Sanità "modello Piemonte": buco da 209 milioni. Il gioco delle tre carte dell'assessore
Davide Depascale 15:39 Martedì 05 Maggio 2026Riboldi si loda e si imbroda per oltre mezz'ora, attacca le opposizioni e poi abbandona l'aula. Ma il vero colpo di scena è arrivato la sera prima: un emendamento del collega Tronzano riscrive le coperture. Il disavanzo attende una vera spiegazione, intanto si taglia
Una buona mezz’ora di autodifesa preventiva, condita da attacchi all’opposizione e accompagnata da slide confezionate con l’intelligenza artificiale (corredato da immagini di medici asiatici). Poi l’uscita dall’aula, rapida, quasi istintiva, e altrettanto rapidamente rientrata. Infine, lo scatto dalla sedia: un foglio gettato via, con un commento a margine che, più di ogni altra cosa, restituisce il clima e lo stato d’animo di un’intera giornata.“Quante str..ate mi tocca sentire oggi”.
Si potrebbe riassumere così questa mattina in Consiglio Regionale l’informativa dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi sulla variazione di bilancio con cui la giunta guidata da Alberto Cirio punta a coprire il disavanzo sanitario piemontese, salito nel frattempo da 203 a 209 milioni di euro.
I conti non tornano
Sei milioni in più rispetto alle stime di marzo, senza troppe spiegazioni. Un dettaglio emblematico di come sia stata condotta finora tutta la vicenda: silenzio per due mesi in commissione, con una sola convocazione il 5 marzo caduta nel vuoto, arrivando alla convocazione d’urgenza in aula di oggi, senza fornire una vera risposta alle tre domande principali che le opposizioni chiedevano da settimane — il quadro delle risorse in arrivo da Roma con la relativa destinazione, i conti delle Asl da cui origina il buco (su tutte la Città della Salute di Torino), e soprattutto le modalità di copertura di una tale voragine finanziaria.
Sui primi due punti, come denunciano i consiglieri di Avs Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro, non è arrivata risposta. Solo quelle che definiscono “le consuete distrazioni di massa”: il piano degli Irccs, il piano di edilizia sanitaria, il taglio dei costi improduttivi. "Le solite ricette miracolose, recitate con slide generate dall’IA, senza un numero sullo stato dei conti delle singole ASL e senza una prospettiva concreta sui servizi, che nel frattempo continuano a peggiorare", scrivono nel comunicato.
Il blitz della vigilia
La notizia politica vera della mattinata non è arrivata dalla voce di Riboldi, ma dalla carta protocollata della Giunta. La sera prima della discussione, un emendamento dell’assessore al Bilancio, il forzista Andrea Tronzano, ha riscritto integralmente la struttura di copertura della variazione, stravolgendo di fatto tutto quello che era stato presentato fino a quel momento. Il testo originale prevedeva quattro fonti distinte: l’eccedenza Irpef 2025 da quasi 12 milioni di euro, rimborsi da amministrazioni pubbliche per quasi 97 milioni, tagli su missioni varie per poco più di 18 milioni, e la sospensione delle quote capitale sui mutui per 76 milioni. Con l’emendamento di Tronzano rimangono due sole voci: rimborsi da enti pubblici per appena 16 milioni e mezzo, e un unico grande capitolo – missioni varie più sospensione mutui – per 193 milioni.
Il saldo è brutale: la voce Irpef sparisce del tutto, quella dei rimborsi dalla Pa si riduce dell’83 per cento, e il peso si scarica quasi interamente su altri capitoli di spesa regionali. Le opposizioni hanno immediatamente identificato le voci colpite: diritto allo studio per 44 milioni, tutela delle risorse idriche per 17 milioni, trasporti per 23 milioni, e politiche sociali – in particolare gli interventi per le persone a rischio di esclusione – per 32 milioni. “La Giunta Cirio cala la maschera, a pagare il disavanzo sanitario saranno studenti, pendolari e persone fragili, “dopo l’aumento delle tasse dello scorso anno”.
C’è anche un altro elemento che ha indispettito le opposizioni. Nella sua informativa, Riboldi ha tenuto a precisare che 96 milioni di euro verranno restituiti dalle aziende sanitarie alla Regione a fronte di una conciliazione di partite sospese risalenti addirittura al 2011: crediti pregressi che tornano alle casse regionali, operazione che il capogruppo di FdI Carlo Riva Vercellotti e compagno di partito del federale della Sanità ha definito “di trasparenza”. Ma allora, ci si domanda, come verranno investite quelle somme? E soprattutto, perché non ne è mai stata data evidenza fino ad oggi, tanto che gli allegati alla determina che documentano questa operazione hanno dovuto essere recuperati attraverso un accesso agli atti formale, dopo che la Regione non li aveva pubblicati?
A difendere l’impianto complessivo ci ha pensato sempre Riva Vercellotti, con una formula orwelliana che vale la pena citare: “Non operiamo tagli, ma una scelta di campo per la sanità pubblica”. Una scelta di campo che, nella pratica, preleva 193 milioni da altri settori di spesa e li riversa sulla sanità. Di questo, nei comunicati ufficiali della maggioranza, non si parla.
