A caccia di Ncc per le strade di Torino. "Vigili in combutta con i tassisti"
Davide Depascale 07:00 Sabato 30 Maggio 2026Mentre in Piemonte l'assessore regionale di FI Gabusi studia una legge per regolamentare la categoria (deviando dalla linea nazionale del partito), da Torino arriva la denuncia di "pedinamenti" congiunti tra taxi e Polizia Locale. Artusa mette nel mirino la politica - VIDEO
Un video in cui tassisti e agenti della Polizia Locale sembrerebbero alternarsi nel pedinamento di un’auto Ncc per le strade di Torino. Un conducente fermato dopo ore di controlli senza che gli venga contestata alcuna violazione. E, nello stesso momento, tassisti che, davanti agli stessi vigili, guidano contromano, effettuano inversioni a U, sostano sui binari del tram, parcheggiano sulle strisce pedonali o in doppia fila senza che nessuno intervenga.
È questa la durissima denuncia lanciata da Francesco Artusa, presidente nazionale di Sistema Trasporti, la principale associazione italiana del noleggio con conducente, che parla apertamente di «accanimento» contro gli Ncc in Piemonte e punta il dito contro quello che definisce un rapporto ormai troppo stretto tra tassisti, Polizia Locale e politica.
«Stiamo dando ai tassisti i gradi di sceriffo», accusa Artusa, sostenendo che a Torino si sarebbe ormai creato un sistema di controlli orientato quasi esclusivamente contro gli Ncc, con una sostanziale tolleranza nei confronti delle infrazioni commesse dai taxi.
La notte incriminata
La vicenda ruota attorno ai controlli straordinari effettuati nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2026. Sistema Trasporti ha già presentato un formale accesso agli atti al Comune di Torino per ottenere tutta la documentazione relativa all’operazione: ordini di servizio, numero di agenti impiegati, eventuali straordinari autorizzati, verbali elevati, report operativi e comunicazioni intercorse tra amministrazione comunale, Polizia Municipale e rappresentanti delle categorie.
Nella richiesta, l’associazione chiede di sapere quale fosse l’emergenza concreta che avrebbe giustificato un dispiegamento così ampio di uomini e mezzi contro una categoria che, come sottolinea Artusa, è già ampiamente tracciata e tracciabile sotto il profilo amministrativo e fiscale. La domanda che pone è semplice: perché concentrare tante risorse pubbliche sugli Ncc e non, con la stessa intensità, sull’abusivismo o sulle violazioni commesse da altri operatori del trasporto pubblico non di linea?
Secondo il presidente di Sistema Trasporti, la sensazione è che si stia creando una disparità di trattamento sempre più evidente. Da una parte gli Ncc vengono seguiti, controllati e fermati anche senza che emergano irregolarità; dall’altra, sostiene l’associazione, i tassisti continuerebbero a muoversi con ampi margini di tolleranza anche in presenza di infrazioni stradali evidenti.
Il caso arriva in un momento già tesissimo nel capoluogo piemontese. Nelle scorse settimane i tassisti torinesi erano scesi in piazza contro Uber e contro il noleggio con conducente, denunciando la presenza di centinaia di operatori abusivi e chiedendo più controlli. Secondo gli Ncc, però, la pressione starebbe ormai degenerando in una vera e propria «caccia organizzata» alla categoria.
Azzurri a metà
Il nodo non è soltanto locale. La vicenda di Torino si intreccia infatti con uno scontro politico che attraversa l’intero centrodestra e divide in particolare Forza Italia. A Roma gli azzurri stanno infatti portando avanti una proposta di legge nazionale che mira ad alleggerire molti dei vincoli introdotti dalla riforma Toninelli-Rixi sugli Ncc. La proposta punta a semplificare il servizio, ridurre gli obblighi burocratici e consentire una maggiore flessibilità operativa ai noleggi con conducente. Una linea che ha già provocato la reazione negativa della Lega e di Fratelli d’Italia, da sempre più vicine alle posizioni dei tassisti.
Ma è in Piemonte che emerge la contraddizione politica più evidente. L’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi, anche lui esponente di Forza Italia, ha presentato il disegno di legge regionale 119, che introduce nuovi limiti territoriali per le rimesse Ncc. Il provvedimento prevede che eventuali seconde o terze rimesse possano essere aperte soltanto nello stesso ambito territoriale della rimessa principale. Una norma che gli operatori leggono come un tentativo di impedire agli Ncc autorizzati nei piccoli comuni piemontesi di operare stabilmente nelle grandi città, a partire proprio da Torino. «Perché ho la sensazione che a Torino città non si potrà fare?», domanda polemicamente Artusa.
Una posizione che stride con quella di un altro esponente di primo piano di Forza Italia, il presidente della Calabria Roberto Occhiuto, vicesegretario nazionale del partito proprio come il suo omologo piemontese Alberto Cirio. Occhiuto, infatti, ha sostenuto apertamente una linea opposta, favorevole alla liberalizzazione del settore Ncc, arrivando perfino a impugnare davanti alla Corte costituzionale alcuni dei vincoli introdotti dal Ministero dei Trasporti. Dopo la sentenza che ha bocciato parte delle restrizioni previste dal decreto Salvini, il governatore calabrese ha rivendicato la sua battaglia parlando di «una riforma fatta nell’interesse dei cittadini e non delle corporazioni».
La Lega fa muro

Secondo il presidente di Sistema Trasporti, la scelta piemontese sarebbe dettata anche dalla necessità politica di non irritare gli alleati di governo regionali, in particolare Lega e Fratelli d’Italia, molto più vicini alle istanze dei tassisti.
La deputata leghista torinese Elena Maccanti ha infatti ribadito il proprio «no a liberalizzazioni selvagge», sostenendo invece il percorso dei decreti attuativi voluti dal ministro Matteo Salvini, compreso il registro elettronico nazionale degli operatori e il futuro foglio di servizio elettronico. Più conciliante la posizione di Fratelli d’Italia che, attraverso il capogruppo in Commissione Trasporti Fabio Raimondo, ha difeso l’impianto normativo attuale definendolo «un caposaldo» che può essere migliorato, ma non stravolto.
Vigili di parte
Nella diffida inviata al Comune, Sistema Trasporti insiste molto anche sul ruolo della Polizia Locale. L’associazione sottolinea come gli agenti debbano poter operare «con piena serenità, autonomia e tutela istituzionale», senza subire pressioni esterne o condizionamenti derivanti dal clima di tensione che si è creato attorno alla vicenda.
Per questo il video dei presunti «pedinamenti» rischia ora di trasformarsi in un caso politico ben più grande di una semplice disputa tra taxi e Ncc. Perché, se davvero dovesse emergere una collaborazione informale tra tassisti e controllori pubblici, il problema non riguarderebbe più soltanto il trasporto pubblico non di linea, ma il rapporto stesso tra istituzioni, categorie economiche e imparzialità dello Stato.



