CUCUZZARO SABAUDO

Cercasi competitività disperatamente

Imprenditori, banchieri, studiosi e politici all'Envipark di Torino per affrontare le grandi sfide dell'Europa. Da Maran a Crosetto jr., passando per Cirio e Lo Russo, stimolati dalla relazione di Ambrosini. La soluzione al prossimo convegno

Competitività, sostenibilità, energia. Probabilmente le tre parole più inflazionate del lessico politico-economico degli ultimi dieci anni: ripetute all’infinito nei convegni, assai meno tradotte in risultati. Eppure, continuano a funzionare come il prezzemolo: stanno bene dappertutto. Così ieri all’Envipark di Torino, buen retiro dell’ex parlamentare Mimmo Portas, si è consumato l’ennesimo rito. Una platea da circa ottanta invitati tra imprenditori, manager, banchieri, professionisti e alti funzionari dello Stato, tutti riuniti per discutere di come rendere più competitivo un Paese che da anni perde terreno, più sostenibile un sistema industriale che fatica a reggere la concorrenza e più efficiente una transizione energetica che continua a presentare il conto alle imprese.

Tra le prime file spiccavano nomi che raccontano pezzi importanti dell’economia piemontese e non solo. C’era Bruno Ceretto, patriarca di una delle famiglie simbolo del vino italiano, accolto da un applauso particolarmente caloroso quando è stato citato dal palco. C’erano gli imprenditori Giuseppe Pezzetto e Carlo Bo, accomunati da un passato da sindaci rispettivamente di Cuorgnè e Alba. C’era Marco Milanesio, oggi amministratore delegato di Oma ed ex direttore generale di Finpiemonte. E ancora il comandante della Caserma Cernaia Giuseppe Carubia, il prefetto Filippo Dispenza, attualmente commissario straordinario di Caivano, e una nutrita rappresentanza di quel mondo bancario che nei convegni viene regolarmente chiamato a spiegare come finanziare lo sviluppo e poi finisce altrettanto puntualmente sul banco degli imputati quando si parla di credito che non arriva.

Ad aprire i lavori sono stati l’amministratore delegato dell’Envipark Marco Beccuti, fresco di riconferma, e il rettore dell’Università del Piemonte Orientale Menico Rizzi, partner accademico dell’evento. Poi è arrivato il saluto del governatore Alberto Cirio, affidato alla lettura di Stefano Ambrosini. Nel messaggio c’era tutto il repertorio istituzionale: competitività e sostenibilità come due facce della stessa medaglia, la necessità di accompagnare il cambiamento e il ruolo strategico del Piemonte industriale. Frasi difficili da contestare e proprio per questo perfette per ogni occasione.

La relazione più corposa è stata proprio quella di Ambrosini. Il giurista ha attraversato norme europee, legislazione nazionale, sviluppo sostenibile, problemi delle imprese e difficoltà del sistema bancario, richiamando anche crisi industriali recenti come quella di Electrolux. Ma il passaggio più interessante è arrivato in chiusura, quando ha osservato che l’Europa non ha alcun futuro se i singoli Stati continueranno a difendere ciascuno il proprio pezzetto di orto. L’integrazione finanziaria ed energetica, ha sostenuto, non dovrebbe essere una questione sentimentale per europeisti romantici, bensì un calcolo di pura convenienza economica. Argomento apparentemente ovvio, ma non sempre popolare nei palazzi.

A metà del suo intervento ha fatto ingresso in sala il sindaco Stefano Lo Russo. Portas non si è lasciato sfuggire l'occasione e ha immediatamente promosso un applauso collettivo: d’altra parte con la sua creatura politica, i Moderati, è un suo alleato in Sala Rossa e, incidentalmente, deve a lui la nomina al vertice di Envipark. Il primo cittadino ha ricambiato elogiando l’iniziativa e insistendo sulla necessità di leggere la sostenibilità anche nella sua dimensione sociale, questione centrale per le grandi aree urbane. Poi è ripartito quasi subito verso le Ogr, dove era in corso l’evento Cento Città con amministratori provenienti da mezzo mondo, compreso il collega di Londra. Prima di uscire ha salutato calorosamente Portas, Ambrosini e l’imprenditore Stefano Serra. Più d'uno in sala, invece, ha notato una certa temperatura polare nel rapporto con Giovanni Crosetto, nipote d’Italia e parlamentare europeo.

Proprio Crosetto, tuttavia, si è preso la soddisfazione più evidente della giornata. La sua relazione sulla normativa bancaria è stata probabilmente la più applaudita dell’intero consesso. La tesi, in sintesi, era che non può esistere competitività senza una maggiore disponibilità ad accettare il rischio. Senza evocare scenari da Far West finanziario, Crosetto ha sostenuto che l’Europa continua a vivere come se una nuova crisi fosse sempre dietro l’angolo, prigioniera di una cultura regolatoria figlia del trauma del 2007-2008.

Prima di lui aveva preso la parola Pierfrancesco Maran, suo collega a Bruxelles nelle fila del Partito Democratico e presidente della commissione Ambiente, Clima e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo, rivendicando l’importanza di spiegare ai territori il lavoro svolto. Sulla stessa linea Lauro Panella, membro del gabinetto della commissaria europea ai servizi finanziari Maria Luis Albuquerque.

Quando il microfono è passato ai banchieri, Franco Masera, presidente di Ibl Banca, e Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, hanno difeso il ruolo del sistema creditizio nello sviluppo economico del Paese. A quel punto però Portas ha rotto il galateo osservando che, al netto delle dichiarazioni di principio, spesso le banche sembrano dimenticare la loro missione principale: prestare denaro a imprese e famiglie. Ambrosini ha provato a fare da arbitro, ricordando vincoli normativi e difficoltà operative e tentando perfino di confutare la celebre definizione di Mark Twain del banchiere che presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole appena arriva la pioggia.

Tra gli interventi più apprezzati anche quello di Patrizia Paglia, imprenditrice, delegata automotive di Confindustria Piemonte e consigliera di amministrazione di Iren. Paglia ha abbandonato il linguaggio diplomatico per lamentare il deficit di attenzione e soprattutto di iniziativa che la politica continua a mostrare nei confronti del sistema produttivo e del comparto automobilistico. Un tema che in Piemonte conserva ancora una certa attualità. Ambrosini, che nemmeno sotto tortura rinuncerebbe a una citazione dotta, ha accompagnato il ragionamento con la profezia di Cacciaguida nel Paradiso di Dante, regalando alla platea una breve evasione dalle catene di montaggio ai cieli dell'Empireo.

A chiudere la giornata è stato Stefano Serra, manager torinese d’adozione e toscano di nascita, oggi presidente della Fondazione Amma, con un intervento dedicato alle prospettive delle imprese piemontesi. Alla fine tutti soddisfatti. e arrivederci al prossimo dibattito su competitività, sostenibilità ed energia.

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