SANITÀ

Regina Margherita-Sant'Anna, nozze in rosso. La Città della Salute lascia in dote 40 milioni di debiti

L'analisi di costi dei presidi dell'azienda di corso Bramante. I due ospedali peserebbero più di un terzo sul passivo. Ombre sulle conseguenze del fardello sulla nuova azienda affidata a Leli. Chiusa la questione sul 7 milioni della Balduzzi. Si attendono gli advisor

Ben più di un terzo del profondo rosso della Città della Salute di Torino graverebbe sul Regina Margherita e sul Sant’Anna, i due ospedali di cui è stato deciso lo scorporo dall’azienda di corso Bramante per dar vita a una nuova realtà che li vedrà uniti.

Ed è proprio questa prospettiva a rendere ancora più pesante e preoccupante il dato destinato a emergere, con cifre precise, dal lavoro di analisi su costi e ricavi dei singoli presidi del più grande polo sanitario del Piemonte, in corso in questi giorni. Numeri oggetto di una richiesta avanzata in passato dalla Regione, in vista dell’avvio della procedura di scorporo dell’ospedale pediatrico, e reiterata anche negli ultimi tempi.

Corretto il bilancio 2024

Sempre al grattacielo sta per arrivare la delibera con cui il direttore generale di corso Bramante, Livio Tranchida, accogliendo la richiesta della direzione regionale della Sanità, ha modificato la classificazione nel bilancio 2024 dei 7,3 milioni del Fondo Balduzzi sull’intramoenia – svalutati a 5,1 milioni – originariamente cancellati e ora iscritti come debito nei confronti della Regione.

Un passaggio destinato ad avvicinare la tanto attesa firma del consuntivo 2024 della Città della Salute da parte del direttore regionale Antonino Sottile che, per apporre il suo autografo, attende però anche l’esito del lavoro degli advisor sui bilanci dell’azienda relativi al lungo periodo che va dal 2012 al 2023, lo stesso finito al centro dell’inchiesta approdata al processo in corso a carico di 16 tra ex direttori e dirigenti di corso Bramante.

Sorprese in vista

Secondo fonti interne alla Città della Salute, non bisognerà attendere oltre la prossima settimana per vedere arrivare negli uffici della direzione regionale l’esito del complesso e lungo lavoro dei consulenti esterni incaricati dall’allora commissario Thomas Schael.

E lì è assai probabile che emergano altre sorprese. A quanto risulta, i tempi dell’analisi dei vecchi bilanci si sarebbero allungati anche per la necessità di approfondire alcuni aspetti legati alla gestione della libera professione esercitata dai medici ospedalieri, in particolare sul fondo di perequazione e su alcuni aspetti contributivi destinati a diventare oggetto di interlocuzione tra l’azienda e l’Agenzia delle Entrate.

Rosso da 107 milioni

Una sequenza di atti e procedure che, come ampiamente previsto, porterà la più grande azienda ospedaliera del Piemonte a dilatare ulteriormente i tempi per la presentazione del consuntivo 2025: difficile che ciò avvenga prima di maggio.

La cifra, naturalmente in rosso, è di fatto già sostanzialmente nota: il preconsuntivo fissava il disavanzo in circa 107 milioni, quasi il doppio rispetto ai 51 milioni dell’anno precedente. A questi vanno sempre aggiunti, per completezza, gli oltre 200 milioni che all’inizio dell’anno la Regione eroga a corso Bramante nel quadro del piano di efficientamento e, sostanzialmente, per consentire all’azienda di continuare a operare.

Proprio suddividendo i circa 107 milioni tra i vari presidi ancora compresi nella Città della Salute – Molinette, Cto, Sant’Anna e Regina Margherita – il disavanzo relativo a questi ultimi due, ormai prossimi al definitivo distacco dal moloch ospedaliero, ammonterebbe a oltre 30 milioni per il pediatrico e supererebbe i 10 milioni per l’ostetrico-ginecologico.

Costi invariati

La cifra esatta del deficit sarà decisiva proprio nella prospettiva del distacco completo e operativo dalla Città della Salute e dell’avvio dell’attività della nuova azienda affidata, dopo la fase commissariale prima con Giovanni Messori Ioli e poi con Franco Ripa, alla direzione di Adriano Leli.

Suona quasi come un paradosso l’attivo da 690mila euro indicato nel preconsuntivo della nuova azienda, nel quale compare una cifra positiva riferita soltanto al plafond garantito dalla Regione. La realtà, ovviamente, è ben diversa e si nasconde proprio in quei numeri che a breve dovranno arrivare in Regione, fornendo quel dettaglio sui singoli presidi che manca da anni.

Sono le stesse cifre con cui dovrà fare i conti la nuova azienda, nata con un vincolo ben preciso: quello di un’operazione a costi invariati e, anzi – come più volte ribadito dall’assessore Federico Riboldi – capace addirittura di produrre una riduzione delle spese.

Obiettivo Irccs

Supponendo un avvio concreto all’inizio del 2027, già nell’autunno di quest’anno Leli dovrà presentare un bilancio preventivo che la legge impone sia in pareggio, anche se, come ben si sa, ciò non accade quasi mai. Resterà però da vedere quanto le cifre previste si discosteranno rispetto a quelle attese a breve al grattacielo, dove si delinea un passivo dei due presidi ospedalieri ben lontano dal poter essere salutato come una dote del già assai discusso matrimonio.

Tutte da verificare, infine, le eventuali conseguenze che il pesante fardello dei conti in rosso potrebbe produrre sul percorso e sui tempi per il riconoscimento della qualifica di Irccs della nuova azienda, in particolare rispetto al requisito dell’equilibrio economico-finanziario.

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