SANITÀ

Un anno per una visita dal dermatologo. Luci (di Agenas) e ombre sul Piemonte

Un terzo dei pazienti deve aspettare ben più del doppio del tempo limite fissato per legge. Una colonscopia da farsi entro 2 mesi arriva ad attese di oltre 6. Sugli esami nel 2026 peggio rispetto al 2025. Lo scarso effetto delle costose prestazioni il sabato e la domenica

Per una visita dermatologica programmata, il cui tempo massimo di attesa è fissato in 120 giorni, nel 37,5% dei casi i pazienti sono costretti ad aspettare quasi un anno, e talvolta anche di più. Una percentuale pressoché analoga si registra per le prestazioni con priorità che prevedono al massimo 30 giorni di attesa, ma che vengono erogate oltre sei mesi dopo la prescrizione.

Attese di circa un anno si registrano anche per un terzo dei pazienti che devono sottoporsi a una visita oculistica, nonostante la prenotazione preveda che la prestazione venga garantita entro un mese. Per fortuna, i tempi sono rispettati e spesso addirittura notevolmente ridotti nel caso delle visite oncologiche. Un dato rassicurante che, tuttavia, non può cancellare i pesanti disagi che i pazienti piemontesi sono ancora troppo spesso costretti a subire o, in alternativa, a superare pagando di tasca propria le visite.

Se dalle visite si passa agli esami diagnostici, sono ancora le classi di priorità differita (entro 60 giorni) e programmata (entro 120 giorni) a evidenziare le maggiori criticità del sistema sanitario piemontese. L’attesa media per il 20% delle prenotazioni di una colonscopia con limite di due mesi supera i 240 giorni e oltrepassa i 300 quando la classe di priorità prevede un termine massimo di 120 giorni.

I fari della piattaforma

Numeri e percentuali che certo non sorprendono, essendo ormai da tempo oggetto di lamentele, segnalazioni e proteste, alle quali una risposta davvero efficace ancora non c’è. Da oggi, tuttavia, questi dati sono molto più visibili e facilmente consultabili da chiunque grazie alla piattaforma informatica di Agenas, che offre anche la possibilità di confrontare, sia in generale sia per singole prestazioni, le differenze tra le varie regioni, oltre a verificare se e quanto sia migliorata la situazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Controlla i tempi sulla piattaforma

Come abbiamo già scritto nell’articolo precedente, la sanità piemontese nei primi quattro mesi di quest’anno ha registrato un lieve miglioramento nel rispetto dei tempi per le prime visite con priorità entro 10 giorni (dal 98,6% al 99%) e per quelle entro 30 giorni (dal 58,4% al 61,9%). Si segnala invece una lieve flessione per le visite urgenti (dal 99,8% al 99,7%) e una più marcata regressione per quelle programmate entro 120 giorni (dall’82,4% al 79,2%).

Nessun miglioramento

Dove non si registra neppure un accenno di miglioramento, anzi si osservano ulteriori passi indietro, è sul fronte degli esami diagnostici. Il dato complessivo relativo al rispetto dei tempi fissati evidenzia infatti un calo dall’83,3% del 2025 all’81,3% dell’anno in corso.

Una situazione che verrebbe da definire stagnante, nonostante i circa trenta milioni di euro spesi per garantire visite ed esami il sabato, la domenica e nelle fasce serali. Proprio su questa iniziativa, fortemente voluta dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi e da lui stesso indicata come un aiuto importante, seppur non risolutivo, per ridurre i tempi di attesa, tornano utili i numeri della piattaforma.

Nel mese di aprile, a fronte di un totale di 50.916 prestazioni comprese nell’elenco Pngla (Piano nazionale di governo delle liste d’attesa), quelle erogate il sabato e la domenica sono state appena 2.034. Nello stesso mese del 2025, anno di avvio della misura, su 50.546 prestazioni complessive quelle aggiuntive erano state 2.640.

In attesa delle Asl

Giova ricordare che in queste tabelle non sono compresi né gli esami e le visite effettuati oltre il normale orario di servizio nei giorni feriali, né, soprattutto, le prestazioni erogate e pagate ma non contemplate dal Pngla. Una circostanza emersa in modo eclatante nel caso dell’Asl di Alessandria, che aveva fatto registrare numeri record includendo nel conteggio anche prelievi di sangue e riunioni di medici dedicate alla definizione di protocolli terapeutici.

Luci, quelle accese dal nuovo sistema di monitoraggio dell’Agenas, e ombre che continuano a emergere osservando più di un dato relativo al Piemonte, a partire proprio da quelle frecce rosse che segnalano risultati peggiori rispetto a un anno fa. Inevitabili e doverose, quindi, le domande sulle ragioni di questi mancati miglioramenti. Alcune risposte, seppur parziali, potrebbero arrivare nei prossimi giorni, quando sulla piattaforma saranno disponibili anche i dati dettagliati sui tempi di attesa di ciascuna Asl delle diverse regioni.