Case di comunità, scatole vuote: "Senza personale e sicurezza"
Stefano Rizzi 12:00 Lunedì 27 Aprile 2026Dura denuncia di Cgil e Uil della situazione all'Asl Città di Torino: "Non ci sono le condizioni per garantire i servizi". Il direttore Picco: "Abbiamo assunto tutti quelli disponibili". Criticità in tutta la regione. La scadenza del 30 giugno per il fondi del Pnrr
“Senza personale, organizzazione e sicurezza”. Le case di comunità a Torino, nella rappresentazione che ne fanno Cgil e Uil, sono un disastro, o qualcosa di peggio. Per rendere l’idea basterebbe riportare l’allarme che i sindacati del comparto sanità lanciano, sostenendo che “non esistono le condizioni minime per garantire sicurezza e qualità dei servizi” nelle strutture della medicina territoriale previste e finanziate dal Pnrr.
Un atto d’accusa rivolto all’Asl Città di Torino e, in particolare, al responsabile delle professioni sanitarie Fabiano Zanchi – il cui nome era circolato qualche mese fa per la guida dell’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, poi affidata a Franco Ripa – al quale i sindacati contestano la gestione di tutto ciò che ruota attorno all’imminente apertura delle case di comunità.
La missiva
Nella lettera indirizzata al direttore generale dell’azienda sanitaria, Carlo Picco, le due sigle sindacali scrivono che “risulta incomprensibile come, a fronte di una programmazione nota da mesi e che prevedeva l’attivazione delle strutture entro giugno, non sia stata predisposta una pianificazione organizzativa adeguata, capace di garantire un avvio sostenibile dei servizi”.
Cgil e Uil denunciano “una gestione emergenziale”, nella quale non sarebbe garantita la copertura dei turni festivi e prefestivi, così come la gestione delle emergenze. Con il conto alla rovescia che accorcia i tempi che separano dalla data fissata per l’entrata in funzione delle strutture e, ancor prima, dalle verifiche previste nel mese di maggio, quello delle case di comunità appare sempre più come un problema aggravato dall’ormai cronica carenza di infermieri e di altro personale necessario, cui si aggiungono le scadenze da cui dipendono i finanziamenti europei.
Non solo Torino
Quello di Torino – al di là di una possibile accentuazione della gravità da parte dei sindacati – è tutt’altro che un caso isolato: i ritardi nella realizzazione, ma ancor più le difficoltà nel reperire personale e nel dare un’organizzazione chiara ed efficiente alle nuove strutture, sono temi che riguardano tutto il Paese e, anche all’interno dei confini regionali, non mancano criticità rilevanti.
“Basta improvvisazione”, intimano i rappresentanti dei lavoratori, chiedendo “assunzioni immediate”. Un passaggio, quest’ultimo, che riporta per l’ennesima volta al nodo più difficile da sciogliere: trovare il personale.
La replica di Picco
“Abbiamo assunto tutti quelli che erano in graduatoria – spiega Picco allo Spiffero – e ora aspettiamo il completamento del concorso bandito da Azienda Zero per assumerne altri. Inoltre, abbiamo fatto un bando per la mobilità interna, proprio come richiesto dalle organizzazioni sindacali”.
Queste ultime, nella lettera, hanno chiesto un incontro urgente che, anticipa Picco, avverrà entro domani. In quella sede si vedrà quali saranno gli spazi di manovra e di confronto che i sindacati chiedono porti “alla definizione di un piano strutturato, trasparente e sostenibile”.
Corsa contro il tempo
Con la palese intenzione di evitare aspre polemiche, il direttore generale dell’Asl Città di Torino non rinuncia, comunque, a rivendicare, per quanto riguarda gli infermieri, “il raddoppio dell’obiettivo dato dall’osservatorio regionale per le assunzioni e standard ampiamente superiori ai limiti fissati dalla legge nazionale”.
La questione del personale necessario per far funzionare davvero e a pieno regime le nuove strutture resta centrale e lo stesso rapporto di Agenas, che fotografava la situazione alla fine dello scorso anno, non era affatto rassicurante. Il rischio di trovarsi di fronte a scatole vuote (o comunque non riempite a sufficienza) è più che concreto, così come quello di vedere soluzioni rabberciate – magari con l’inevitabile ricorso a infermieri e medici a gettone – pur di presentarsi alle verifiche con un assetto diverso da quello previsto.
Se poi si aggiunge l’altra questione, riemersa proprio l’altro giorno con la bozza di decreto sul futuro ruolo e inquadramento dei medici di famiglia, da qui al 30 giugno più che una corsa a ostacoli si profila un vero e proprio percorso di guerra.


