LE URNE

Cirio vede azzurro (e civico).
Dalle urne il "modello Ppe"

Le comunali rafforzano la linea del governatore: centrodestra moderato, civismo e amministratori locali come antidoto agli estremismi di coalizione. Rivendica i successi di Venaria e Venezia e in fondo persino il flop di Valenza gli fa gioco

Più che una tornata amministrativa, per Alberto Cirio è stata una verifica politica su due livelli: presidente del Piemonte e, insieme, vicesegretario nazionale di Antonio Tajani incaricato di coltivare il vivaio delle liste civiche. E il governatore piemontese dalle urne esce con parecchi argomenti da spendere dentro la coalizione. Soprattutto dopo che molti nel centrodestra avevano trasformato Venezia nella auspicata Waterloo della destra meloniana. È andata al contrario. E Cirio, con scaltrezza langhetta, si è subito intestato il risultato.

Forte del ruolo da numero due di Antonio Tajani, ma soprattutto del gradimento conquistato nella Famiglia – dove il suo profilo rassicurante e moderato piace parecchio a Marina Berlusconi – considera ormai il Piemonte qualcosa di più di una semplice base elettorale. Le amministrative diventano così un altro tassello nella costruzione di una credibilità nazionale che guarda già alle Politiche del 2027, appuntamento che al quarantesimo piano del Grattacielo viene vissuto come la possibile consacrazione definitiva sulla scena romana, magari nel momento in cui dentro il centrodestra si riapriranno inevitabilmente partite e successioni.

Venezia, funerale rimandato

Il dato nazionale che più galvanizza il governatore piemontese è naturalmente la vittoria al primo turno di Simone Venturini a Venezia: oltre il 51% contro il candidato del campo largo Andrea Martella, nonostante settimane di narrazione su una città pronta a voltare pagina dopo undici anni di Luigi Brugnaro. “A livello nazionale Venezia è evidentemente il risultato più importante, anche perché lo avevano colorato a sinistra di significato politico, dicendo Venezia sarà l’inizio della caduta, l’inizio della disfatta. A Venezia il centrodestra vince al primo turno e con un giovane che non ha 40 anni. Questa è la miglior soddisfazione per chi vuole vedere un centrodestra giovane e vivace”, rivendica Cirio.

E così chi raccontava un centrodestra in logoramento si ritrova invece con una coalizione che continua a vincere dove conta simbolicamente. Non a caso persino Giorgia Meloni ha ironizzato sul “crollo del centrodestra rimandato a domani”.

Dentro Forza Italia il successo veneziano vale doppio: Venturini è espressione di quel civismo moderato che Tajani e Cirio tentano da mesi di trasformare nella nuova diga elettorale centrista, una sorta di Partito Popolare diffuso senza nostalgia esplicita della Balena Bianca ma con parecchi ex dc ancora in plancia di comando.

Il laboratorio Cirio

Non è casuale che il presidente del Piemonte abbia immediatamente spostato il ragionamento dal risultato elettorale alla strategia. “Come vicesegretario nazionale di Forza Italia, su mandato di Tajani, mi occupo della federazione delle liste civiche”, spiega. E qui arriva il cuore politico dell’analisi. “La lista civica nella mia rielezione a presidente della Regione è stata la seconda forza della coalizione e le liste civiche sono per noi di Forza Italia il riferimento immediato di quell’elettorato moderato che non ha appartenenze politiche, ma che può facilmente riconoscersi in un partito come il nostro, che è un partito di equilibrio”.

Il concetto chiave è “equilibrio”, parola che nel lessico ciriano significa molte cose: moderazione, rassicurazione per il mondo produttivo, distanza dagli eccessi identitari della destra sovranista, ma pure tentativo di costruire una gamba politica autonoma rispetto all’onnivora crescita di Fratelli d’Italia.

Cirio la chiama addirittura “prospettiva per il Partito Popolare Europeo”, quasi più Ppe che Forza Italia. E ricorda come già alle europee avesse radunato liste civiche sparse per il Paese: “Il sindaco di Venezia faceva parte della mia coalizione. Fecero un accordo il sindaco di Venezia e il sindaco di Palermo con le loro liste civiche, che si riconoscevano nei valori del Partito Popolare Europeo”. Insomma: meno partito tradizionale, più rete di amministratori. Un modello che in Piemonte il governatore considera ormai consolidato.

