapranno mai.

A parte il proprietario Claudio Carminati e la sua compagna russa (tra le vittime), Anya Bozhkova, tutti gli altri erano agenti segreti: 13 del Mossad, dieci dell’Aise, l’agenzia italiana di intelligence per l’estero, che opera anche entro i confini nazionali sul fronte della controproliferazione.

Gli 007 morti

All’Aise – come annuncerà con inusuale tempestività il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano – appartengono le due vittime italiane, Tiziana Barnobi e Claudio Alonzi. Alla loro memoria è dedicata una targa nella sede del Dis (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza di Palazzo Chigi), in cui per entrambi si legge: “Perde la vita nelle acque del Lago Maggiore il 28 maggio 2023, nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi collegati esteri”.

La quarta vittima è un israeliano. Si dice fosse un ex agente di punta del Mossad, ma si sa che quel prefisso, nel mondo delle spie, dove chi entra quasi mai ne esce del tutto, è poco più di un paravento.

La conferma del Mossad

Ieri – e qui le date e le coincidenze iniziano a muoversi sulla scacchiera – il capo del servizio segreto israeliano, David Barnea, commemorando l’agente “M”, ha ricordato che “è caduto fuori Israele, mentre svolgeva la sua missione”. Una missione che lo stesso capo del Mossad ha definito “contro Teheran” e che “ha influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran”.

Da Tel Aviv, dunque, arriva un’ulteriore conferma: quel giorno, tra la sponda piemontese e quella lombarda del Verbano, non era in corso una rimpatriata di 007, ma un’operazione contro la proliferazione di armamenti, probabilmente tecnologia dual use, ovvero materiali che possono avere usi civili ma anche militari.

L’atto ad Alessandria

Altro movimento bizzarro di date e luoghi sulla scacchiera: il 5 aprile 2023, poco più di un mese prima del naufragio, Carminati – descritto come figura non sconosciuta agli ambienti dell’intelligence italiana, che si sarebbe rivolta a lui conoscendolo bene e forse avendo già fruito della sua collaborazione in altre circostanze – insieme alla compagna varca l’androne di un palazzo nel centro di Alessandria.

Lo stesso stabile dove, al quinto piano, mercoledì scorso è stato trovato senza vita il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, il notaio Luciano Mariano. Il corpo in una pozza di sangue, la morte presumibilmente risalente alla sera precedente e ancora interrogativi sulle cause del decesso, tanto da indurre il procuratore capo della Repubblica, Cesare Parodi, a disporre l’autopsia, di cui non si conosce ancora l’esito.

Al piano di sotto c’è lo studio notarile dove sono stati stipulati atti importanti, come quello della storica Borsalino, e altri rogiti che da tempo avevano fatto di Mariano uno dei professionisti più noti e stimati della città, e non solo.

Una società “povera”

Ma in quello studio arriva chi viene da lontano per costituire una società con appena 475 euro di capitale sociale: sono Carminati e la sua compagna russa.

La società – come scriverà il Corriere della Sera poco dopo il naufragio – è finalizzata all’“organizzazione di escursioni, attività ricettive e imbarcazioni”, come la Gooduria, imbarcazione olandese costruita nel 1982 e riadattata, che avrebbe potuto ospitare non più di 15 passeggeri e che, invece, quel giorno ne aveva a bordo otto in più.

Tra le molte domande senza risposta che all’epoca vorticarono attorno al naufragio della “nave delle spie” ce n’era anche un’altra, più defilata ma non priva di fondamento: perché, dalla zona di Sesto Calende, la coppia aveva scelto il prestigioso studio notarile alessandrino – noto per il rigore sabaudo in ogni circostanza – per costituire una società con poche centinaia di euro di capitale?

Scelta casuale o “suggerita”?

Circostanza fortuita o qualcuno aveva consigliato il piccolo armatore lacustre, forte di conoscenze tra gli uomini dell’intelligence, in questi giorni scossa dalla vicenda giudiziaria che, tra l’altro, vede indagato l’ex dirigente dell’Aisi (l’agenzia per la sicurezza interna) Giuseppe Del Deo?

Andato in pensione lo scorso anno a soli 51 anni, Del Deo era stato in predicato per la direzione dell’agenzia dove – secondo più di un’indiscrezione – lo avrebbe voluto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che lo stima molto.

Solo coincidenze

Stima non certo inferiore a quella che – unita a una solida amicizia – Crosetto riserva a Fabrizio Palenzona, ovvero colui che potrebbe andare a guidare la cassaforte alessandrina dopo la scomparsa di Mariano, uno dei suoi fedelissimi di lunga data.

Qui gli incroci attengono al mondo della politica e della finanza, allontanandosi da quelli tra cronaca, vicende di 007 e scenari internazionali. Il resto? Coincidenze e qualche stranezza, nulla di più. Come quel palazzo dove è morto, ancora non si sa con certezza come, lo stimato professionista al cui studio si era rivolto il proprietario della barca delle spie.

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