GIUSTIZIA

Una Giustizia sotto organico. Sciopero degli amministrativi

Negli uffici di Torino mancano oltre un centinaio di addetti. Processi rallentati, carichi ingestibili e fuga verso impieghi meglio pagati. Insufficienti i nuovi arrivi promessi. Solidarietà di magistrati e avvocati: "Siamo una macchina senza benzina"

Gravi carenze di organico, carichi di lavoro ormai “insostenibili”, ritardi che si accumulano e finiscono per tradursi in processi più lenti e in una minore tutela dei diritti dei cittadini. È il quadro denunciato oggi dal personale amministrativo della procura di Torino, sceso in sciopero per due ore con un presidio davanti all’ingresso del Palazzo di giustizia.

Una protesta partecipata, con lavoratrici e lavoratori raccolti davanti al tribunale mentre altri colleghi, come previsto, continuavano a garantire i servizi essenziali. Al presidio hanno preso parte anche le sigle sindacali Fp-Cgil, Cisl Fp, Uil-Fpl e Usb. E per alcuni minuti si sono uniti alla manifestazione anche diversi magistrati della procura. Un segnale forte, quasi plastico, della saldatura tra chi tiene in piedi gli uffici e chi ogni giorno è chiamato a esercitare la funzione requirente. Perché senza cancellieri, funzionari e personale amministrativo, la macchina giudiziaria semplicemente non marcia.

Bombardieri: “Siamo con voi”

A dare il senso della situazione è stato il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, che ha voluto essere presente al presidio per testimoniare la vicinanza dell’ufficio ai dipendenti in agitazione. “Noi non possiamo essere in sciopero – ha spiegato – ma siamo comunque qui per manifestare solidarietà al personale e testimoniare la fondatezza delle sue ragioni”.

Parole che fotografano una realtà ormai nota dentro il Palazzo: la crisi degli organici non riguarda soltanto le condizioni di lavoro dei dipendenti, ma incide direttamente sull’efficienza dell’azione giudiziaria.

Sulla stessa linea anche il procuratore aggiunto Dionigi Tibone, che nel suo breve intervento ha scandito con nettezza il rapporto di dipendenza reciproca tra magistrati e amministrativi: “Le vostre richieste sono anche le nostre. Senza il personale amministrativo noi siamo una macchina senza benzina”.

Cento posti scoperti, uffici allo stremo

Secondo quanto emerso nel corso della protesta, la scopertura dell’organico in procura oscillerebbe tra le 90 e le 100 unità. Numeri che spiegano perché gli uffici siano arrivati a un livello di sofferenza ormai strutturale.

Il problema, però, non è soltanto quello delle assunzioni mancanti. A preoccupare è anche la fuga del personale verso altre amministrazioni pubbliche, considerate economicamente e professionalmente più attrattive. Sul tavolo c’è soprattutto il nodo del trattamento economico: stipendi ritenuti non adeguati rispetto ai carichi di lavoro e alle responsabilità richieste. Un’emorragia silenziosa che rischia di svuotare ulteriormente gli uffici giudiziari torinesi.

“Chiediamo di lavorare con serenità”

Dal presidio sono arrivati interventi che hanno insistito soprattutto sulla necessità di restituire dignità e sostenibilità al lavoro negli uffici giudiziari. “Abbiamo bisogno di un cambiamento – ha affermato Nicoletta, delegata Rsu – per rendere il servizio giustizia più efficace ed efficiente. È un tema che sta a cuore anche a noi. Altrimenti non saremmo qui”.

Ancora più diretto Antonello, esponente dell’Usb: “I colleghi stanno rinunciando a due ore di stipendio solo perché gli venga concessa la possibilità di lavorare in serenità, rendendo gli sforzi di tutti propedeutici a un servizio degno della parola giustizia”. Una protesta, dunque, che i sindacati rivendicano non come corporativa, ma come strettamente collegata alla qualità del servizio pubblico e alla tutela dei cittadini.

I rinforzi non bastano

Nel corso del presidio è arrivata anche una notizia dal ministero della Giustizia: a Torino saranno destinati 137 impiegati amministrativi. Un annuncio accolto però con freddezza dai rappresentanti sindacali. Il motivo è semplice: il contingente verrà distribuito tra tutti gli uffici giudiziari del distretto e non esclusivamente alla procura, dove la situazione viene descritta come ormai emergenziale. “Se questa è la risposta – ha dichiarato Nazzareno Arigò – è una risposta che non è efficace”. Per Arigò la questione va ben oltre il destino dei dipendenti amministrativi: “Siamo presenti perché oggi difendere i lavoratori della giustizia vuol dire difendere la democrazia”.

Solidarietà degli avvocati

Alla mobilitazione è arrivato anche il sostegno del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino, che ha espresso solidarietà al personale amministrativo ricordando di avere già lanciato l’allarme nei mesi scorsi. Le toghe torinesi hanno infatti richiamato una lettera inviata il 30 luglio 2025 al ministero della Giustizia, nella quale si denunciavano le gravi carenze di organico e si chiedeva di intervenire “con la massima urgenza”.

“Il Consiglio dell’Ordine – si leggeva nel documento – non può rimanere indifferente di fronte a una situazione che pregiudica l’effettività della tutela giurisdizionale e il buon andamento della pubblica amministrazione, principi cardine del nostro ordinamento”. Il senso è chiaro: se la procura si inceppa, a pagare il prezzo non sono soltanto i dipendenti o i magistrati, ma l’intero sistema giustizia. E con lui i cittadini.

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