Medici di famiglia, blitz di Schillaci. Sindacati: "Una riforma sbagliata"
Stefano Rizzi 07:00 Venerdì 24 Aprile 2026Improvvisa accelerazione del ministro verso il cambiamento della medicina territoriale. In Conferenza delle Regioni la bozza di decreto. Passaggio alla dipendenza anche se non immediato. Venesia (Fimmg Piemonte): "Un fulmine a ciel sereno" - DOCUMENTO
Il ministro della Salute vuole accelerare sulla riforma dei medici di famiglia, ma trova subito la strada sbarrata dai sindacati dei camici bianchi. Un’urgenza che Orazio Schillaci traduce nell’utilizzo dello strumento del decreto, come ha spiegato alla Conferenza delle Regioni, dove – dopo averla condivisa con quelle governate dal centrodestra – ha presentato la bozza che dovrebbe arrivare in forma definitiva in Consiglio dei ministri entro il mese di maggio.
Obiettivo dichiaratamente primario dei cambiamenti – in molti casi incisivi e, per questo, passibili di critiche e resistenze – è consentire il pieno e reale funzionamento delle case di comunità, previste e finanziate dal Pnrr, ma oggi a forte rischio di restare cattedrali nel deserto o, al più, strutture in grado di marciare a velocità ridotta rispetto al dovuto.
Assistenza primaria, continuità delle cure, presa in carico dei pazienti fragili: sono questi alcuni dei punti su cui dovrebbe intervenire la riforma, che contiene in sé una delle questioni più spinose, ossia il futuro inquadramento dei medici di medicina generale.
Accantonata ormai da tempo – dopo l’alzata delle barricate da parte dei principali sindacati di categoria – l’idea iniziale di trasformare i medici di famiglia in dipendenti a tutto tondo del Servizio sanitario nazionale, Schillaci ha rimodulato e ammorbidito lo schema che, tuttavia, conserva parte di quella visione.

“Dipendenza selettiva”
Come si evince dalla schematizzazione della bozza di decreto, il sistema attuale della convenzione dei medici di famiglia con il servizio pubblico, attraverso le Asl, non viene affatto eliminato, così come resta l’aspetto fiduciario del rapporto con il paziente.
Su una sorta di corsia parallela viaggia la parte più innovativa della riforma: quella in cui viene introdotta la “dipendenza selettiva”, ovvero la quota di professionisti destinata a garantire funzioni definite di maggiore intensità organizzativa. Tra queste, proprio le case di comunità hub, la continuità assistenziale integrata (che comprende la vecchia guardia medica) e la presa in carico strutturata dei pazienti.
Non mancano le consuete innovazioni annunciate sugli strumenti informatici: la digitalizzazione di molte procedure, la telemedicina e la, ormai da tempo reclamata, riduzione del carico burocratico in capo ai medici di famiglia.
Leggi qui lo schema di decreto legge
Nodi della riforma
Non sfugge, tuttavia, che il loro futuro inquadramento sia il nodo principale della riforma, nonostante nel decreto sia prevista una fase transitoria e l’iniziale idea di trasformarli in dipendenti sia stata affievolita, perlomeno nei tempi.
Come si legge nelle slide presentate alle Regioni, si assicura che, per quanto concerne il passaggio alla dipendenza, per i medici non ci sarà alcuna trasformazione generalizzata immediata del loro rapporto con il Servizio sanitario. Nella fase transitoria, le Asl potranno assumere a tempo indeterminato medici di famiglia in possesso di specializzazione, ma su base volontaria, con limiti numerici e funzioni territoriali ben delineate.

Sostenibilità giuridica
Schillaci, memore dell’ostracismo verso la sua proposta originaria di portare i medici di medicina generale alle dipendenze, si sarebbe premurato di evidenziare come “il canale dipendente non riguarda l’intera medicina generale” e di ribadire che “non vi è trasformazione generalizzata automatica del sistema”, considerato che la scelta è “graduale, selettiva e programmata”. Tutto questo “per garantire sostenibilità giuridica – è scritto nella bozza – organizzativa e finanziaria”.
Il ministro ha indicato anche un cronoprogramma che parte – con un termine di 30 giorni – dalla revisione degli accordi integrativi dei medici in vigore nelle regioni e dalla mappatura dei fabbisogni delle case di comunità, proseguendo con ulteriori tappe di un percorso che appare tutt’altro che semplice e privo di ostacoli.
Fimmg sulle barricate
Le prime conferme arrivano proprio dal principale sindacato dei medici di famiglia. E i toni sono quelli di un'aspra battaglia.
“Un provvedimento mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti. Questo decreto non è mai stato presentato alle organizzazioni sindacali di categoria – si legge in una nota del vertice nazionale della Fimmg - ed è inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale”.
“Un fulmine a ciel sereno”: così il segretario del sindcato per il Piemonte, Roberto Venesia, definisce la bozza di decreto. Allo Spiffero, Venesia non nasconde il suo stupore e disappunto per questa svolta improvvisa, “abbastanza incomprensibile”.
“Intervenga Meloni”
Il sindacalista dei camici bianchi piemontesi ribadisce come “l’idea di portare i medici di medicina generale alla dipendenza sia insostenibile. Ora si tratta di capire le reali intenzioni, ma noi lo abbiamo ribadito ripetutamente: quel sistema, oltre che insostenibile, è anche inutile. Abbiamo già dato garanzie per la copertura delle ore nelle case di comunità. Per la nostra regione, su questo fronte, non sussiste alcun pericolo, ma dobbiamo ancora capire il perché di questa strada imboccata. Di certo – aggiunge Venesia – non va nella direzione giusta”. Si dirige, invece, verso Palazzo Chigi la richiesta della Fimmg: “Chiediamo a Giorgia Meloni di intervenire direttamente per sospendere l'iter del decreto e aprire un confronto reale con la rappresentanza di categoria prima di qualsiasi ulteriore avanzamento del provvedimento”.


