Pari e patta nei sondaggi: Meloni avanti d'un soffio
16:02 Lunedì 27 Aprile 2026Centrodestra al 43,7%, centrosinistra al 43,2%. FdI resta primo partito al 28,4% (-0,5), il Pd sale al 23,4% (+0,5) e accorcia. In crescita anche il Movimento 5 Stelle al 12,9%. Calano Forza Italia (8,3%), Lega (6%) e Verdi e Sinistra (6,7%). Vannacci al 3,4%
Il termometro è quello del sondaggio Ixè, ma la febbre è tutta politica. E racconta molto più di uno scostamento decimale. Dietro quei numeri, aggiornati al 27 aprile, si intravede il cantiere delle politiche 2027, con equilibri che si assottigliano e nervi scoperti in entrambi i campi.
Partiamo dalla vetta: Fratelli d'Italia resta primo partito, ma il segno meno (-0,5%) che porta il dato al 28,4% non è una semplice oscillazione statistica. È un campanello d’allarme per Giorgia Meloni, che finora aveva costruito la propria narrazione su una stabilità quasi granitica del consenso. Il punto non è tanto la flessione in sé, quanto il contesto: per la prima volta da mesi, il distacco si riduce in modo sensibile.
Dall’altra parte, infatti, il Partito Democratico di Elly Schlein cresce dello 0,5% e sale al 23,4%. Ovvero il gap si restringe di un punto secco. Non è ancora rimonta, ma è qualcosa che nei corridoi dem viene già letto come inversione di tendenza. Soprattutto perché avviene senza scossoni apparenti, quasi per accumulo: segno che una parte dell’elettorato sta lentamente riconsiderando il campo progressista come alternativa.
E qui entra in gioco il terzo incomodo: il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte sale al 12,9% (+0,2%). Una crescita contenuta, ma costante. Nei fatti, il baricentro del centrosinistra si consolida su due gambe, con i pentastellati che tornano a pesare nei rapporti di forza e, soprattutto, nelle trattative future. Perché il dato politico vero è che, sommando Pd, M5s e l’area rosso-verde, si costruisce un blocco competitivo.
Già, l’area rosso-verde. Verdi e Sinistra perde lo 0,7% e scende al 6,7%. Un calo che pesa più del numero, perché arriva proprio mentre il campo largo avrebbe bisogno di consolidarsi. Ciò significa che le tensioni interne e la difficoltà di tenere insieme identità e progetto unitario cominciano a presentare il conto. E poi ci sono i cespugli: Italia Viva al 2,5% e +Europa all’1,5%. Formalmente stanno nel perimetro progressista o comunque alternativo alla destra. Sostanzialmente, però, restano l’area più mobile e meno disciplinata del sistema.
Il vero nodo politico sta qui: il “campo largo” esiste nei numeri, ma non ancora nella chimica. E Matteo Renzi lo sa benissimo. L’ex premier continua a giocare su due tavoli: da un lato rivendica la collocazione nell’alveo del centrosinistra, dall’altro mantiene un’autonomia che gli consente di incidere – o di sfilarsi – al momento opportuno. Lo stesso vale, in misura diversa, per +Europa, più stabilmente ancorata al fronte progressista ma non automaticamente allineata su tutte le scelte strategiche.
Sul fronte opposto, il centrodestra nel suo complesso (FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati) si ferma al 43,7%. Un dato ancora superiore al 43,2% del centrosinistra, ma il margine è minimo. E soprattutto è eroso dalle difficoltà degli alleati: Forza Italia scende all’8,3% (-0,5%), la Lega cala al 6% (dal 6,2%), mentre Noi Moderati resta marginale all’1%.
È qui che, lontano dai riflettori, si allungano le incognite verso il 2027. Perché mentre Meloni regge, il resto della coalizione si assottiglia. E un centrodestra troppo sbilanciato su un solo partito rischia di diventare politicamente meno governabile e più esposto agli scossoni. In questo spazio si inserisce la variabile più interessante del sondaggio: Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che in un un paio di mesi cresce dello 0,7% e arriva al 3,4%. Comunque lo si giudichi è un segnale. Perché quel consenso si muove in un’area contigua al centrodestra, ma non necessariamente allineata. E infatti, nei retroscena parlamentari, la domanda è una sola: Vannacci sarà dentro o fuori la coalizione?
E poi c’è il terreno scivoloso del “né di qua né di là”. Qui si colloca Azione, ferma al 3,1%, con la sua scelta di campo… contro i campi. Carlo Calenda ha ormai rotto in modo netto con il Pd di Schlein, giudicato troppo spostato su una linea incompatibile con la sua agenda, e considera definitivamente impraticabile qualsiasi convergenza con il M5s di Conte. Non è quindi un centrista “in attesa”, ma un oppositore sia della destra sia dell’attuale configurazione del centrosinistra. La scommessa è costruire un polo autonomo che non faccia da stampella a nessuno. Il problema, però, è tutto nei numeri: senza una massa critica più ampia, quella linea rischia di restare marginale.
Ecco allora la fotografia reale: due blocchi quasi equivalenti (43,7% contro 43,2%), con una fascia centrale che può spostare l’ago della bilancia. La prospettiva 2027, a questo punto, si gioca su tre livelli. Primo: la capacità di Meloni di fermare l’erosione e ricompattare gli alleati. Secondo: la tenuta del dialogo tra Schlein e Conte, che oggi funziona nei numeri ma resta fragile nella politica quotidiana. Terzo: l’eventuale nuova legge elettorale in grado di scongiurare il pareggio. Perché, al netto delle percentuali, il messaggio del sondaggio è uno solo: la distanza tra governo e opposizione non è più una prateria. È diventata un corridoio stretto. E in quel corridoio, da qui al 2027, si giocherà tutto.


