ASSISTENZA

Lo Russo non apre il portafoglio e contesta il Tar sulle rette Rsa

Condannato a pagare l'integrazione per un anziano, il Comune di Torno ricorre al Consiglio di Stato. Per i giudici amministrativi Palazzo di Città non può decidere non tenendo conto dell'Isee. Le associazioni: "Vogliono tirarla alle lunghe senza pagare"

Il sindaco Stefano Lo Russo non ci sta e ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che impone al Comune di Torino di contribuire al pagamento della retta della Rsa, pari a 18 mila euro l’anno, per un anziano con un Isee di 6 mila euro.

Un caso, quello oggetto della contesa, che trascina con sé – nel pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale – l’imposizione all’amministrazione comunale di rivedere i criteri con cui decide le integrazioni delle rette per gli ospiti delle Rsa e il loro ammontare. Per i giudici, l’Isee è l’unico parametro su cui quantificare la quota a carico dell’ospite o della sua famiglia per la parte cosiddetta “alberghiera” (ovvero la componente non sanitaria) della retta; la quota restante è a totale carico del Comune, che non può tirarsi indietro applicando propri regolamenti difformi.

Il ricorso

Un pronunciamento oggi contestato da Palazzo di Città che, dunque, ha deciso di appellarsi al Consiglio di Stato. Decisione aspramente criticata dalle associazioni che rappresentano gli anziani e le loro famiglie. “Pur nella sua legittimità, si tratta di un atto che giudichiamo quantomeno inopportuno da parte del Comune, che invia un messaggio ambiguo alle organizzazioni che da tempo richiedono la corretta applicazione dell’Isee e con le quali, negli ultimi tempi, si era aperto un dialogo”, osservano Andrea Ciattaglia del Coordinamento sanità e assistenza e Vincenzo Bozza dell’Utim, onlus che si occupa delle persone con disabilità.

La sentenza

Nella sentenza il Tar aveva ribadito come “la giurisprudenza abbia più volte chiarito che i Comuni non possono, con i loro regolamenti, attribuire rilievo a elementi diversi rispetto a quelli specificamente indicati nel Dpcm n. 159 del 2013 al fine di determinare il livello di capacità economica dell’assistito, con la conseguenza che non sono ammessi altri sistemi di calcolo delle disponibilità economiche dei soggetti che richiedono prestazioni di tipo assistenziale”.

Nel caso specifico, il malato non autosufficiente percepisce una pensione di 654 euro mensili (oltre all’indennità di accompagnamento); ha la moglie a carico, che vive in un alloggio in affitto, ed è comproprietario di un quarto della casa di famiglia a Locri (Reggio Calabria).

L’attestazione Isee socio-sanitaria residenziale, comprensiva della componente aggiuntiva dei figli, risulta di poco superiore ai 6 mila euro, a fronte dei quali la struttura di ricovero emette fatture da 1.500 euro al mese, che il Comune aveva finora rifiutato di integrare. Una situazione ritenuta insostenibile per la famiglia, mentre di ben diverso avviso appare l’amministrazione comunale, che non rinuncia a rivendicare la legittimità del proprio operato.

Le critiche

“Nelle aule di tribunale il Comune sosterrà l’assoluta bontà e legittimità del regolamento che esclude dalle integrazioni migliaia di utenti. Ci chiediamo — aggiungono le associazioni in una nota — quale credibilità possa avere un percorso parallelo per modificare lo stesso regolamento. Quello del Comune pare più un escamotage per tirare avanti fino alle elezioni, pesando sulle tasche di migliaia di cittadini fragili e delle loro famiglie, che invitiamo a non perdersi d’animo e a rivendicare in ogni sede, compresa quella giudiziaria, le proprie ragioni e i propri diritti negati da questa amministrazione”.

L'attacco della Regione

Sulla vicenda interviene anche l’assessore regionale al Welfare Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia. “Belle le lezioncine a parole sui diritti, ma poi il welfare del Comune di Torino – dice Marrone - passa più tempo in tribunale a negare i contributi ai fragili in povertà, peraltro già finanziati dalla sanità regionale, che negli sportelli a concederli” 

Marrone ricorda “una buona notizia per gli anziani non autosufficienti: di oggi la firma della delibera regionale che rifinanzia i voucher Scelta Sociale per le prestazioni di assistenza domiciliare e residenziale con 20 milioni, che si aggiungono ai 90 già distribuiti direttamente alle famiglie con la piattaforma online negli ultimi tre anni”.