Allarme dazi Usa per le pmi italiane, perdono 5,3 milioni al giorno
16:36 Sabato 30 Maggio 2026
"La stretta protezionistica di Washington presenta un conto salato alle Pmi italiane: 5,3 milioni al giorno di mancate esportazioni negli Usa tra agosto 2025 e marzo 2026". Confartigianato ha fatto un primo bilancio e lancia l'allarme: "Il made in Italy a vocazione artigiana è un patrimonio di flessibilità e qualità, ma non può essere lasciato solo. Occorre - dice il presidente, Marco Granelli - muoversi come 'sistema Paese', con un impegno deciso da parte del Governo e di enti come Ice, Simest, Sace, Cdp". In otto mesi - calcola la confederazione di artigiani e pmi - le vendite verso gli Stati Uniti nei comparti a maggiore presenza di pmi registrano una contrazione del 10,4%, pari a una perdita complessiva di export di 1,293 miliardi. "L'impatto delle tariffe Usa ha colpito il cuore della manifattura made in Italy, invertendo bruscamente un trend che fino a luglio 2025 mostrava una dinamica positiva". Tra agosto 2025 e marzo 2026, le flessioni più accentuate riguardano il settore dei mobili che cede il 16,2% con la tenuta del solo comparto del legno (+1,8%). Pesante anche il calo di export di alimentari e bevande, che arretra del 16%, mentre il macrosettore di gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi registra una contrazione dell'8,4%. Più contenuta la flessione della moda, in media del -2,3%: soffrono la filiera tessile (-10,3%) e l'abbigliamento (-4,3%), mentre tiene il segmento pelli e calzature (+1,0%). -5,7% per i prodotti in metallo. A livello territoriale, "tra le quattro grandi regioni che trainano il manifatturiero nazionale, nel 2025 l'export delle Pmi verso gli Stati Uniti subisce una forte battuta d'arresto in Lombardia (-10,4%) e in Veneto (-4,1%)". Al contrario, "riescono a reggere l'urto e a chiudere in territorio positivo l'Emilia-Romagna (+2,6%) e soprattutto la Toscana, che mette a segno un balzo del 10,6%". Il presidente di Confartigianato avverte: per artigiani e piccole imprese "sono necessarie misure di accompagnamento e incentivi per la diversificazione dei mercati e sostegno mirato alle pmi protagoniste delle filiere del made in Italy". "Sulla frenata del nostro export in Usa - indica Granelli - pesano tre fattori concomitanti: l'impatto diretto dei dazi, il rallentamento del commercio globale e un 'dazio implicito' dettato dal cambio. Tra agosto 2025 e marzo 2026, infatti, il dollaro si è svalutato mediamente del 9% rispetto all'euro, azzoppando la competitività di prezzo delle nostre produzioni. Una tempesta perfetta che si innesta in una fase ciclica già complessa, appesantita dalle tensioni energetiche legate alla crisi del Golfo".