Il “modello Piemonte” e la realtà
Nell’informativa, Riboldi ha ripercorso i numeri del suo mandato con il tono di chi non intende concedere nulla. Tra il 2019 e il 2025 la Regione avrebbe investito 534 milioni di euro in più per il personale sanitario, con oltre 4.200 assunzioni oltre il turnover; il costo del personale in Piemonte è superiore di tre punti percentuali rispetto alla media nazionale, elemento che la maggioranza rivendica come scelta consapevole. Nel 2025 sarebbero state erogate 2,2 milioni di prestazioni, superando i livelli pre-pandemici del 2019. Sulle liste d’attesa, 250mila prestazioni nei fine settimana e in fascia serale, con 5 milioni di euro aggiuntivi stanziati per superare i vincoli nazionali. In calo del 30 per cento, nel primo anno, i costi energetici; in netto calo anche il ricorso ai medici “gettonisti” e gli affitti passivi.
Il quadro che emerge da questo resoconto è quello di una sanità che funziona e che investe. “Non mi si parli di tagli”, ha detto Riboldi. Peccato che nel frattempo 193 milioni venissero spostati da altri capitoli del bilancio regionale per coprire un buco che la stessa maggioranza fatica a spiegare nei suoi componenti. Il M5s lo ha detto senza giri di parole: Cirio governa il Piemonte da sette anni, non dall’altro ieri. E dopo sette anni di annunci non si può continuare ad attribuire ogni problema al passato. “Nessun mattone posato per i nuovi ospedali, liste d’attesa infinite, case e ospedali di comunità in ritardo, servizi ridotti. Senza considerare l’immobilismo sul tema dell’autosufficienza e della salute mentale e la mancata attuazione di leggi approvate dal Consiglio, a partire da quella sulla fibromialgia”, scrivono i consiglieri pentastellati Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio. Con tanto di frecciata sul Pnrr: “Se non ci fossero stati quei fondi, la situazione sarebbe addirittura più disastrosa”. I meriti della ricostruzione post-pandemica, secondo il Movimento 5 Stelle, vanno attribuiti al governo Conte, non alla giunta regionale che li ha amministrati.
Il consigliere del Partito Democratico Domenico Ravetti ha poi fotografato la situazione con una sintesi ironica ed efficace della seduta: “Facciamo gli amministratori pubblici, non gli opinionisti. Dovremmo occuparci di governare anziché continuare a fare solo bei discorsi”. Come quello di oggi, appunto, capace di dipingere una sanità piemontese ben distante dalla realtà percepita dai cittadini e ben distante dai numeri reali delle Asl, che nessuno ha ancora messo sul tavolo.
La bagarre e la fuga
Se i contenuti hanno tenuto il livello di un dibattito già logorato dalla ripetizione delle stesse posizioni, i momenti di tensione hanno reso la seduta più vivace del solito, e più rivelatrice.
A un certo punto Riboldi, concluso il suo intervento, ha abbandonato l’aula. Il consigliere dem Daniele Valle ha subito fatto notare l’assenza: senza l’assessore in sala, ha annunciato, non avrebbe concluso il proprio intervento. La cosa ha bloccato di fatto la discussione, costringendo Riboldi a rientrare. “Così impara qualcosa anche lui”, il commento ironico di Valle a margine. Un piccolo episodio, ma indicativo: un assessore che dice di essere pronto al confronto e poi si allontana nel momento in cui il confronto comincia davvero.
Più acceso lo scambio con Nadia Conticelli, consigliera dem e presidente del Pd Piemonte. Mentre stava battibeccando con Riboldi, il vicepresidente del Consiglio Franco Graglia – che presiedeva la seduta al posto del titolare Davide Nicco – l’ha interrotta a ripetizione, sempre a vantaggio dell’assessore, scatenando le proteste di Conticelli. A un certo punto Riboldi si è alzato per buttare un foglio, borbottando tra sé e sé: “Quante stronzate mi tocca sentire”. Una frase che fotografa meglio di qualsiasi comunicato ufficiale lo stato d’animo di un assessore che ha perso le staffe nel tentativo di restare in sella.
I prossimi giorni
Il consiglio torna a riunirsi domani e giovedì con l’obiettivo di approvare la variazione entro la settimana. Per ora le opposizioni si sono limitate a poche decine di emendamenti di merito: nessuno vuole bloccare i fondi per la sanità, e nessuno ha interesse politico a farlo.
Ma il metodo scelto dalla giunta – il maxi-emendamento Tronzano calato la sera prima senza passare per un confronto in commissione, la latitanza sulle domande di merito, la gestione della seduta da parte di Graglia – rischia di cambiare il clima. Un muro contro muro nelle prossime ore potrebbe spingere le opposizioni verso l’ostruzionismo, con conseguenze sui tempi di approvazione, e di conseguenza sulle casse della sanità piemontese.


