Al centro serve un federatore

Quando si parla del Centro, o meglio di chi oggi è ancora in grado di declinare una “politica di centro”, non ci si può non porsi il tema della figura di un “federatore. Ora, e come ovvio, non vogliamo affatto cadere nella ormai conosciutissima trappola della personalizzazione o, peggio ancora, della spettacolarizzazione della politica e dell’azione politica. Ma è altrettanto indubbio che, accanto all’importanza del progetto politico e di governo, è altresì decisivo anche individuare una figura che possa rappresentare plasticamente quel medesimo progetto politico di centro.

Com’è evidente, credo, quasi a tutti, parliamo di tre partiti/luoghi/movimenti politici centristi. Ovvero, Forza Italia, Azione e il centro del centro sinistra. Se Forza Italia ha un leader in campo, Antonio Tajani, e una leadership di fatto e potenziale, cioè la famiglia Berlusconi, Azione ha un leader politico e culturale riconosciuto e carismatico, Carlo Calenda. Insomma, per queste due formazioni politiche il problema o il nodo della leadership è risolto. Manca all’appello, e al di là dei rispettivi progetti politici, il leader dell’ipotetico campo centrista della coalizione progressista.

Ora, è di tutta evidenza che questo progetto è ancora in via di definizione. Molti auspicano, e forse anche giustamente, che si riaffacci una sorta di simil Margherita. Ovvero, un progetto politico che ricalchi, seppur in modo aggiornato, rivisto e soprattutto contemporaneo, quella straordinaria intuizione politica che decollò nel nostro paese all’inizio degli anni duemila. Un progetto che, sostanzialmente, si misurava nella capacità di sapere unire le varie culture politiche: centriste, riformiste, moderate e, soprattutto, autenticamente e spiccatamente di governo. Ma anche in un soggetto/partito/luogo politico culturalmente plurale, si rende necessario ed indispensabile, in particolare in un contesto politico ancora caratterizzato da una massiccia e marcata personalizzazione, la presenza di un leader che possa farsi carico e rappresentare pubblicamente quel progetto politico.

E, pur senza soffermarsi sulle varie candidature che sono già emerse, credo che almeno su tre aspetti si possa concordare.

In primo luogo, non può essere il capo di un partito personale. Sarebbe il modo migliore per fare fallire il progetto già sin dal suo esordio e senza scampo. Una scelta, questa, da scartare senza alcuna ulteriore giustificazione.

In secondo luogo, è del tutto sconsigliabile che il “federatore” di questo campo sia uno dei tanti leader che lo affollano. Persone e personalità di tutto rispetto, nonché anche autorevoli e rappresentative, ma che forse non esauriscono l’intero universo di questo campo importante e decisivo per non far naufragare anzitempo la coalizione di centro sinistra.

E in ultimo, ma il primo in ordine di importanza, il potenziale “federatore” dell’area centrista dell’alleanza alternativa al centro destra non potrà che essere una figura che proviene dalla società civile e con un preciso curriculum alle spalle e senza la spocchia anti politica, salottiera ed arrogante che a volte caratterizza quel mondo seppur variegato e composito e che, al contempo, abbia anche e soprattutto un profilo politico con una chiara e visibile cultura politica funzionale a costruire un’area, appunto, centrista, riformista e di governo.

Una scelta, questa, che però non può più essere ulteriormente dilatata nel tempo. Anche, e soprattutto, per il bene e la prospettiva di quest’area politica che nel nostro paese, almeno dal secondo dopoguerra in poi, ha sempre svolto un ruolo decisivo ed importante per la stessa evoluzione della nostra democrazia.

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