Piemonte, primo accordo per sostenere i testimoni di giustizia
12:10 Giovedì 21 Maggio 2026
Il Piemonte si schiera a fianco dei testimoni di giustizia. Per la prima volta in Italia la Regione, con un protocollo firmato insieme a prefettura e procura, ha deciso di utilizzare il fondo per le vittime di usura anche per i testimoni di giustizia estendendo anche a loro la tutela economica fino alla presa in carico da parte dello Stato. Nel dettaglio il protocollo prevede che la Regione, senza sovrapporsi al sistema nazionale di protezione e assistenza, possa intervenire, coordinandosi con procura e prefettura, con un contributo economico qualora si verifichino condizioni di eccezionale emergenza che non consentano di attendere il periodo che intercorre tra il momento in cui il testimone ha reso la sua testimonianza e quello in cui la Commissione centrale per la definizione e l'applicazione per le speciali misure di protezione delibera lo status di testimone e fa scattare le tutele già previste dalla legge. Per il 2026 il fondo, per le vittime di usura e testimoni di giustizia, ha una dotazione di 800 mila euro e il contributo economico, pari a 3 mila euro, è assegnato al testimone di giustizia attraverso un conto corrente dedicato attivato dalla prefettura di Torino con la garanzia di massima riservatezza sull'identità del beneficiario. "Quello firmato oggi - sottolinea il presidente della Regione Alberto Cirio - è un progetto finalizzato a valorizzazione, sostegno e difesa della figura del testimone di giustizia, una figura importante e preziosa di chi ha il coraggio di denunciare. Esiste un sistema nazionale che li prende in carico ma c'era una fase di difficoltà normativa dal momento della denuncia a quella di presa in carico e come Regione abbiamo pensato di inserirci estendendo la tutela economica per le vittime di usura anche ai testimoni di giustizia. Perché per garantire legalità - aggiunge - non bisogna girarsi dall'altra parte e questo è un accordo che non lascia solo chi non si è girato dall'altra parte, cioè ha avuto il coraggio di denunciare". Per il prefetto Donato Cafagna le parole chiave dell'accordo sono "collaborazione e legalità. Testimoniamo la compattezza del sistema Stato di fronte a una minaccia sempre presente e che deve vedere anche noi sempre pResenti nell'intervento di prevenzione e repressione". Il procuratore di Torino Giovanni Bombardieri richiama le "difficoltà dei testimoni di giustizia anche sotto il profilo economico. Questa iniziativa dà il segnale che denunciare conviene, che schierarsi dalla parte della legalità significa anche aiutare l'economia. Va nella direzione giusta perché la denuncia è l'unico strumento che chi subisce la pressione mafiosa ha per affrancarsi e fa anche comprendere a tutti l'importanza della denuncia anche se non si è vittime. È un esempio per la società civile". La procuratrice generale Lucia Musti parla di un "modello Torino che dà l'idea fattiva di un corpo unico dello Stato schierato per la legalità e questo protocollo è uno strumento fondamentale anche per il vertice giudicante". Anche la presidente della Corte d'appello, Alessandra Bassi, esprime "massimo apprezzamento per questo momento altissimo di collaborazione nel percorso di lotta alla criminalità organizzata e ripristino della legalità. I percorso del testimone di giustizia è difficilissimo - conclude - e questo protocollo è fondamentale per il contraccolpo economico e può scongiurare possibili passi indietro".



