SANITÀ

Visite a pagamento tutte nel Cup, il Piemonte aspetta quello nuovo

In Conferenza delle Regioni la versione aggiornata del Piano nazionale per le liste d'attesa. Regole più rigide per controllare domanda e offerta delle prestazioni. I percorsi di tutela per i pazienti. La storia infinita del nuovo sistema piemontese

Tutte le prenotazioni, comprese quelle relative alle prestazioni erogate a pagamento in regime di intramoenia e quelle fornite dalle strutture private accreditate, dovranno passare attraverso il Cup.

È questa una delle novità più importanti del nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa (Pngla) per il triennio 2026-2028, appena trasmesso alla Conferenza delle Regioni per l’approvazione. Proprio l’introduzione di questo obbligo – in particolare per quanto riguarda visite ed esami eseguiti in libera professione dai medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale – rappresenta uno dei punti di forza del nuovo piano, ma con ogni probabilità anche uno degli aspetti più complessi da attuare, sia sotto il profilo tecnico sia per le prevedibili resistenze che potrebbe incontrare.

Intramoenia monitorata

Imporre il passaggio dal Cup anche per l’intramoenia significa poter monitorare in modo puntuale e costante sia la domanda sia l’offerta di prestazioni, verificando se continuino a registrarsi – come accade tuttora – forti differenze nei tempi di attesa tra una visita o un esame erogati dal Servizio sanitario e la stessa prestazione, spesso effettuata dallo stesso medico, a fronte del pagamento diretto da parte del paziente.

Questa importante innovazione presuppone inoltre il pieno ed efficiente funzionamento del sistema dei Centri unici di prenotazione, condizione che in Piemonte non si può certo considerare ancora garantita. Da anni, infatti, si attende – tra annunci e rinvii – l’entrata in funzione del nuovo Cup regionale, ma a oggi una data certa ancora non c’è. Un ritardo che potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di criticità proprio alla luce delle nuove disposizioni previste dal Pngla.

Quattro mesi per adeguarsi

Il testo prevede che, entro 120 giorni dal decreto che formalizzerà il piano, ciascuna Regione adotti il proprio programma attuativo, aggiornandolo successivamente con cadenza annuale.

I sistemi sanitari regionali, tuttavia, non potranno derogare a un altro principio cardine contenuto nel documento: il divieto assoluto di chiusura o indisponibilità delle agende di prenotazione presso tutte le strutture pubbliche e private accreditate. In sostanza, i pazienti non dovranno più sentirsi rispondere che non ci sono posti disponibili o che le agende risultano chiuse, almeno secondo quanto prevede una norma già oggi vigente e ora ulteriormente ribadita.

Percorsi alternativi

Nel caso in cui un esame, una visita o un’altra prestazione non possano essere garantiti entro i tempi indicati dalla prescrizione, il piano è esplicito: l’azienda sanitaria di riferimento dovrà attivare un percorso di presa in carico finalizzato a soddisfare la richiesta del paziente. Il cittadino ha infatti diritto a ottenere la prestazione entro i tempi massimi previsti e la ricerca di soluzioni alternative non può essere scaricata su di lui.

«Le Regioni, nei propri piani regionali – si legge nel testo all’esame della Conferenza – declinano i cosiddetti percorsi di tutela, ossia modalità alternative di accesso alle prestazioni nel caso in cui al cittadino non possa essere assicurata la prestazione al momento del contatto con il Cup».

Nessun rimborso

Anche su questo fronte il piano fissa un limite preciso: «In ogni caso è da escludersi tassativamente il rimborso a posteriori di prestazioni prenotate dal paziente autonomamente in libera professione o presso strutture private», poiché tale pratica non consentirebbe di verificare l’effettiva indisponibilità della prestazione nell’ambito del servizio pubblico.

Tra le altre novità introdotte dal piano figurano il rafforzamento dei controlli sull’appropriatezza prescrittiva e il monitoraggio attraverso la nuova piattaforma Agenas, presentata pochi giorni fa. Uno strumento dal quale dovrebbero emergere criticità e miglioramenti del sistema, consentendo anche un’analisi puntuale delle performance delle singole aziende sanitarie.

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