Presidio a Torino, "la Rai non si vende, si rilancia"

Le lavoratrici e i lavoratori Rai di Torino tornano a denunciare quella che definiscono "una progressiva riduzione degli investimenti produttivi e culturali nel capoluogo piemontese". Al centro delle critiche vi sono la diminuzione delle attività editoriali e produttive, la carenza di nuovi progetti e la decisione di procedere alla vendita di alcuni immobili storici della sede torinese. Secondo i rappresentanti sindacali, negli ultimi anni gli studi televisivi e radiofonici hanno registrato una progressiva perdita di centralità nei piani industriali dell'azienda e anche l'attività dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, considerata un'eccellenza artistica, soffrirebbe di una limitata visibilità all'interno dei palinsesti. Tra gli immobili destinati alla dismissione vengono indicati la Palazzina della Radiofonia, l'ex Teatro Scribe e il centro di corso Giambone. Una scelta che, secondo i lavoratori, rappresenta il segnale di una crescente marginalizzazione di Torino nel sistema Rai. Per questo giovedì 5 giugno, a partire dalle 17, lavoratrici e lavoratori, insieme alle rappresentanze sindacali, ai professori dell'Orchestra Sinfonica Rai, a esponenti del mondo culturale e ad altre realtà del territorio, daranno vita a un presidio nei pressi della Palazzina della Radiofonia, tra via Verdi e via Montebello. L'obiettivo della mobilitazione è chiedere all'azienda un cambio di rotta, con maggiori investimenti, nuove produzioni e un rafforzamento del ruolo di Torino come polo dedicato alla cultura, alla ricerca e all'innovazione tecnologica. I promotori dell'iniziativa sostengono che il capoluogo piemontese possa tornare a essere un laboratorio di riferimento nazionale per la produzione culturale e radiotelevisiva, chiedendo alla Rai di valorizzarne pienamente la vocazione storica.

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