La “merce” elettorale

Cirio affronta anche il tema dell’astensionismo, evitando letture di parte e proponendo una riflessione più ampia sulla credibilità della politica. “L’astensione è un male di cui dobbiamo farci carico tutti, perché l’astensione non ha un colore politico. Rischia di essere la sfiducia nella politica tutta, da sinistra a destra”. Il governatore collega quindi il tema alla necessità di recuperare un rapporto di fiducia con gli elettori attraverso toni e comportamenti meno conflittuali: “Quando cerco di interpretare il mio ruolo anche di partito con garbo, rispetto istituzionale, è proprio perché penso che questo aiuti la credibilità in sé della politica, una politica non urlata, una politica più ragionata”. Infine la metafora utilizzata per spiegare come, a suo giudizio, la responsabilità dell’astensione ricada anzitutto sui partiti: “Non è mai colpa di chi non va a votare. È come quando uno non entra nel tuo negozio a comprare: non è colpa sua, è colpa tua che non sai avere una bella vetrina”. Una riflessione che Cirio propone come tema trasversale a tutte le forze politiche.

Venaria, fortino nella cintura rossa

Se Venezia è la bandiera nazionale, Venaria Reale è il trofeo piemontese da esibire. Perché lì il sindaco uscente Fabio Giulivi non solo si conferma vincitore, ma lo fa in quella cintura torinese dove storicamente il centrodestra fatica da sempre. “Venaria è una città molto importante, tra l’altro è nella cintura torinese, dove il centrodestra tradizionalmente fatica di più, quindi la vittoria con una percentuale così ampia è senz’altro la prova del buon governo del centrodestra”.

Ma la parte più significativa del ragionamento arriva subito dopo: “Io conosco bene il sindaco Giulivi, lo considero uno dei migliori sindaci del Piemonte, perché è una persona di valore, una persona equilibrata, poi è una persona anche moderata. Questo è il dato sicuramente che politicamente ci caratterizza di più”.

Di nuovo: equilibrato, moderato. Cirio continua a battere sullo stesso tasto, quasi a voler scolpire il proprio identikit politico in contrapposizione alle estremizzazioni di tanti alleati. È il tentativo di costruire un centrodestra amministrativo, pragmatico, civico e poco ideologico. Un modello che piace agli amministratori locali e assai meno a chi nel centrodestra vive di correnti, fedeltà e regolamenti di conti.

I piccoli Comuni e il “patto civico”

Poi c’è il dato carsico ma sostanziale: i piccoli Comuni. “Abbiamo avuto risultati straordinari in tutte le piccole comunità. Poi noi seguiamo il mondo civico: evidentemente non sono risultati di partito, però molti dei sindaci che sono stati eletti comunque si confermano nell’area liberal-moderata, quello che noi definiamo il patto civico”.

Qui Cirio rivendica la vera infrastruttura del proprio potere: una rete di amministratori spesso lontani dai simboli ufficiali ma vicini al governatore. Un sistema che gli ha consentito di costruire consenso trasversale nelle provinciali, nelle fondazioni bancarie, nelle partecipate e persino dentro pezzi tradizionalmente ostili del civismo piemontese. “Abbiamo anche tanti sindaci civici che hanno vinto, quindi io sono soddisfatto”, conclude. E la soddisfazione è reale: perché mentre i partiti litigano sulle candidature, lui continua a coltivare il sottobosco.

Il neo Valenza (e Trecate)

Poi però c’è Valenza. E lì il sorriso del governatore diventa assai meno largo. Formalmente è una sconfitta del centrodestra piemontese. Politicamente, però, per Cirio è anche la certificazione del disastro provocato da altri. Perché nell’enclave alessandrina il patatrac porta soprattutto le firme di Paolo Zangrillo, ministro e segretario regionale azzurro, e dell’assessore regionale Federico Riboldi, protagonisti di una gestione muscolare e divisiva della partita locale culminata nella frattura del centrodestra e nel caos delle candidature. Sono loro ad aver imposto nella città dell’oro Alessia Zaio. Una Caporetto tutta interna, consumata più per guerre di campanile e per relazioni personali che per logiche politiche.

Stesso discorso, seppur con esiti al momento meno disastrosi per Trecate, nel Novarese, Dopo mesi di veti, liti e minacce di rottura alla fine il centrodestra si è compattato su Roberto Minera, arrivato secondo (con il 44,2%) e dovrà giocarsela tra quindici giorni al ballottaggio: Forza Italia non solo ha incassato un misero 4,2% ma soprattutto qualora il candidato sindaco dovessere soccombere sparirà dal futuro consiglio. E chi è il dirigente che ha gestito tutta la partia? Diego Sozzani, ex parlamentare, fedelissimo di Zangrillo (che l’ha voluto come suo collaboratore al Ministero).

Sotto sotto, a Cirio, questi due risultati servono anche a mandare un messaggio alla coalizione. Perché se Venaria e il civismo moderato diventano il manifesto vincente, Valenza e Trecate finiscono inevitabilmente per trasformarsi nel contro-manuale: l’esempio di cosa accade quando prevalgono personalismi, imposizioni e faide di cortile. Il governatore non lo dice apertamente. Non ne ha bisogno. In politica, spesso, il modo migliore per colpire è limitarsi a mostrare il tabellone finale.

print_icon