ECONOMIA DOMESTICA

Casa e salute pesano sui bilanci: 2.616 euro al mese. Solo il 16,7% riesce a risparmiare

Cresce il costo della vita a Torino: aumentano soprattutto le uscite per abitazione, medicali, viaggi e tempo libero, mentre cala la quota destinata al cibo. Una città composta sempre più da persone sole e nuclei economicamente fragili. Lombardia più cara del Piemonte

La tavola si restringe, il carrello rallenta, ma il portafoglio continua a svuotarsi. A Torino nel 2025 la spesa media mensile delle famiglie sale a 2.616 euro, il dato più alto dell’ultimo decennio, ma dietro l’apparente stabilità si nasconde una trasformazione profonda dei consumi. Gli alimentari tornano ai livelli pre-pandemia, mentre cresce tutto ciò che ruota attorno alla casa, alla salute e al tempo libero. E soprattutto diminuisce la quota di chi riesce ancora a mettere qualcosa da parte.

È la fotografia scattata dall’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi della Camera di commercio di Torino, presentato a Palazzo Birago e costruito su un campione di 240 nuclei cittadini, modellato sui criteri dell’indagine Istat.

Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio, sintetizza così il quadro: aumentano leggermente le spese, soprattutto quelle non alimentari, tengono vacanze e tempo libero, riparte l’abbigliamento, ma si assottiglia la fascia di famiglie capaci di risparmiare. E intanto i torinesi tornano a preferire il negozio tradizionale rispetto ai grandi supermercati.

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La città dei single fragili

Il primo dato che racconta Torino non riguarda il denaro, ma la struttura sociale. Oltre il 45% delle famiglie torinesi è composto da persone sole, una quota che ormai coincide quasi con quella registrata dagli archivi anagrafici comunali: un residente su due vive da solo.

Ed è proprio qui che si annida la maggiore fragilità economica. Se nel complesso il 40% delle famiglie si colloca in una fascia di livello medio e il 15% in condizioni di agiatezza, quasi un terzo dei nuclei rientra nell’area della debolezza economica. Ma tra le persone sole la percentuale schizza al 53,2%.

La composizione familiare pesa anche sui consumi. Le famiglie agiate spendono più del doppio rispetto a quelle in difficoltà, soprattutto su viaggi, vacanze, sport e abbigliamento. Tra chi vive bene e chi arranca, il divario nei pasti fuori casa supera addirittura il rapporto di cinque a uno.

Meno cibo, più casa

La spesa media mensile cresce appena dello 0,3% rispetto al 2024, ma la composizione cambia. Gli alimentari scendono per il secondo anno consecutivo e si fermano a 403 euro al mese (-1,1%), tornando vicino ai valori precedenti al Covid.

Cala quasi tutto: frutta, bevande, carne, pesce, pane e latticini. Gli unici segmenti in crescita sono quelli che raccontano la trasformazione delle abitudini urbane: aumentano i dolciumi e soprattutto i cibi pronti e da asporto, che dopo due anni di frenata tornano a crescere sia nella componente gastronomica sia nel take-away.

A sostenere la spesa complessiva sono invece i consumi non alimentari, arrivati a 2.213 euro mensili, il valore più alto degli ultimi dieci anni. Più della metà di questa spesa viene assorbita dalla casa. Tra abitazione, utenze domestiche e arredamento si supera infatti il 52% dei consumi non alimentari. Solo la voce “abitazione” pesa per 833 euro medi al mese.

Riparte l’abbigliamento, tengono vacanze e ristoranti

Dopo il brusco calo registrato nel 2024, i torinesi tornano a spendere per vestirsi. Abbigliamento e calzature risalgono a 83 euro medi mensili, con un incremento di 11 euro in un anno.

Tiene anche il capitolo tempo libero. Viaggi e vacanze arrivano a 118 euro medi mensili, i pasti fuori casa a 95 euro: entrambi rappresentano i livelli più alti dell’ultimo decennio.

Il boom post-pandemico si sta attenuando, ma la tendenza resta chiara: i torinesi tagliano altrove, non sul bisogno di socialità e svago. Crescono ancora gli ingressi in palestre e piscine, mentre restano stabili cinema, teatri e attività culturali.

