Gianduiotto, la guerra non è finita. Lindt porta l'Igp davanti al Tar
14:02 Giovedì 04 Giugno 2026Prosegue lo scontro tra produttori piemontesi e la multinazionale svizzera proprietaria di Caffarel. La nuova iniziativa giudiziaria rimette in discussione il riconoscimento europeo del celebre cioccolatino torinese e rischia di rallentare l'esame del dossier
Non era pace, al massimo un armistizio. E adesso il conflitto torna apertamente nelle aule di giustizia. Quando il disciplinare del Giandujotto di Torino Igp sembrava ormai avviato verso Bruxelles, la multinazionale svizzera Lindt & Sprüngli ha riaperto le ostilità impugnando davanti al Tar del Lazio il provvedimento con cui il Ministero dell’Agricoltura ha trasmesso alla Commissione Europea il fascicolo per il riconoscimento della denominazione protetta.
Una mossa che ha colto di sorpresa il mondo del cioccolato piemontese. Anche perché, durante il lungo e tormentato iter amministrativo, la stessa Lindt aveva lasciato intendere di non voler ostacolare il percorso dell’Igp. Invece il ricorso è arrivato puntuale e rischia ora di rallentare, se non congelare temporaneamente, il cammino europeo del più celebre cioccolatino torinese.
La sorpresa svizzera
Il ricorso riguarda il decreto ministeriale del 23 marzo scorso, con cui il Masaf aveva chiuso la fase nazionale delle opposizioni respingendo le contestazioni presentate dalla multinazionale proprietaria di Caffarel e trasmettendo il disciplinare a Bruxelles.
Secondo Lindt, la nuova denominazione protetta potrebbe sovrapporsi al proprio marchio storico, quello della Caffarel, “Gianduia 1865 – L’autentico Gianduiotto di Torino”, registrato e utilizzato da anni dall’azienda. Sono le stesse argomentazioni già sollevate durante la fase amministrativa e che il ministero aveva ritenuto superate dalle controdeduzioni del Comitato Giandujotto di Torino, il consorzio che riunisce oltre quaranta aziende piemontesi del settore. Adesso sarà il Tar del Lazio a decidere se il provvedimento ministeriale sia legittimo oppure no. L’udienza non è ancora stata fissata.
Bruxelles può attendere
La questione non è soltanto giuridica. È anche politica ed economica. L’articolo 16 del regolamento europeo 2024/1143 consente infatti alla Commissione Europea di sospendere l’esame di una domanda di registrazione qualora sia pendente un procedimento davanti al giudice nazionale. In questo caso il ricorso potrebbe rallentare il riconoscimento dell’Igp proprio mentre il dossier stava entrando nella fase decisiva. Un passaggio che nessuno, tra i sostenitori del disciplinare, si aspettava più di dover affrontare.
Eppure appena due anni fa tutto lasciava pensare a una conclusione negoziata della vicenda. Nel febbraio del 2024 era stata annunciata quella che molti avevano definito una tregua. Dopo mesi di tensioni, Lindt aveva rinunciato a presentare ulteriori opposizioni formali alla procedura, mentre veniva riconosciuta la tutela del proprio storico marchio commerciale.
Una soluzione che sembrava consentire la convivenza tra due mondi: da una parte il futuro Giandujotto di Torino Igp, dall’altra il tradizionale prodotto Caffarel, destinato a continuare la propria storia commerciale al di fuori del disciplinare. A distanza di poco più di un anno quella pace appare oggi assai meno solida di quanto fosse sembrato.
Latte sì, latte no
Dietro la battaglia legale si nasconde una disputa che riguarda l’identità stessa del gianduiotto. Il disciplinare elaborato dal Comitato Giandujotto di Torino stabilisce regole precise: produzione in Piemonte, utilizzo della Nocciola Piemonte Igp, almeno il 25% di cacao e soprattutto esclusione di latte e derivati.
È proprio quest'ultimo punto ad aver rappresentato il principale terreno di scontro. Per i promotori dell’Igp il gianduiotto storico nasce dall’incontro tra cacao, zucchero e nocciole. Il latte sarebbe una modifica successiva, non coerente con la ricetta originaria ottocentesca.
La posizione di Caffarel è diversa. Il suo prodotto utilizza da tempo una formulazione che comprende il latte e che fa parte della storia industriale dell’azienda. Da qui la contestazione di un disciplinare che, secondo i critici, rischierebbe di escludere una delle case che più hanno contribuito alla fama mondiale del gianduiotto.
Quaranta contro uno
La richiesta di riconoscimento nasce nel 2022 e viene sostenuta da un fronte ampio che comprende oltre quaranta imprese piemontesi, tra cui nomi importanti del settore come Ferrero, Venchi, Domori, Pastiglie Leone e numerosi produttori artigianali. A guidare l’iniziativa è il maestro cioccolatiere Guido Castagna, convinto sostenitore della necessità di riportare il gianduiotto alle sue radici storiche e territoriali.
Per il comitato, l’Igp rappresenta molto più di una certificazione commerciale. Significa legare definitivamente il prodotto al Piemonte, valorizzare la filiera della Nocciola Piemonte Igp e difendere un patrimonio dolciario da imitazioni e standardizzazioni.
Caffarel ribadisce di non voler contestare il riconoscimento dell’Igp del gianduiotto. L’azienda, che è unanimemente riconosciuta come l’inventrice del gianduiotto e che ancora oggi produce presso lo storico stabilimento di Luserna San Giovanni in provincia di Torino, ha sempre sostenuto che tale percorso debba tuttavia convivere con la piena tutela del proprio marchio “Gianduia 1865. L’autentico Gianduiotto di Torino”. Poiché il provvedimento attuale prevede soltanto una tutela limitata del marchio denominativo per 15 anni, Caffarel ha presentato ricorso al Tar “al solo fine di ottenere certezza giuridica su una protezione piena e stabile del proprio marchio, registrato nel 1972 e regolarmente rinnovato. Il ricorso non intende rallentare né ostacolare il processo dell’Igp, ma assicurare una convivenza chiara tra il riconoscimento dell’Igp e il marchio di Caffarel”.
Una questione identitaria
La vicenda ha assunto ben presto una dimensione che va oltre il cioccolato. Il gianduiotto nasce a Torino nel 1865 e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città e dell’intera tradizione dolciaria piemontese. Per questo la disputa ha coinvolto istituzioni, associazioni di categoria e politica regionale. Non a caso il presidente della Regione Alberto Cirio era intervenuto direttamente presso la Commissione Europea per sostenere la candidatura dell’Igp. Per Torino non si tratta soltanto di stabilire quanti grammi di latte possano entrare in una ricetta. Si tratta di decidere chi possa rivendicare l’eredità di uno dei suoi simboli più celebri.
Così la guerra del gianduiotto, che sembrava archiviata, torna improvvisamente a occupare le cronache. A Torino, da generazioni, si dice che fare una figura da cioccolataio significhi fare una figuraccia. Un modo di dire antico quanto la città del cioccolato, nato quando i maestri del cacao erano diventati così ricchi da mettere in ombra nobili e notabili. Oggi, però, il rischio è che la figura da ciculatè la facciano tutti i contendenti, anche quanti dovranno decidere chi ha davvero il diritto di chiamare “autentico” il più torinese dei cioccolatini.



