Le banche ingrassano, imprese a stecchetto: soldi più cari e meno credito
12:04 Mercoledì 27 Maggio 2026In Piemonte i prestiti alle micro e piccole aziende calano del 3,6% mentre il costo del denaro continua a salire: il TAE medio supera il 5%, con punte del 6,69% nelle costruzioni. Confartigianato accusa: "Le banche guardano la finanza e non all'economia reale"
Le imprese chiedono credito, le banche stringono i cordoni della borsa. E così, mentre l’economia reale arranca ancora sotto il peso della stretta monetaria avviata dalla Banca centrale europea nel 2022, banche e sistema produttivo sembrano viaggiare ormai su binari opposti: da una parte bilanci sempre più stellari per gli istituti di credito, dall’altra micro e piccole aziende costrette a rinviare investimenti o a chiedere prestiti semplicemente per sopravvivere. In Piemonte la situazione è emblematica: meno finanziamenti, interessi più alti e una morsa che continua a stringersi proprio sulle realtà più fragili.
Il quadro emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte sui dati della Banca d’Italia relativi alle erogazioni alle attività produttive tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo del 2026.
Piemonte meno peggio, ma in rosso
Nel 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese piemontesi sono diminuiti del 3,6%. Una contrazione pesante, anche se inferiore alla media nazionale del -4%. Ancora più marcato il confronto con il dato complessivo delle imprese piemontesi, che si ferma a un modesto -0,2%. Non va meglio nelle altre grandi regioni produttive del Nord. In Lombardia il calo dei prestiti alle piccole realtà arriva al 4,2%, in Veneto al 4,9%, mentre la Toscana registra addirittura un -5,8%.
Numeri che raccontano un fenomeno ormai strutturale: il credito continua a fluire con estrema cautela verso le imprese minori, considerate più rischiose dagli istituti bancari nonostante rappresentino l’ossatura del tessuto produttivo italiano.
Il costo del denaro resta altissimo
Se ottenere finanziamenti è difficile, pagarli costa ancora di più. A dicembre 2025 il tasso medio pagato dalle imprese italiane risultava superiore di 189 punti base rispetto a giugno 2022, cioè prima della stretta monetaria europea. In Piemonte l’aumento è stato ancora più pesante: +201 punti base. Peggio hanno fatto soltanto poche regioni, tra cui la Valle d’Aosta (+298 punti base) e il Veneto (+210). Dietro il Piemonte si collocano Lombardia (+200), Liguria (+198) e Friuli-Venezia Giulia (+192).
Tutto ciò, in concreto, significa che le imprese oggi pagano interessi sensibilmente più alti rispetto a tre anni fa, in una fase economica che però resta stagnante e priva di una vera accelerazione della domanda.
Tassi sopra la media nazionale
Il Piemonte continua inoltre a scontare condizioni di accesso al credito più onerose rispetto alla media italiana. Il TAE medio – il tasso annuale effettivo applicato alle imprese – si attesta infatti al 5,13%, contro il 4,95% nazionale. A livello territoriale la regione più penalizzata è la Calabria con il 6,81%, mentre l’Emilia-Romagna si conferma l’area più favorevole alle imprese con un tasso medio del 4,43%. Anche all’interno dei diversi comparti produttivi emergono forti differenze.
Costruzioni, settore più penalizzato
A pagare il conto più salato sono le imprese delle costruzioni. In Piemonte il TAE per il settore raggiunge il 6,69%, ben oltre la media nazionale del 6,04%. Solo la Valle d’Aosta registra condizioni peggiori con il 7,67%, mentre il Trentino si conferma il territorio più favorevole con il 5,23%. Più contenuti, ma comunque elevati, i tassi per le aziende dei servizi: le imprese piemontesi pagano mediamente il 5,04%, sostanzialmente in linea con la media italiana del 5,12%.
I prestiti relativamente più convenienti riguardano invece il manifatturiero esteso, cuore storico dell’economia piemontese: qui il tasso medio regionale si attesta al 4,97%, contro il 4,59% nazionale. Anche in questo caso però il divario con le aree più competitive resta significativo: il Trentino si ferma al 3,90%.
Felici: “Le banche guardano la finanza”
Durissimo il giudizio del presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici. “La ripresa del credito in Piemonte, così come nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita”, osserva Felici.
Secondo il presidente degli artigiani piemontesi, gli istituti bancari sarebbero sempre più orientati verso attività finanziarie piuttosto che verso il sostegno all’economia produttiva: “I bilanci sempre più corposi danno loro ragione: c’è da riflettere sul fatto che questi crescano col progressivo atrofizzarsi dell’economia reale”.
Felici punta poi il dito contro l’incertezza fiscale e la riduzione del ruolo pubblico di garanzia: “Le imprese artigiane sono sempre meno interessate a investire. In fondo perché dovrebbero, visto il palese retrocedere dello Stato dal ruolo di garante, soprattutto in materia fiscale, come abbiamo visto col tira e molla sul bonus innovazione”.
Prestiti per sopravvivere, non per crescere
L’aspetto più preoccupante, secondo Confartigianato, è che famiglie e imprese sempre più spesso ricorrono ai finanziamenti non per investire ma semplicemente per sostenere le spese correnti. “L’economia è così stagnante e la predazione fiscale così insensata – sostiene Felici – da portare famiglie e imprese a chiedere prestiti per pagare le tasse e far fronte al quotidiano più che per fare sviluppo”.
Da qui anche l’affondo finale contro i criteri bancari europei: “Inutile parlare di innovazione e crescita quando il sistema creditizio è ingessato dai parametri di Basilea creati ad arte per allontanare il credito dall’economia reale”. Un’accusa che riassume il sentimento diffuso tra molte piccole imprese: strette tra tasse, domanda debole e credito costoso, investire rischia di trasformarsi più in un azzardo che in una prospettiva di sviluppo.



