Intesa San Carlo: plebiscito per Messina e dividendo da 6,5 miliardi
17:20 Giovedì 30 Aprile 2026L'assemblea della banca approva il bilancio 2025 con il 99% dei voti. Utile netto a 9,3 miliardi e 37,6 centesimi per azione, payout al 70%. Via libera anche a un buyback fino a 2,3 miliardi. Il ceo: "Sono i migliori risultati nella nostra storia". Si prepara a una zampata?
C’è chi lo chiama il regno di Carlo Magno, chi altrettanto maliziosamente lo archivia alla voce “ordinaria amministrazione del potere”. L’assemblea di oggi, 30 aprile 2026, di Intesa Sanpaolo fila liscia come un bonifico: maggioranze bulgare, nessuna scossa, e una linea che resta quella tracciata da tempo dal tandem al vertice, dove Carlo Messina ha lo scettro in pugno da ben cinque mandati (da qui l’altro nomignolo di Carlo V)
La partecipazione – tutta incanalata attraverso il rappresentante designato – ha superato il 63,3% del capitale. E quando si passa ai voti, il copione è quello delle grandi occasioni senza suspense: il bilancio 2025 incassa 10,9 miliardi di voti favorevoli, pari al 99,03669% delle azioni rappresentate. Tradotto: plebiscito.
Dividendi monstre e payout al 70%
Il cuore dell’assemblea è, ancora una volta, la politica di distribuzione. E qui la banca non delude gli azionisti: via libera a una cedola complessiva da 6,54 miliardi di euro tra acconto e saldo, pari al 70% dell’utile netto consolidato. Nel dettaglio: acconto già pagato a novembre: 3,23 miliardi (18,6 centesimi per azione) e saldo: 3,308 miliardi (19 centesimi per azione), in pagamento dal 20 maggio. Il totale porta la cedola a 37,6 centesimi per azione, con un rendimento attorno al 7,5%. Anche qui, consenso quasi unanime: 99,91% dei voti favorevoli.
La quota eventualmente non distribuita sulle azioni proprie finirà a riserva, senza scossoni all’impostazione prudenziale sul capitale. Un dettaglio tecnico, ma non secondario: la macchina della remunerazione resta calibrata per non perdere l’equilibrio patrimoniale.
Buyback: altri 2,3 miliardi sul piatto
Accanto ai dividendi, l’altra leva è il riacquisto di azioni proprie. L’assemblea ha autorizzato un nuovo programma fino a 2,3 miliardi di euro, per un massimo di 800 milioni di azioni, con esecuzione entro ottobre 2026 e successivo annullamento dei titoli.
Sommando i 2 miliardi già realizzati nel 2025, la restituzione di capitale via buyback raggiunge quota 4,3 miliardi. Il messaggio al mercato è lineare: cassa abbondante, capitale solido, e disponibilità a redistribuire.
Remunerazioni: consenso meno compatto
Diverso il clima sulle politiche di remunerazione 2026. Qui il sostegno resta robusto ma meno plebiscitario: 89,8% dei voti favorevoli, mentre la relazione sui compensi 2025 si ferma all’86,6%. Insomma, i compensi stellari dei vertici, presumibilmente meritatissimi, sono rimasti sullo stomaco a molti azionisti.
Nel corso del 2025 Messina ha percepito un compenso pari a 4,903 milioni di euro tra componente fissa (pari a 3,5 milioni di euro) e sistema incentivante (pari a 1,403 milioni di euro, mentre il presidente Gros-Pietro conta su un emolumento di 800mila euro. I restanti membri del Cda ricevono un compenso annuo lordo di 120.000 euro. Cinque consiglieri facendo parte del comitato per il controllo sulla gestione hanno percepito un compenso specifico di 290.000 euro annui: si tratta di Fabrizio Mosca, Mariella Tagliabue, Maura Campra, Roberto Franchini e Riccardo Secondo Carlo Motta. A Franchini, in qualità di presidente del comitato, spetta un'integrazione di ulteriori 80.000 euro, per un totale di 370.000 euro annui.
Nessuna rivoluzione: l’impianto resta quello già visto, con forte legame tra bonus e performance, ampio uso di strumenti azionari e orizzonte di lungo periodo, in linea con le pratiche europee. Ma il segnale è chiaro: quando si entra nel terreno delle retribuzioni, l’unità granitica si incrina.
“Risultati record, non temporanei”
Dal palco, l’amministratore delegato Carlo Messina rivendica senza esitazioni: «Il 2025 si è chiuso con i migliori risultati nella storia di Intesa Sanpaolo». I numeri lo confermano. Utile netto: 9,3 miliardi, ROE al 18%, ROTE al 22%, cost/income al 42%, CET1 ratio al 13,9%
«La crescita delle commissioni e dell’attività assicurativa ha raggiunto livelli record», sottolinea, insistendo su un punto chiave: «Questi risultati derivano da fattori strutturali, non temporanei». La ricetta: diversificazione dei ricavi, tecnologia, piattaforma digitale (con isytech al centro) e un modello che punta su wealth management, protection e advisory.
Messina guarda già avanti: utile 2026 atteso a circa 10 miliardi, oltre 11,5 miliardi al 2029 e circa 50 miliardi di distribuzioni cumulative nel periodo 2025-2029. Il tutto senza “rischi di esecuzione”, assicura.
“Fiducia e ruolo sistemico”
Il presidente Gian Maria Gros-Pietro, talmente longevo da puntare all’immortalità, allarga lo sguardo: «Gli ottimi risultati sono il frutto di una pianificazione attenta e dell’impegno delle 90 mila persone del gruppo». E insiste sul posizionamento: capitalizzazione sopra i 100 miliardi (+50% circa), ai vertici dell’Eurozona, e riconoscimenti ESG internazionali (Dow Jones Best-in-Class, CDP Climate A List). Il messaggio è politico oltre che industriale: Intesa come perno nel sostegno a famiglie e imprese, con un ruolo sistemico che va oltre il conto economico.
Risiko bancario? Per ora alla finestra
Sullo sfondo resta il grande gioco del risiko finanziario. Messina, nei mesi scorsi, è stato chiaro: niente partecipazioni di minoranza, interesse solo per operazioni con controllo pieno. Ovvero niente mosse avventate, soprattutto su dossier come Assicurazioni Generali.
Ma il quadro non è immobile. Se Unicredit dell’amato-odiato Andrea Orcel dovesse rafforzarsi ulteriormente, il banco potrebbe riaprirsi. E allora la prudenza strategica potrebbe lasciare spazio a scelte meno conservative, magari con qualche “moral suasion” in arrivo da Palazzo Chigi.
Per ora, però, il copione non cambia: utili record, dividendi generosi, buyback robusti e governance saldamente in controllo. Il resto – come spesso accade nel credito italiano – si gioca fuori dall’assemblea. E forse deve ancora cominciare davvero.


