Ex Ilva, da Novi pressing su Cirio: "Pretenda risposte dal Governo"
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 26 Maggio 2026Stanziati 240 milioni per garantire la produzione. Esaurito il plafond concesso dalla Commissione Europea. Buio sulle trattative per la cessione: due player in campo. Il sindaco della città piemontese Muliere: "Viviamo nell'incertezza senza informazioni da mesi"
“Il pronunciamento del Tar, sebbene accolga il ricorso di Acciaierie d’Italia confermando la sospensione dell’ordinanza sullo stop alla centrale termoelettrica, chiarisce un punto fondamentale: Acciaierie d’Italia era tenuta a presentare il piano di riduzione delle emissioni e ora dovrà farlo entro i termini stabiliti”. A dirlo è il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, dopo la decisione dei giudici amministrativi che, di fatto, va contro la sua ordinanza dello scorso aprile ma, al contempo, conferma le richieste del Comune sulle prescrizioni ambientali.
Ma sul fronte dell’ex Ilva si leva anche la voce di un altro sindaco: quello di Novi Ligure, la città piemontese che ospita uno dei grandi impianti del colosso siderurgico con 550 dipendenti, di cui attualmente 170 in cassa integrazione.
La solitudine di Novi Ligure
“Da mesi aspettiamo qualche notizia e non arriva niente. Siamo in alto mare, un mare in tempesta e da soli”. È un grido d’aiuto quello che Rocchino Muliere lancia in più direzioni: verso il Governo, ma anche verso la Regione Piemonte, che sulla questione ha costituito un tavolo di crisi la cui ultima convocazione risale anch’essa a molti mesi fa.
“Di fronte al drammatico e prolungato stato di incertezza sul futuro dell’ex Ilva servono risposte immediate e concrete”, ha scritto in una nota. Nel colloquio con lo Spiffero i toni sono meno formali e più accalorati: “Così non si può andare avanti. I lavoratori vivono in totale incertezza, ma non solo loro. È l’intera città, il territorio con l’indotto che dipende dallo stabilimento, a chiedere che qualcuno si degni di dare risposte o perlomeno di fornire informazioni. Invece non si sa nulla”.
Immobilismo
Muliere denuncia un “immobilismo che fa ricadere l’intero peso dell’incertezza sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie”, delineando un quadro che si complica ulteriormente con il passare dei giorni. Il richiamo al Governo è chiaro: “Deve assumersi le proprie responsabilità, adottando decisioni chiare e definitive”. Una richiesta che arriva dopo mesi e mesi di attesa e di altrettanto silenzio, mentre le conseguenze di tutto ciò ricadono soprattutto sui territori dove sorgono gli impianti: il lavoro diminuisce e cresce il timore di una crisi occupazionale che un Comune, pur non essendo piccolo, non sarebbe in grado di reggere.
Il tavolo di crisi
“Gli enti locali si trovano privati degli elementi necessari per governare le ricadute sociali sul territorio”, ha scritto il primo cittadino di Novi Ligure, sollecitando la convocazione – già chiesta dai sindacati – di quel tavolo apparecchiato tempo fa direttamente dal governatore Alberto Cirio, salvo poi lasciare trascorrere troppo tempo senza dare seguito all’iniziativa.
“Dobbiamo tenere alta l’attenzione e lavorare insieme al Governo per salvaguardare e rilanciare un settore strategico non solo per il nostro Paese, ma anche per il Piemonte”. Così, nell’ormai lontano febbraio 2024, Cirio aveva costituito il tavolo, “pronto a riunirsi nel caso in cui ci siano sviluppi a livello nazionale”. Quegli sviluppi oggi, più di due anni dopo, si chiamano soprattutto confusione e incertezza.
Plafond esaurito
Certo, c’è l’ennesimo aiuto di Stato: un prestito da 240 milioni di euro in due tranche, inserito nel decreto Accise per tenere in piedi l’ex Ilva e garantire la continuità produttiva dell’azienda, di fronte a una procedura di cessione che non riesce ad arrivare alla meta. Con questi 240 milioni il Governo esaurirà il plafond massimo di 390 milioni del prestito di salvataggio autorizzato dalla Commissione europea all’inizio di febbraio, dopo le interlocuzioni tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e la commissaria europea per la Transizione green e la Concorrenza, Teresa Ribera.
Lo scenario per il futuro del colosso siderurgico resta a dir poco complesso: ufficialmente in campo ci sono soltanto due potenziali acquirenti, gli indiani di Jindal e il fondo statunitense Flacks. Gli indiani propongono l’affitto del ramo d’azienda in una prima fase, in attesa che si concretizzino alcune condizioni richieste, a partire dal nodo dell’Autorizzazione integrata ambientale. Flacks appare invece più indietro nella corsa e la sua proposta, agli occhi del Governo, sarebbe meno convincente, a cominciare dall’assenza di lettere di patronage da parte delle banche.
Timori e rabbia
Incertezze che si sommano ad altre incertezze, con un effetto slavina pronto a colpire lavoratori diretti e dell’indotto a Taranto, così come a Genova, Racconigi e Novi Ligure. Da qui il nuovo appello del sindaco al Governo: “E se, come successo fino a oggi, non arrivano risposte, credo che la Regione debba farsene carico. Voglio sperare che al tavolo di crisi il presidente venga con informazioni chiare e aggiornate. Si faccia dire dal Governo che cosa intende fare”. Sempre che il Governo lo sappia. Nell’attesa, come ripete Muliere, “qui siamo tra l’incertezza e la rabbia”.



