Mirafiori, di doman non c'è certezza. Stellantis lascia Torino col fiato sospeso
14:41 Venerdì 29 Maggio 2026Nessuna chiusura, nuovi investimenti e l'Italia fuori dalla sforbiciata europea. Ma sotto la Mole la musica cambia: Cappellano ammette che le 100 mila 500 ibride potrebbero restare un miraggio. E per lo storico stabilimento il futuro è denso di incognite
Mirafiori resta sospesa tra le promesse di Stellantis e i numeri del mercato. Mentre il gruppo assicura che l’Italia non sarà coinvolta nella riduzione di capacità produttiva da 800 mila veicoli annunciata per l’Europa e rilancia con investimenti e nuovi modelli, proprio sul futuro dello storico stabilimento torinese continuano ad addensarsi le maggiori incognite.
A certificarlo è la stessa azienda, ammettendo che il traguardo delle 100 mila Fiat 500 ibride potrebbe non essere raggiunto. Una frenata che riporta al centro la domanda che da anni accompagna il destino di Mirafiori: può bastare la trasformazione in hub tecnologico a compensare un’attività produttiva sempre più legata agli umori del mercato?
Dipende dal Mercato
C’è una frase che fa sobbalzare tra le tante pronunciate da Emanuele Cappellano, chief operating officer Enlarged Europe, durante la visita odierna a Mirafiori. Non quella sul Piano Italia da 2 miliardi che sarà addirittura “rafforzato”. Nemmeno quella sulla produzione italiana destinata a crescere nel 2026. La frase chiave è un’altra: il traguardo delle 100 mila Fiat 500 ibride prodotte a Mirafiori potrebbe non essere raggiunto. Ciò significa che il futuro continua a dipendere da una variabile che nessun piano industriale può garantire: il mercato.
Eppure il messaggio che Stellantis ha voluto consegnare all'Italia è di quelli destinati a spegnere almeno temporaneamente gli allarmi. Mentre in Europa il gruppo prepara una riduzione della capacità produttiva pari a circa 800 mila veicoli, l’Italia viene esplicitamente esclusa dall'operazione. «Non riguarda l’Italia» ha assicurato Cappellano. Nessuna chiusura, nessun ridimensionamento dei siti italiani. Anzi: investimenti confermati e nuovi modelli in arrivo.
L’Italia torna centrale
Dopo anni di rapporti spesso tempestosi con governo, territori e sindacati, il nuovo corso inaugurato dall'amministratore delegato Antonio Filosa punta a ricostruire un clima diverso. Lo stesso Cappellano ha riconosciuto che in passato il gruppo «non è stato molto aperto al dialogo» e proprio per questo il 15 giugno è stato convocato un incontro con le organizzazioni sindacali italiane. Un appuntamento che precederà di appena due giorni l’audizione parlamentare di Filosa, prevista il 17 giugno, alla quale il manager dovrebbe partecipare personalmente. Un segnale politico prima ancora che industriale.
Anche perché Stellantis ha tutto l’interesse a ribadire il valore strategico del Paese. «L’Italia è uno dei Paesi principali in Europa, con una radice storica molto forte», ha spiegato Cappellano, confermando che il Piano Italia da 2 miliardi non solo resta in piedi ma verrà ulteriormente rafforzato attraverso nuovi modelli, piattaforme e investimenti distribuiti lungo tutta la penisola.
Melfi guadagna una nuova Alfa
Tra gli stabilimenti che escono rafforzati dal nuovo assetto c’è soprattutto Melfi. Nel 2028 arriverà infatti un’ulteriore Alfa Romeo rispetto a quanto previsto inizialmente. Una scelta che accompagna la decisione di non ridurre la gamma del Biscione. Oltre al nuovo C-Suv basato sulla piattaforma Stla Medium e alla hatchback di segmento C sviluppata sulla Stla One, resta aperto il dossier dei modelli di fascia superiore.
Per il futuro di Giulia e Stelvio, oggi prodotti nello stabilimento lucano, bisognerà attendere dicembre. Sul tavolo c'è inoltre un progetto speciale ispirato alla 33 Stradale, modello simbolo del rilancio del marchio.
Pomigliano aspetta le mini elettriche
Anche Pomigliano resta al centro della strategia. Nel 2028 dovrebbe partire la produzione delle cosiddette e-car, piccole vetture elettriche per le quali il gruppo sta valutando una partnership industriale. Per ora, tuttavia, non sono previste in Italia collaborazioni analoghe a quelle già avviate in Francia e Spagna. Le joint venture attualmente allo studio con Jaguar e Tata guardano infatti soprattutto ai mercati statunitense e indiano. Ad Atessa, invece, è già stato annunciato l'investimento per la nuova generazione di veicoli commerciali.
Mirafiori, il nodo resta la 500
A Torino il quadro torna a complicarsi. Perché proprio nello stabilimento che più di ogni altro rappresenta la storia dell’automobile italiana le certezze sono ancora poche. Nel primo trimestre del 2026 sono uscite dalle linee 15 mila Fiat 500 ibride. Un dato che rispecchia gli ordini acquisiti ma che rende molto meno scontato il raggiungimento dell'obiettivo delle 100 mila unità annue. Una previsione che già nei mesi scorsi era stata messa in dubbio dagli analisti e che ora trova una sostanziale conferma nelle parole dello stesso gruppo.
Cappellano ha cercato di spostare l’attenzione sul nuovo ruolo assegnato al sito torinese. Mirafiori, ha spiegato, non può più essere considerata soltanto una fabbrica automobilistica. La trasformazione in corso punta a farne un hub industriale e tecnologico multifunzionale, dove convivono produzione, ricerca e nuove attività. In questo disegno rientrano il Battery Technology Center, le iniziative dedicate all’economia circolare e tutte le attività che dovrebbero accompagnare la transizione dell'automotive.
Ma proprio qui emerge il paradosso torinese. Mentre Stellantis assicura che l’Italia non sarà coinvolta nella sforbiciata europea da 800 mila veicoli, Mirafiori continua a misurare la propria salute sul successo commerciale di una sola vettura. E finché il mercato non darà risposte più robuste, le rassicurazioni del gruppo potranno forse tranquillizzare Roma, ma difficilmente basteranno a dissipare tutte le inquietudini sotto la Mole.



