Salvini lascia a piedi i piemontesi. Bloccati più di 400 milioni per bus e treni locali
Davide Depascale 07:00 Giovedì 28 Maggio 2026Il fondo nazionale trasporti, che finanzia per l'80% il tpl regionale, non ha erogato ancora un euro in questo 2026, e molte aziende (già stremate dall'aumento dei costi) temono il fallimento. Avetta (Pd) chiede spiegazioni a Cirio: "Si rischia la tempesta perfetta"
I soldi da Roma tardano ad arrivare, la Regione prova a metterci una pezza, ma le aziende temono di finire gambe all’aria. Il Piemonte aspetta ancora le risorse del Fondo nazionale trasporti e, intanto, il trasporto pubblico locale rischia davvero di fermarsi. Dall’inizio del 2026, infatti, nelle casse della Regione non è arrivato un euro dei trasferimenti statali – che coprono l’80% del costo complessivo del tpl piemontese – destinati a finanziare autobus e treni regionali: per quest’anno sono attesi 414 milioni di euro, ma dal ministero guidato dal vicepremier Matteo Salvini non si è ancora visto nulla.
Questa situazione sta mettendo in grave difficoltà le aziende del settore, già schiacciate dall’aumento del costo del gasolio, dagli effetti dell’inflazione e dagli oneri del rinnovo del contratto collettivo degli autoferrotranvieri, che le imprese stanno già sostenendo senza però avere liquidità sufficiente.
Comparto in affanno
Il paradosso è che il decreto ministeriale che autorizza l’anticipazione delle risorse esiste già da quasi un mese. È stato firmato il 7 maggio dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Salvini, insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il provvedimento stabilisce che alle Regioni venga erogato l’80% del Fondo nazionale trasporti 2026, per un totale di oltre 4,2 miliardi di euro a livello nazionale.
Una pezza di Cirio

Per il Piemonte la quota prevista ammonta, per la precisione, a 414.419.196 euro, pari al 9,83% dell’intero fondo nazionale. Una cifra che, per il momento, resta lettera morta. Il decreto prevede addirittura che l’anticipazione venga erogata “con cadenza mensile” e che il riparto fosse definito entro il 15 gennaio 2026.
Nel frattempo la Regione guidata da Alberto Cirio, le cui finanze non navigano certo nell’oro, sta cercando di tamponare l’emergenza anticipando alcune somme per evitare il collasso immediato del sistema. Ma le aziende aspettano ancora il pagamento delle fatture relative ai primi sei mesi del 2026: circa 250 milioni di euro che mancano all’appello.
Un fondo da 5 miliardi
Le ultime fatture saldate dall’Agenzia della mobilità piemontese risalgono addirittura a gennaio. Da allora il settore vive in apnea, con il timore concreto che, nel giro di poco tempo, molte aziende possano non riuscire più a garantire stipendi e servizi.
Il Fondo nazionale trasporti vale complessivamente oltre 5 miliardi di euro l’anno e il Piemonte rappresenta stabilmente circa il 10% del totale. Una quota fondamentale per tenere in piedi autobus, tram e linee ferroviarie locali. Senza quei trasferimenti statali, il sistema rischia di entrare in una crisi strutturale.
Avetta chiama Gabusi

Sul caso le opposizioni iniziano a farsi sentire: il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta ha annunciato un’interrogazione all’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi per chiedere conto dei ritardi e delle iniziative che la Giunta Cirio intende assumere nei confronti del governo. “Il ritardo del Ministero dei Trasporti è gravissimo perché mette in ginocchio le imprese del tpl piemontese, che già soffrono per i maggiori costi legati alla crisi energetica e all’inflazione. Il tpl piemontese rischia la tempesta perfetta per colpa del Governo Meloni”, attacca il consigliere dem.
Mentre da Roma i bonifici tardano ad arrivare, in Piemonte autobus e treni continuano a viaggiare soltanto grazie alle anticipazioni regionali e alla resistenza delle aziende. Ma il margine si sta assottigliando rapidamente. E il rischio, adesso, è che per molti piemontesi non automuniti l’unica alternativa finisca per essere andare a piedi.



