Vernetti is back
11:00 Mercoledì 20 Maggio 2026
Dicono che… come insegnava Agatha Christie, se un indizio resta un indizio, due fanno una coincidenza, e tre costituiscono una prova, allora ormai non ci sono più dubbi: Gianni Vernetti sta preparando il grande rientro sulla scena politica torinese. Troppi i segnali disseminati nelle ultime settimane dall’ex enfant prodige della sinistra casalinga, da anni eclissatosi dai radar. Prima il 24 aprile, nelle vesti di sparring partner di Carlo Calenda alla presentazione torinese del libro del Churchill dei Parioli. Poi domani, 21 maggio, annunciato tra gli ospiti del revival centrista “C’era una volta la Margherita”, promosso dal custode di Alleanza per Torino Pino De Michele, in compagnia all’ex deputato Giorgio Merlo e all’imprenditore Federico De Giuli. Infine il 9 giugno all’esordio di Torino Globale, il think tank personale del notaio Andrea Ganelli, “lorussiano” pentito e incazzato, dove dividerà il palco dell’Unione Industriali con il diplomatico Giampiero Massolo e la presidente della Fondazione Crt Anna Maria Poggi. Insomma, tre indizi che non lasciano scampo: Vernetti is back.
Del resto il curriculum del personaggio si presta bene ai ritorni di fiamma. Figlio di una storica esponente socialista, gioventù barricadera in Lotta continua, tra i promotori delle liste Verdi e poi assessore allo Sviluppo sostenibile nella giunta di Valentino Castellani dal 1993 al 1999, quando la Torino post-fordista si raccontava come capitale europea del cambiamento. Da lì il salto a Roma con la Margherita e soprattutto il sodalizio quasi mistico con Francesco Rutelli, che lo porterà fino alla Farnesina nel secondo governo Romano Prodi come sottosegretario agli Esteri. È in quegli anni che si guadagna il soprannome di Kissinger della Crocetta, affibbiatogli dagli amici per la passione incontenibile nel tratteggiare scenari geopolitici, alleanze internazionali e destini del pianeta davanti a un aperitivo. Soprannome poi aggiornato, dopo il trasloco, in Luttwak di via della Rocca. Perché il vezzo, raccontano gli habitué dei salotti buoni, non l’avrebbe mai perso.
Fondatore del Pd nel 2007, Vernetti fu anche tra i primi ad abbandonarlo appena due anni dopo per seguire la rupture rutelliana. Poi la rottura pure con Rutelli e l’uscita da Api, Alleanza per l’Italia, nel 2012, prima del rientro nei democratici. Un pendolarismo politico che al confronto la Torino-Milano pare una navetta di quartiere. Nel frattempo, archiviata la politica politicante, l’ex numero uno dei Verdi in Sala Rossa (era il 1990) si è buttato negli affari facendo leva sulla fitta rete di relazioni internazionali costruita ai tempi della Farnesina, all’epoca guidata da Massimo D'Alema. Ma evidentemente il richiamo del Palazzo, dei convegni e dei retroscena dev’essere rimasto troppo forte. E infatti nei bar del centro c’è già chi scommette che il Kissinger della Crocetta abbia deciso che il lungo esilio è finito. Perché alla fine Torino, gira e rigira, resta sempre la stessa: cambia un po’ il lessico – una volta correnti, oggi think tank e networking – ma ti ritrovi sempre gli stessi. Solo con qualche capello bianco in più, un po’ di cinismo aggiuntivo e biglietti da visita più altisonanti.



