GLORIE NOSTRANE

Egizio, proroga fino al 2064. Christillin prenota l'eternità

Via libera dal Consiglio regionale del Piemonte ad altri trent'anni della Fondazione che gestisce il museo. Una pietra su cui è inciso il nome della Faraona. Nessuno la immagina ancora al comando tra quarant’anni. Ma una stele, quella sì, è praticamente pronta

Altro che calende greche, qui è un calendario dell’Antico Regno. Trent’anni in più. Così, senza battere ciglio. Il Consiglio regionale del Piemonte allunga la vita della Fondazione del Museo Egizio dalla scadenza attuale 2034 fino al 2064. E quando si parla di regni, prima ancora delle norme e dei pareri ministeriali, viene spontaneo chiedersi chi siederà sul trono. O meglio: se qualcuna, da anni, non abbia già iniziato a scolpire il proprio nome nella pietra.

La proposta, portata in aula dall’assessora Marina Chiarelli, sorella d’Italia un tantino in disgrazia, era già passata all’unanimità nella Commissione di Palazzo Lascaris e ha ricevuto lo stesso trattamento dall’emiciclo. Un consenso bulgaro – pardon, egizio – che testimonia quanto il Museo sia ormai considerato un asset strategico, tra ammortamenti, rifunzionalizzazioni e pianificazioni degne di un papiro contabile. “Prospettiva solida e coerente”, dice Chiarelli. E chi siamo noi per dubitare, davanti a una visione che supera di slancio generazioni, legislature e forse pure qualche civiltà?

Ma sotto la sabbia di questa proroga trentennale, autorizzata dal Ministero della Cultura, retto dal fratello Alessandro Giuli, emerge inevitabilmente la figura che più di tutte incarna – è il caso di dirlo – il Museo Egizio: Evelina Christillin. Dal 2012 sul trono di via Accademia delle Scienze 6, riconfermata anche dal ministro zufolaio per il quadriennio 2024-2028, la “Signora degli A(g)nelli” è ormai per molti “la Faraona”.

E come ogni faraone che si rispetti, ha costruito la sua piramide. Non in pietra, ma in numeri: da 13 dipendenti a 90, fatturato quintuplicato, spazi triplicati. Torino trasformata nel principale hub dell’egittologia fuori dall’Egitto. E tutto questo – come lei stessa ama ripetere con civetteria – partendo da “poco e niente”. Un’autodichiarazione che, detta così, suona quasi come l’umiltà di chi ha appena fatto erigere Abu Simbel davanti al Cambio.

La chiamano “la Faraona” e lei ci ride, circondata da una collezione di gufi che sfiora il mitologico” (tremila, dicono, con una lampada monumentale che ormai è leggenda urbana). Il suo Ramses II interiore veglia su tutto: potente, scenografico, inamovibile. E infatti eccoci qui, a discutere di una proroga al 2064 che sembra più una consacrazione eterna che un atto amministrativo.

Certo, qualche granello di sabbia nei meccanismi non è mancato. Le querelle politiche, i mal di pancia nel centrodestra, i tentativi – falliti – di metterne in discussione la guida. Dal braccio di ferro del 2021 con Maurizio Marrone alle tensioni più recenti, con il ministro della Difesa Guido Crosetto che di fronte alla proroga dell’incarico storse il naso e parlò di scelta poco condivisa. In mezzo, il direttore Christian Greco, sempre difeso da Christillin, e quel celebre confronto con Giorgia Meloni che fece tremare più di una colonna del tempio.

Di certo, Christillin resta una figura divisiva: per alcuni troppo vicina al centrosinistra, indulgente ai tempi grillini di Chiara Appendino come lo è oggi verso i “ragazzi” di Askatasuna (i cui leader hanno pressappoco la sua età), per altri una risorsa imprescindibile, una specie di divinità della cultura torinese progressista. Lei, dal canto suo, continua a regnare tra gufi e faraoni, con la leggerezza di chi sa che il tempo – quello vero – gioca a suo favore. Perché diciamolo: è difficile immaginare la 71enne Christillin ancora al timone nel 2064. Anche i faraoni, a un certo punto, passavano il testimone (più o meno volentieri). Ma la proroga appena votata ha già scolpito qualcosa di più duraturo: la sua impronta nella storia. In fondo, la consegna all’eternità

E allora non stupitevi se, tra qualche decennio, entrando nel Palazzo del Collegio dei Nobili, accanto a Ramses II troverete una nuova sezione: “Dinastia Christillin”. Con tanto di stele celebrativa. O magari – perché no – una mummia perfettamente conservata, collocata con tutti gli onori proprio lì, in via Accademia delle Scienze 6. Dopotutto, ogni grande faraone merita l’eternità. Anche a Torino.