SANITÀ

Farmaci, 21 miliardi in 10 mesi. Piemonte sfora negli ospedali

Nel giro di un anno in Italia c'è stato un aumento del 6,9%. Va meglio sul fronte dei medicinali prescritti ai pazienti, ma l'esborso per le strutture ospedalieri supera i 4,2 miliardi. Tensioni tra il ministro Schillaci e Aifa. I numeri alti della Città della Salute di Torino

La spesa per i farmaci in Italia continua a crescere a ritmi più che sostenuti. Nel giro di tre anni è aumentata del 23% e, in appena dieci mesi, ha segnato un incremento che sfiora il 7%. Dati che non possono non preoccupare, tanto che da Palazzo Chigi è stato chiesto al ministro della Salute, Orazio Schillaci, di porre rimedio a una situazione che non pochi giudicano pericolosamente fuori controllo. In una sorta di effetto domino (o scaricabarile), anticipato dallo stesso ministro all’inizio dell’anno, quando le previsioni non lasciavano presagire nulla di buono, Schillaci aveva scritto una lettera ai vertici dell’Aifa chiedendo verifiche periodiche ravvicinate e “azioni concrete e misurabili per la riduzione della spesa”.

Avvertimenti che, alla luce dei numeri appena pubblicati dalla stessa agenzia del farmaco – relativi al monitoraggio del periodo gennaio-ottobre 2025, in cui viene confermato un andamento apparentemente inarrestabile – e di altri dati ancora più recenti, non sembrano aver ottenuto l’effetto sperato.

Spesa schizzata

Nei dieci mesi presi in esame, la spesa totale arriva a 21 miliardi contro i 19,6 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento, poc’anzi citato, del 6,9%, decisamente alto se paragonato a quello del Fondo sanitario nazionale – ovvero la “cassa” da cui attingere – che dal 2024 all’anno successivo non è andato oltre l’1,9%.

Ma c’è un aspetto altrettanto importante che le rilevazioni mettono in luce: la spesa che cresce di più e più rapidamente è quella per i medicinali acquistati direttamente dai sistemi sanitari regionali e utilizzati negli ospedali. In questo caso si è superato il tetto dei 4,2 miliardi, mentre la farmaceutica convenzionata – ovvero quella che dipende dalle prescrizioni dei medici ai pazienti – mostra un virtuoso contenimento, tanto da far segnare un avanzo di 461 milioni.

Leggi qui il report

Territorio e ospedali

La differenza tra i due canali suggerisce alcune spiegazioni. Tra queste, una maggiore appropriatezza prescrittiva da parte dei medici; ma anche, sull’altro fronte, l’immissione sul mercato di farmaci ospedalieri dai costi molto elevati, insieme – probabilmente – a una non sempre adeguata attenzione alla spesa da parte delle aziende ospedaliere.

Nella lettera di febbraio all’Aifa, Schillaci aveva posto l’accento sul fatto che “la crescente attenzione mediatica sull’andamento della spesa farmaceutica impone una riflessione approfondita sulle dinamiche gestionali e sulle metodologie di monitoraggio adottate dall’agenzia”, così come sulla non graniticità della tesi secondo la quale gli aumenti sarebbero legati all’introduzione di farmaci innovativi e all’invecchiamento della popolazione.

Aifa e i giochi di potere

Uno scenario in cui i numeri si mescolano a non dichiarate guerre di potere ai vertici della sanità italiana, con un ministro che alza i toni verso la potente agenzia del farmaco, che ha nel non meno influente sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato (per inciso, farmacista), uno dei più strenui difensori. Sullo sfondo, ma neppure troppo, le case farmaceutiche.

Ancora una volta non mancano differenze, anche marcate, tra le regioni sul fronte della spesa, sia per quanto concerne quella per i farmaci prescritti ai pazienti, sia per quella che rimanda direttamente alle strutture ospedaliere. Indicativo è, per esempio, il numero di ricette che, nel giro di un anno – nello stesso periodo analizzato – in Piemonte scende da 32.895.335 a 32.835.456, mentre nella confinante Lombardia è accaduto l’opposto, con un aumento da 67.995.711 a 68.833.082.

Sempre la sanità piemontese, nella farmaceutica convenzionata, nel 2025 ha speso 483.405.772 euro, con un incremento rispetto al 2024 del 5,61%, restando al di sotto del tetto fissato dal Mef al 6,80%, superato da sette regioni, tutte del Sud eccetto la Lombardia, che detiene il record negativo del 7,08%.

L’allarme in Piemonte

Non altrettanto bene se si guarda alla spesa diretta, dove il tetto all’incremento annuo è fissato all’8,30%. Qui il Piemonte ha speso 946.918.563 euro, con uno scostamento rispetto al 2024 dell’11,28%. Va detto che quel tetto non è stato rispettato da alcuna regione e la media nazionale è stata calcolata all’11,33%, dunque appena sopra il livello della sanità piemontese.

Oltre che dal quadro nazionale a quello delle singole regioni, l’analisi dovrà spostarsi anche sulle singole aziende per comprendere dove si concentrino le maggiori criticità e, per quanto possibile, porvi rimedio. È trascorso un anno da quando, poco dopo il suo insediamento quale commissario alla Città della Salute di Torino, Thomas Schael aveva definito “fuori controllo” la spesa farmaceutica nella più grande azienda ospedaliera del Piemonte.

Per il 2024, a fronte di un preventivo di 144 milioni, c’era stato un incremento del 12,3%, pari a 17,8 milioni, a fronte di un aumento nazionale – già elevatissimo – del 10%. E già nei primi sei mesi del 2025, in corso Bramante, si segnalava un ulteriore aumento della spesa, calcolato prudenzialmente nel 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2024; ma servirà disporre dei dati definitivi per quantificare con esattezza l’aumento e valutare l’effetto di eventuali correttivi, se ci sono stati.

print_icon