CASSE MUNICIPALI

Mal Comune: meno risorse e più spese. Canelli: "Così non reggiamo a lungo"

Conti ancora in equilibrio, ma sempre più fragili. In audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Dfp, l'allarme del sindaco di Novara a nome dell'Anci. All'orizzonte un buco da 2,2 miliardi e fino a un miliardo l'anno di squilibrio. E per la sicurezza mancano i vigili

Se i conti pubblici italiani stanno ancora in piedi, una fetta non secondaria del merito passa dai municipi. Ma dietro la facciata dell’equilibrio, la macchina dei Comuni comincia a perdere colpi: margini sempre più stretti, spesa corrente in crescita e un buco che rischia di allargarsi già nei prossimi due anni. È da qui che parte l’allarme lanciato da Alessandro Canelli, primo cittadino di Novara e delegato Anci alla finanza locale, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica 2026.

“I Comuni italiani continuano a garantire equilibrio, investimenti e servizi essenziali ai cittadini, pur operando dentro un quadro sempre più complesso e con margini finanziari sempre più ristretti. Non siamo un fattore di squilibrio della finanza pubblica nazionale, ma al contrario contribuiamo in modo stabile e responsabile alla sua sostenibilità”, ha detto il sindaco leghista. Una posizione chiara: i Comuni non sono il problema dei conti pubblici, ma una parte della soluzione. Anche perché, nonostante il quadro sempre più complesso, continuano a garantire servizi essenziali.

Il Dfp 2026 e le criticità strutturali

Il Dfp 2026, ha spiegato Canelli, “restituisce un quadro che, pur riconoscendo il contributo positivo degli enti territoriali, evidenzia forti criticità che rischiano di compromettere già nel triennio 2026-2028 la tenuta dei bilanci comunali”. Il quadro è “complessivamente positivo” ma con un “tendenziale trend di aggravamento a partirnci proprio dall’anno in corso”.

Nel mirino c’è soprattutto la dinamica del saldo corrente di competenza, con una “forte erosione degli spazi finanziari di parte corrente” e una prospettiva di “significativa contrazione degli investimenti locali” a partire dal prossimo anno, quando verrà meno anche la spinta del Pnrr sui Comuni.

Spesa in crescita

La pressione sulla spesa corrente cresce per effetto di una combinazione ormai strutturale: inflazione, maggiori costi energetici, oneri contrattuali, aumento della domanda di servizi sociali e gestione delle nuove infrastrutture realizzate con il Pnrr. In questo contesto, i Comuni italiani “continuano a garantire servizi essenziali pur operando dentro un quadro sempre più complesso e con margini finanziari sempre più ristretti”, ma la tenuta inizia a scricchiolare. Il risultato è un sistema sotto stress, dove la crescita dei costi non è compensata da adeguati margini finanziari.

Secondo il documento presentato dall’Anci, lo scenario tendenziale è netto: perdita complessiva di risorse pari a 2,2 miliardi di euro nel triennio 2026-2028. Ancora più preoccupante il dato di breve periodo: circa un miliardo di euro di squilibrio annuo nel biennio 2026-2027.

“Questo significa – ha sottolineato Canelli – che senza interventi tempestivi il rischio è quello di comprimere ulteriormente la qualità e la quantità dei servizi fondamentali, soprattutto nei Comuni più piccoli e con minore capacità fiscale”. Il che significa meno servizi o servizi peggiori, con un impatto più forte sulle realtà più fragili.

Investimenti record, ma ora frenano

Eppure, negli ultimi anni i Comuni hanno trainato la crescita. “I Comuni hanno dimostrato una straordinaria capacità di investimento: dal 2017 al 2025 gli investimenti fissi lordi sono più che raddoppiati, passando da 8,3 a circa 22 miliardi di euro”. Una spinta che ha sostenuto la crescita del Paese e ridotto i divari infrastrutturali.

Ora però il rischio è un’inversione di rotta, anche per effetto del “taglio drastico derivante dalla legge di bilancio 2025”. L’auspicio dell’Anci è chiaro: recuperare quelle risorse per evitare di comprimere ulteriormente la qualità e la quantità degli investimenti, sia nelle città sia nei piccoli Comuni.

Sicurezza urbana senza personale

Non c’è solo la finanza. Sul tavolo arriva anche il tema della sicurezza urbana. “I sindaci non possono essere lasciati soli. Non lo sono, perché c’è una forte collaborazione con le forze dell’ordine, ma abbiamo bisogno di un impegno maggiore soprattutto sul personale”.

Il dato è pesante: deficit di circa 11 mila unità nella Polizia locale a livello nazionale. Più agenti, spiegano dall’Anci, servono per contrastare fenomeni che “stanno facendo diventare matti sindaci”: dalla movida violenta alla presenza eccessiva di extracomunitari irregolari nelle città.

Cambiare i rapporti Stato-Comuni

In chiusura, la richiesta politica. “Chiediamo che il Dfp diventi davvero uno strumento capace di valorizzare il ruolo dei Comuni e delle Città metropolitane come protagonisti dello sviluppo e della coesione sociale”. Per farlo, secondo Canelli, serve un cambio di paradigma: superare la lettura aggregata degli enti territoriali e riconoscere le specificità del comparto comunale.

L’obiettivo è costruire scelte di bilancio “tempestive, mirate ed efficaci”. Perché, al netto delle cifre, il messaggio che arriva dai sindaci è uno solo: i Comuni reggono, ma così ancora per poco.

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