LA SACRA RUOTA

E Luce fu. Ferrari al buio in Borsa:
non convince la versione elettrica

Elkann vara l'era del full electric a Maranello. Mattarella benedice. Bocciatura senza appello dell'ex presidente Montezemolo: "Così si rischia di distruggere un mito". La rivoluzione è appena iniziata, ma il rombo delle polemiche copre quello dei motori

C’era una volta il rombo del dodici cilindri, il mito costruito da Enzo Ferrari tra officine, piste e ossessioni meccaniche. Oggi, invece, a scuotere il Cavallino è il silenzio. Quello della prima Ferrari completamente elettrica. E pure quello degli investitori, che alla presentazione di Luce hanno reagito nel modo peggiore possibile: vendendo.

Insomma, da Fiat lux a Ferrari lux. La svolta elettrica, però, non sembra aver convinto il mercato. All’indomani del debutto di Luce, il primo modello a batteria della casa di Maranello, il titolo è stato travolto a Piazza Affari: nella mattina di oggi, 26 maggio, le azioni hanno perso fino al 7,6%, per poi attestarsi attorno a un pesante -6% a metà mattinata. Un tonfo che si inserisce in una tendenza già negativa: nell’ultimo anno Ferrari ha lasciato sul terreno circa il 30%.

Il Cavallino alla presa

Cinque posti, piattaforma completamente nuova sviluppata internamente a Maranello, quattro motori elettrici indipendenti: Luce rappresenta la più radicale trasformazione mai affrontata dalla Ferrari. Una scommessa industriale e simbolica insieme. Anche perché arriva proprio mentre molti grandi gruppi automobilistici stanno rallentando o rivedendo i propri piani sull’elettrico.

L’obiettivo dichiarato dal gruppo è prudente ma chiaro: entro il 2030 le auto elettriche dovranno rappresentare il 20% del mix produttivo, pari a circa 2.500 vetture sulle oltre 13.500 che Ferrari vende ogni anno. Per l’amministratore delegato Benedetto Vigna il lancio di Luce segna l’apertura di «un nuovo capitolo» nella storia dell’azienda.

“Si rischia la distruzione di un mito”

Ma se il management parla di futuro, una parte del mondo ferrarista vede invece il rischio di uno strappo identitario. E a dirlo non è un nostalgico qualsiasi, ma Luca Cordero di Montezemolo, l’uomo che più di ogni altro ha trasformato Ferrari in un marchio globale del lusso. A margine dell’assemblea di Confindustria, il Libera & Bella degli anni ruggenti, è stato piuttosto duro: «Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito e mi dispiace moltissimo. Almeno si tolga il cavallino». E ancora: «Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina». Una frase che, a Maranello, suona quasi come un’eresia al contrario: non è il motore elettrico a non meritare Ferrari, ma Ferrari a rischiare di non essere più Ferrari. Poi la stoccata finale, intrisa di sarcasmo: «Questa sicuramente è una macchina che almeno i cinesi non ci copieranno».

Ancora più velenoso è Carlo Calenda, da tempo nemico giurato degli eredi Agnelli e in passato assistente di Montezemolo proprio in Ferrari dove all’età di 25 anni venne assunto per seguire le relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie: «Un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato. Complimenti a Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari», ha scritto su X il leader di Azione.

Pochi volumi, prezzi altissimi

Gli esperti, intanto, provano a rassicurare il mercato. Secondo Intesa Sanpaolo Research, Ferrari Luce avrà «bassi volumi» di vendita. Ma proprio questa potrebbe essere la chiave per evitare un effetto boomerang sul marchio. Intesa mantiene infatti rating buy sul Cavallino, con prezzo obiettivo a 400 euro contro gli attuali 291. Anche gli analisti di Barclays restano ottimisti: valutazione overweight e target price a 355 euro. «Riteniamo che un posizionamento basato su prezzi elevati e volumi ridotti possa dissipare molte preoccupazioni», spiegano. In fondo, la Ferrari elettrica non dovrà diventare un’auto di massa, ma restare un oggetto quasi sacrale per super-ricchi. Come dire: più che vendere automobili, Maranello dovrà continuare a vendere esclusività.

Dal Drake a Mattarella

Eppure il salto resta epocale. Perché Ferrari non è soltanto un costruttore di auto: è uno degli ultimi miti industriali italiani sopravvissuti al Novecento. Il regno costruito da Enzo Ferrari sul culto del motore termico, del rumore, della meccanica vissuta come emozione fisica. Non a caso il debutto di Luce è stato accompagnato da una solennità quasi istituzionale. La nuova vettura è stata presentata ieri al Sergio Mattarella al Quirinale dal presidente John Elkann, dal vicepresidente Piero Ferrari e dall’ad Benedetto Vigna, insieme ai dirigenti e ai tecnici della casa.

«È stato un onore essere ricevuti dal presidente Mattarella al Quirinale, dove gli abbiamo presentato la Ferrari Luce. Questo nuovo modello tramanda nel futuro i valori che rendono la Ferrari immediatamente riconoscibile in tutto il mondo», ha dichiarato Elkann.

Il rampollo Agnelli ha insistito sul legame identitario e nazionale del marchio, e tutti a fare gli scongiuri visti i precedenti: «È il risultato della passione, della competenza e dell’impegno di tutte le persone Ferrari, coloro che ogni giorno scrivono la storia del nostro marchio. A nome di tutti noi in Ferrari, ringrazio il presidente per la sua calorosa accoglienza e per il suo incondizionato sostegno ai valori che uniscono il nostro Paese». Parole che mostrano bene la delicatezza dell’operazione: convincere il mondo che una Ferrari senza benzina possa continuare a essere Ferrari.

Il problema, però, è che il Cavallino non vende soltanto tecnologia o lusso. Vende un’immaginazione collettiva costruita sul mito del rombo, della velocità e della visceralità meccanica. Ed è proprio lì che si gioca la partita più difficile: capire se il silenzio di un motore elettrico possa davvero parlare la lingua del Drake.

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