Il valore della "coesione istituzionale"

La coesione istituzionale a Torino e in Piemonte ha rappresentato nel tempo un vero e proprio “valore aggiunto” per la politica locale. Una prassi che è decollata con la preparazione e la gestione di Torino 2006 tra le istituzioni locali innanzitutto - e cioè Comune di Torino e Regione Piemonte - e poi si è consolidata, seppur con alti e bassi, per tutti questi anni. Intendiamoci. Nessuna gestione politica consociativa visto e considerato che parliamo sempre di coalizioni politiche diverse ed alternative. Ma proprio la ricerca e il perseguimento della cosiddetta “coesione istituzionale” hanno permesso a Torino e al Piemonte di crescere.

Certo, questo metodo non nasce per caso e né, tantomeno, per decreto. È un obiettivo, o meglio una prassi, che può essere dispiegato solo da chi nelle istituzioni riesce ad anteporre il più delle volte l’interesse generale alla convenienza spicciola del proprio partito o schieramento politico. E questo per la semplice ragione che chi guida un’istituzione importante e riconosciuta - sia essa il Comune di Torino o la Regione Piemonte - è il protagonista di questa concertazione istituzionale. È persin inutile ricordare, inoltre, che chi persegue una concezione politica ispirata alla radicalizzazione del conflitto da un lato o alla polarizzazione ideologica dall’altro non potrà mai centrare quell’obiettivo utile e necessario per il bene del nostro territorio. E, fuor di metafora, è altrettanto evidente che l’attuale Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio rappresentano perfettamente una concezione politica che fa del dialogo e del confronto politico ed istituzionale la cifra essenziale del loro comportamento politico e, al contempo, che antepongono sempre la ricerca di soluzioni condivise rispetto alla sola differenziazione politica e di schieramento.

Tutto ciò significa attenuare o addirittura cancellare una sana e persin fisiologica dialettica politica e culturale? Assolutamente no, come ovvio e scontato. Semplicemente si tratta di assumere una postura istituzionale che è anche, e soprattutto, il frutto e la conseguenza di una precisa cultura politica. Si potrebbe dire, citando una riflessione di un qualificato storico cattolico del passato, Pietro Scoppola, di saper legare in una sintesi efficace e virtuosa “la cultura del comportamento con la cultura del progetto”. E questo per la semplice ragione che uno stile nella politica contemporanea, come in quella del passato, non si inventa a tavolino. Lo si interpreta al meglio se è la conseguenza di un modo d’essere in politica che affonda le sue radici in una cultura, in un pensiero e in una tradizione.

Ecco perché, anche e soprattutto in tempi elettorali come quelli che ci apprestiamo a vivere - anche se in Italia siamo sempre in campagna elettorale - si misura la statura e l’autorevolezza di una classe dirigente. E, anche se “di doman non c’è certezza”, oggi e da tempo possiamo dire tranquillamente che con il sindaco Lo Russo e il presidente Cirio la “coesione istituzionale” a Torino e in Piemonte ha funzionato bene. Con efficacia, serietà e trasparenza. Anche se deve fare i conti, come tutti sanno del resto, con i fautori della tesi presente in entrambi gli schieramenti che gli avversari sono solo nemici da annientare e non interlocutori con cui confrontarsi. Ma, di norma, il comportamento dei vertici istituzionali, quando sono credibili e costruttivi, riesce a sconfiggere queste tentazioni ricorrenti e nefaste per il bene dei nostri territori.

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