OPERE & OMISSIONI

Pnrr Sanità (per ora) è un debito: il Piemonte anticipa quasi 170 milioni

La differenza tra soldi già spesi e fondi ricevuti a livello nazionale mette il segno meno davanti a 4 miliardi. Manca una settimana alla scadenza per certificare il completamento delle case e degli ospedali di comunità. In Regione pronti a monitorare le Asl

Più di sei miliardi da incassare da Bruxelles, di cui ben quattro destinati a rientrare nelle casse della sanità regionale. Dall’ultimo rilevamento inserito dalla Corte dei Conti nel referto appena reso noto emerge che, nell’ambito del Pnrr, all’Italia è già stato riconosciuto l’85,4% delle risorse previste, ma la spesa certificata non supera il 44,5%. Questo significa che, a fronte di spese sostenute da Comuni, Province e Regioni per 21,4 miliardi nei vari ambiti del piano, ne sono stati effettivamente ricevuti soltanto 15,3.

Si tratta di cifre che, dalla data del rilevamento – risalente ai primi mesi dell’anno – ad oggi sono certamente destinate a essere aggiornate, in particolare per quanto riguarda le certificazioni, ossia il passaggio indispensabile per sbloccare i fondi. Una fase ormai cruciale soprattutto nel settore sanitario e, in particolare, per case e ospedali di comunità, oltre che per le centrali operative territoriali.

Entro la fine del mese – con un possibile slittamento di qualche giorno a giugno – le Asl dovranno caricare sul portale del ministero, sotto il monitoraggio delle singole Regioni, le certificazioni redatte da enti o professionisti terzi. Documenti che attestano come le strutture esaminate possiedano tutti i requisiti necessari – da quelli edilizi alle attrezzature, fino al personale – per essere considerate pienamente operative.

Il controllo della Regione

Per molte aziende sanitarie si tratta di una corsa contro il tempo. E lo stato dell’arte del Piemonte sarà monitorato già dall’inizio della prossima settimana dalla struttura della direzione regionale Sanità dedicata alla missione 6 del Pnrr, affidata ad Antonino Ruggeri.

Guardando proprio ai dati relativi al Piemonte contenuti nel documento della Corte dei Conti emerge che, a fronte di un costo complessivo dei progetti inseriti nel piano pari a 1 miliardo e 56 milioni di euro – di cui oltre 825 milioni finanziati dal Pnrr – i pagamenti già effettuati ammontano a 409 milioni, di cui 400 riconducibili al piano. I trasferimenti ricevuti, però, si fermano a 231 milioni, con uno scarto di 168 milioni.

Obiettivi da raggiungere

Ed è proprio quest’ultima cifra quella già uscita, alla data del rilevamento, dalle casse della sanità piemontese in attesa di essere rimborsata. Un rimborso che dipende però dal rispetto delle scadenze fissate dall’Unione Europea. Come scritto nei giorni scorsi, il rischio di perdere una parte consistente di quella somma è un’eventualità presa seriamente in considerazione dai vertici tecnici della sanità piemontese.

Per questo il monitoraggio sulle certificazioni negli uffici del grattacielo regionale, così come le continue sollecitazioni alle Asl in ritardo sul raggiungimento degli obiettivi, sono tutt’altro che formali. Nel giro di una settimana dovrà infatti essere certificata, da enti terzi incaricati dalle aziende sanitarie, l’operatività di almeno 71 Case di comunità su 91 e di 22 Ospedali di comunità su 30.

Rimborsi a rischio

Se questa soglia non dovesse essere raggiunta, diventerebbe inevitabile l’accantonamento di circa un centinaio di milioni di euro: una cifra pari a metà di quanto si è dovuto reperire da altri capitoli di bilancio per coprire il disavanzo della sanità piemontese nel 2025.

Analizzando la situazione nazionale, la Corte dei Conti osserva inoltre che “le Regioni del Nord risultano aver sostenuto il maggior sforzo finanziario in termini di anticipazioni, per circa 2 miliardi complessivi, pur avendo percepito trasferimenti in misura inferiore, pari al 23% del totale dei pagamenti Pnrr effettuati”.

Nel documento si sottolinea inoltre come “al contrario le Regioni del Mezzogiorno risultano aver beneficiato in misura più rilevante dei trasferimenti, che incidono per circa il 41,4% sul totale, con una conseguente minore necessità di anticipazione di risorse”, ferme a poco più di un miliardo.