Anche la salute continua a pesare sempre di più sui bilanci familiari. Le spese sanitarie crescono ancora, trainate da medicinali, ticket e visite specialistiche. Dal 2021 a oggi la voce salute è aumentata del 37,2%, passando da 85 a 116 euro mensili.

Trasporti in frenata

La vera contrazione riguarda invece trasporti e comunicazioni, che registrano il calo più consistente: -13 euro in un anno. Scendono soprattutto le spese per biglietti aerei e ferroviari, benzina, gasolio e accessori per auto. In diminuzione anche la telefonia.

Per il terzo anno consecutivo diminuisce anche la voce previdenza e salute, con meno spese per assicurazioni vita e strumenti previdenziali. Tagli pure sull’istruzione: rette scolastiche, libri e mense arretrano di quattro euro medi mensili. E persino sigarette e sigarette elettroniche registrano un’ulteriore flessione.

Il risparmio è un lusso

Il dato più pesante riguarda però il risparmio. Solo il 16,7% delle famiglie dichiara di essere riuscito a mettere da parte qualcosa nel 2025. È il livello più basso degli ultimi sei anni, molto distante dal 25% registrato nel 2019.

Le coppie con figli restano i nuclei più resilienti: oltre il 40% riesce ancora a risparmiare. Ma tra famiglie monoparentali e persone sole le percentuali precipitano rispettivamente all’8,7% e al 10,1%.

Il potere d’acquisto continua a essere percepito in calo dal 63,3% delle famiglie, anche se la quota diminuisce leggermente rispetto all’anno scorso. Cresce invece la fascia di chi considera stabile la propria situazione economica.

Il ritorno del negozio sotto casa

Dopo anni dominati dalla grande distribuzione, il 2025 segna un piccolo ritorno ai negozi tradizionali. Le preferenze salgono dal 17,2% al 20,9%, mentre super e ipermercati scendono dal 49,9% al 45,3%.

Crescono anche gli hard discount e continua lentamente l’avanzata dell’online, che arriva al 5,6% delle preferenze. Ma il commercio elettronico riguarda soprattutto famiglie agiate e coppie con figli, concentrate sugli acquisti di elettrodomestici, abbigliamento e giocattoli.

Spreco alimentare contenuto

Per la prima volta l’Osservatorio dedica un focus allo spreco alimentare domestico. E qui emerge un dato quasi controcorrente: l’85% delle famiglie sostiene di avanzare poco o nulla durante i pasti grazie a una gestione preventiva delle quantità. Il valore del cibo buttato resta inferiore ai 10 euro per il 78% dei nuclei, mentre solo l’1% supera i 20 euro mensili.

Pane, frutta e verdura sono gli alimenti acquistati più frequentemente, ma anche quelli che finiscono più spesso sprecati. La maggior parte delle famiglie conserva o ricucina gli avanzi, mentre solo una minoranza getta direttamente il cibo scaduto.

Anche qui il reddito divide i comportamenti: le famiglie in difficoltà scelgono soprattutto prodotti in offerta, mentre quelle più agiate orientano gli acquisti verso qualità, stagionalità, marca e diete specifiche.

Torino spende meno di Milano

Il confronto territoriale racconta un’altra anomalia torinese. La spesa media piemontese nel 2024, pari a 2.622 euro, è praticamente allineata a quella del capoluogo. Ma la Lombardia vola molto più in alto: 3.162 euro mensili, il 17% in più rispetto al Piemonte. Anche la media italiana supera quella piemontese del 5%. Torino però continua a distinguersi nella composizione dei consumi. La quota destinata agli alimentari è più bassa rispetto alla media nazionale: appena il 15,6% contro il 19,3% italiano e il 25,4% del Sud.

Al contrario, i torinesi spendono di più in trasporti, ricreazione, sport e cultura. La voce trasporti arriva al 13,1%, ben oltre la media italiana del 10,8%. Per cultura e tempo libero si sale al 5,2%, contro il 3,8% nazionale.

È il ritratto di una città che continua a comprimere il necessario, ma prova ancora a difendere il superfluo che rende vivibile la quotidianità. Anche quando il risparmio diventa un privilegio sempre più raro.

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