LE URNE

Zangrillo & Riboldi, Re Mida (al contrario). Centrodestra a piombo nella città dell'oro

La candidata imposta dal ministro di Forza Italia e sostenuta dall'assessore meloniano non arriva neppure al ballottaggio. Una scelta che ha squassato i partiti. Il veto alla ricandidatura del sindaco della Lega. Una débâcle dove il Sì aveva stravinto

Nella città dell’oro il tocco da Re Mida del ministro e dell’assessore regionale ha funzionato, ma al contrario. L’autorevole (e, a detta di non pochi, pure un po’ autoritaria) investitura da parte di Paolo Zangrillo  in qualità di coordinatore regionale di Forza Italia e di Federico Riboldi in quanto “federale” meloniano nell’Alessandrino, non è servita ad evitare la débâcle alla candidata del centrodestra Alessia Zaio. 

Pasticcio annunciato

Anzi, alla luce dell’esito del voto che premia il civico laico Luca Ballerini inseguito dalla candidata del centrosinistra Marilena Griva mandando i due al ballottaggio, quello di Valenza per la coalizione di governo del Paese e dello stesso Piemonte è un imbarazzante pasticcio, peraltro annunciato.

Ci fosse un premio Tafazzi per la tattica politica i due non avrebbero avuto rivali. E a dirlo, con l’amaro in bocca, sono gli stessi esponenti e militanti dei loro partiti che quella candidatura calata dall’alto non l’avevano digerita fin dall’inizio, ma ubi maior…

Così dopo che la precedente amministrazione comunale aveva visto una crescente tensione tra il partito di Matteo Salvini e quello di Giorgia Meloni con il sindaco della Lega Maurizio Oddone che aveva liquidato un assessore di Fratelli d’Italia incrinando i rapporti tanto da far scattare il veto fraterno verso una sua ricandidatura, a tessere una tela rivelatasi un colabrodo era stati proprio Zangrillo e Riboldi nei rispettivi ruoli. 

L'investitura del ministro 

Il primo non aveva avuto esitazioni nell’indicare e sostenere l’avvenente e rampante geometra, sostenendo di fronte a più di un dubbio la validità della sua scelta con calcoli che nel cemento armato avrebbero garantito il crollo dell’edificio.

Il secondo non si era risparmiato condendo di progetti sulla sanità le promesse dell’aspirante sindaca, immortalandone il futuro pure in un cantiere - cosa c’è di meglio per una geometra? – di una struttura, ça va sans dire, sanitaria. Intanto la Lega, incassato il veto, prevedeva il voto. E nei due partiti i cui due capataz andavano tronfi della pensata, si ruminava. 

Un calcio al secchio

L’immagine del calcio nel secchio del latte dopo aver appena munto un 57% di Sì al referendum sulla Giustizia era via via diventata un incubo. La bella presenza e l’eloquio svelto e sbarazzino della candidata – ragionava chi ne aveva viste di tutti i colori alle elezioni – va bene, ma non basta. E le decisioni dall’alto, nonostante la statura fisica del ministro, non sono certo quelle del compianto fondatore del partito.

Riuscire a pervadere di malmostosità non uno, ma ben due partiti, è impresa non da poco. Ma sulla sponda del Po i due timonieri, barra a dritta, ci sono riusciti. 

Lo sfogo nella chat

Come vele in tempesta, già alla vigilia e poi a seggi aperti volavano gli stracci. La povera candidata, forte dell’investitura e del sostegno di cotanto peso politico, alla fine ha realizzato quel che qualunque vecchia pantegana di sezione di partito avrebbe annusato al primo alito di vento, e lì a Valenza era già tempesta. 

In una chat si sarebbe sfogata accusando di alto tradimento quei compagni di cordata che, a suo dire, le avrebbero fatto campagna contro. Un sospetto confermato da quei voti mancati a lei e cresciuti nel carniere del candidato civico segnando un distacco di una decina di punti.

Cocci da raccogliere

E poi la Lega, dopo l’altolà sentenziato dallo stesso Riboldi alla ricandidatura del sindaco uscente, quasi alla finestra a vedere cosa succede. E se dal davanzale cade un vaso in testa a chi l’ha alzata troppo, pazienza. Di cocci da raccogliere nel cortile di Forza Italia e di Fratelli d’Italia da domani ce ne saranno un bel po’. Nella città dell’oro la coppia di ferro ha imposto il tocco da Re Mida. Ma deve aver sbagliato qualcosa, forse di più.

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