POLITICA & SANITÀ

Un anno per una visita cardiologica. Piemonte ancora senza nuovo Cup 

Alle Molinette il primo posto è il 19 marzo 2027. Il "modello Torino" e un'amara realtà: tempi che si contano in parecchi mesi. Valle (Pd): "Basta proclami, serve un piano serio con passaggi e risultati verificabili". Il nuovo sistema rischia di slittare al prossimo anno

Per una prima visita cardiologica con elettrocardiogramma alla Città della Salute di Torino non resta che votarsi a San Giuseppe, visto che in agenda non ci sono posti fino al 19 marzo del prossimo anno. E forse non bastano tutti gli altri santi del calendario (per quelli “terreni”, in paradiso le vie sono infinite e quasi sempre contemplano la mano al portafogli) nel caso di una rettosigmoidoscopia, per cui il primo posto alle Molinette è disponibile il 24 novembre 2027. Sempre al prossimo anno, precisamente al 16 aprile 2027, si va in corso Bramante per un’eco addome completo.

Certo, non tutte le prestazioni richiedono tempi così lunghi, e ci mancherebbe. Ma confondere l’avvicinarsi alla normalità o il rispetto dei tempi prescritti – come nel caso dello stesso esame ecografico, che al Martini è fornito nel giro di pochi giorni – con un successo è forse un po’ eccessivo e fuorviante rispetto a una situazione che resta assai problematica.

“Modello Torino”

Così anche il non poco celebrato “modello Torino”, con la condivisione delle agende e l’allungamento degli orari, frutto della collaborazione tra la stessa azienda di corso Bramante, il Mauriziano e l’Asl Città di Torino, finisce per apparire più come qualcosa che forse potrà portare frutti piuttosto che un successo, appunto, magnificato con troppo anticipo.

Un rischio boomerang che vede già la sua prevedibile traduzione concreta sul terreno della politica. “I proclami non bastano: prenotare una visita specialistica resta un percorso a ostacoli”, sostiene Daniele Valle, punta di lancia del Pd sul fronte della sanità, nonché vicepresidente della commissione competente a Palazzo Lascaris.

Dati e narrazioni

Come ormai da tempo, il consigliere dem supporta le sue aspre critiche alla “narrazione” dell’assessore Federico Riboldi con numeri che pesano più delle parole. Quelli poc’anzi elencati sono il frutto dell’ultima verifica empirica di Valle, che sottolinea come quei dati “parlano chiaro e vengono direttamente dal sistema di prenotazione regionale. Sono le prime date realmente disponibili sulla piattaforma, ma bisogna sempre ricordare – osserva il consigliere del Pd – che dietro ogni data c’è un paziente che aspetta da mesi e che, sempre più spesso, o apre il portafogli o rinuncia a curarsi”.

Superfluo, ma forse opportuno, ricordare che quello dei tempi di attesa non è un male solo della sanità piemontese: da Nord a Sud non c’è regione che possa dirsi indenne da questa patologia ormai cronicizzata e pressoché immune da tutti gli interventi messi in campo per ridurne le conseguenze.

Prescrizioni oculate

La questione, semmai, è proprio quella dei proclami, del magnificare interventi spesso a dispetto dei loro modesti risultati. “La giunta regionale ha moltiplicato gli annunci: prestazioni aggiuntive, accordi con i privati accreditati, piani straordinari e altro ancora. Ma la realtà che trovano i cittadini al momento della prenotazione – sostiene il consigliere dem – racconta tutta un’altra storia”.

La stessa correlazione tra tempi lunghi e scarso rispetto dell’appropriatezza prescrittiva vacilla di fronte a dati che attestano come i medici di famiglia e gli specialisti del Piemonte siano tra i più attenti e misurati in fatto di prescrizioni.

Tutti i guai del Cup

Per il Partito Democratico, sulle liste d’attesa “serve un piano credibile, con risorse, scadenze e indicatori verificabili”. E su questo Valle non rinuncia a mettere il dito in una delle piaghe più profonde e, per molti versi, ingiustificabili del sistema sanitario piemontese: “Il nuovo Cup avrebbe dovuto partire nel 2025, poi l’avvio è slittato a quest’anno e ora pare si dovrà aspettare il prossimo. Quando avremo un punto definitivo e piena chiarezza su questa vicenda?”.

Una domanda che rimanda a non poche altre su chi e come abbia gestito, a vari livelli, una questione in cui gli annunci si sono susseguiti senza risparmio, superati solo dagli intoppi e da altri passaggi che, forse, meritano davvero piena chiarezza.

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