Parco della Salute, inchiesta sulla gara d'appalto. Guardia di Finanza in corso Bramante
Stefano Rizzi 23:00 Venerdì 29 Maggio 2026La Procura indaga su una presunta soffiata che avrebbe portato il Gruppo Dogliani a ridurre il ribasso. Investigatori nell'ufficio del direttore dei servizi tecnici della Città della Salute. Sequestrati pc e telefoni. Nuovi intoppi per la realizzazione della grande opera
Le auto grigie della Guardia di Finanza si fermano davanti alla Città della Salute di Torino e il cantiere più atteso della sanità piemontese finisce sotto la lente della Procura. L’inchiesta che ipotizza una turbativa d’asta nell'appalto del Parco della Salute porta in corso Bramante perquisizioni, sequestri di telefoni e computer e lascia intravedere possibili scosse destinate ad andare ben oltre i confini dell'azienda ospedaliera torinese.
L’ipotesi degli inquirenti è quella di turbativa d'asta – e forse non soltanto quella – nella procedura che ha portato all'assegnazione della progettazione, costruzione e gestione del futuro grande polo ospedaliero al raggruppamento temporaneo di imprese formato dal Consorzio Sis della famiglia Dogliani e da Abp Nocivelli di Brescia.
Un solo concorrente
Si tratta di un'opera da 610,9 milioni di euro: 226,8 milioni a carico dello Stato, 11,9 della Regione e 372,2 del concessionario, che incasserà un canone annuo di quasi 40 milioni per 25 anni. Tra costruzione, manutenzione e gestione, il valore complessivo dell'operazione sfiora il miliardo e duecento milioni.
Il percorso è stato lungo e travagliato. A un certo punto, per uscire dalle secche burocratiche e procedurali, il Governo, su richiesta della Regione, ha nominato commissario straordinario Marco Corsini, avvocato di Stato. È stato lui, il 24 aprile scorso, alla presenza del governatore Alberto Cirio e dell'assessore Federico Riboldi, a firmare con Marco Dogliani il contratto con il raggruppamento temporaneo di imprese. Ma è sui passaggi precedenti a quella firma che si concentra l’attenzione della Procura, che ha formulato l’ipotesi di turbativa d'asta.
La “soffiata”
Dopo alcune iniziali manifestazioni di interesse, in gara erano rimasti soltanto due concorrenti. Poco prima della scadenza per la presentazione delle offerte, uno dei due si sarebbe ritirato, ritenendo insufficienti i margini economici dell'operazione.
Un ritiro che avrebbe dovuto rimanere riservato e che, invece, secondo l'ipotesi investigativa, qualcuno avrebbe comunicato all’unico partecipante rimasto. Quest’ultimo avrebbe così avuto la possibilità di modificare la propria offerta, riducendo il ribasso proposto e determinando, di conseguenza, un aggravio dei costi per le casse pubbliche.
Secondo gli inquirenti, proprio quel vantaggio informativo avrebbe consentito al concorrente rimasto in gara di formulare un’offerta economica meno aggressiva rispetto a quella che avrebbe potuto presentare in presenza di un’effettiva concorrenza. Un’ipotesi che la Procura starebbe cercando di riscontrare attraverso una serie di accertamenti sui contatti intercorsi tra i soggetti coinvolti.
Faro sul Rup
Il Rup, ossia il responsabile unico del procedimento, è l’architetto Paolo Melchior, direttore della struttura complessa dei Servizi tecnici e manutentivi della Città della Salute. Gli investigatori sarebbero rimasti per molte ore nel suo ufficio di corso Bramante, sequestrando computer e telefoni dell'alto dirigente.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e affidata al pubblico ministero Giovanni Caspani. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori vi sarebbero anche i dati relativi alle utenze telefoniche. Secondo quanto emerge, la presunta “soffiata” sarebbe stata ricostruita anche attraverso l’incrocio delle celle telefoniche tra il Rup e un emissario del raggruppamento risultato poi vincitore della gara.
Proprio nei dispositivi sequestrati gli inquirenti cercherebbero eventuali tracce di contatti con il costruttore che, informato tempestivamente di essere rimasto l’unico concorrente in gara, avrebbe modificato l’offerta riducendo la percentuale di ribasso sul costo dell’opera. Un’opera che, nel frattempo, aveva già visto lievitare il proprio fabbisogno finanziario, con ulteriori 88 milioni stanziati da Stato e Regione per arrivare finalmente all’affidamento dei lavori.
L’altro fascicolo
A rendere ancora più delicata la situazione è il fatto che il Parco della Salute è già al centro di un'altra inchiesta della Procura, quella relativa alle bonifiche dell’area destinata ad accogliere il nuovo ospedale. In quel procedimento risultano coinvolte dieci persone e alcune società operanti nel settore del trattamento dei rifiuti. Al momento, tuttavia, i due filoni investigativi appaiono distinti e non emergerebbero collegamenti diretti tra l’indagine sulle bonifiche e quella sull’appalto.
Cuneo e Novara
Lavori che, tra rinvii, rincari e ostacoli burocratici, dovrebbero iniziare il prossimo autunno, anche se mai come oggi il condizionale appare d’obbligo. Dopo anni di stop, il Covid, l’esplosione dei costi delle materie prime e la necessità di reperire ulteriori 88 milioni di euro per chiudere la partita, il Parco della Salute rischia di ritrovarsi ancora una volta impantanato.
Non si escludono ulteriori sviluppi e possibili contraccolpi dell’inchiesta, che tocca uno dei maggiori gruppi italiani nel settore delle grandi opere sanitarie. Un gruppo che aveva puntato anche sul nuovo ospedale di Cuneo, poi affidato all’Inail dopo il rigetto del ricorso presentato al Tar, e che nel frattempo ha già sottoscritto il contratto da oltre mezzo miliardo di euro per la realizzazione della nuova Città della Salute di Novara.
L’obiettivo ufficiale resta il taglio del nastro nel 2031. Ma l’ennesima inchiesta giudiziaria riporta il progetto nel territorio che conosce meglio: quello dell’incertezza.



